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campionario italiano, ovvero come inparai a correggere la pronumcia delle nasali rosse

 

Da un po’ ci penso, poi abbandono, ma se non si risolve la questione prometto che me ne vado dal cannocchiale. È che manco fossi un Cassano qualunque mi si boicotta l’integrità visiva del blog, mi si intrasparentiscono le immagini aggobbendole con rosse croci traverse. Cos’è, cos’è questo posto amorfo e futile se gli si picchiano gli zigomi? Cassano dicevo… ma lo stai vedendo? Non è la tecnica, non solo quella, è la sfida al troppo umano, la semplicità, la purezza della geometria presente che si spedisce così netta da farsi assente. Cassano, stu sfaccimm’ ‘e scugnizzo, traduce semplicemente l’assenza. Poi torna la luce, i beoti sbavano meraviglie, e si scopre l’antefatto. Io la chiamo purezza. L’Italia, quella atteggiosa e puzzolente, si incanta alla scena scandalizzandosi nella constatazione della padronanza della stessa da parte del moccioso, che è viziato dice, dove io leggo vizioso, che è malato di protagonismo dice, dove io leggo inebriato di tirannide, che è maleducato dice, dove io leggo tragico, che è attore prevedibile dice, dove io leggo miracolato visionario. O io leggo male o chi parla ha la lingua secca per il detergersi il grasso dai punti neri fra le chiappe. E poi la violenza… quella verbale è un gioco al rilancio con la natura, un’affinità con l’ignoto flusso quantistico… e la violenza dei clown è sempre stata un fatto concettuale, intimamente indispensabile quanto una ciliegia rossa in vece del naso. Ma alla sera… ma alla sera ci sono state spalle che uscivano dalle loro sedi, nasi che buttavano sangue: e’ guagliun’ “hanno violentato la capolista”.

Pubblicato il 3/3/2008 alle 1.34 nella rubrica sport.

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