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vuelos de la muerte

Il fatto è che bisognerebbe mandare in soffitta tutta una fila di guerricciole medioevali, o moderne. Molto spesso si tratta di pruriti di regnanti, capricci di pucchiacche focose e, al pari, di fringuelli, restii alla posa verticale, che per attenzione reclamano trombe di battaglia quando le lenzuola si freddano. Guerricciole di cento uomini con dieci morti e quaranta feriti, ma anche guerre lunghe – come quell’espressione che ti percorre assieme a un brivido “guerra dei cent’anni” – perpetuate con ostinazione, lente, caparbie pecorelle dolly. Inutili pure. E poi non ti dico l’Italia, impegnata in spremiture di brufoli mercenari. Fuffa. Bisognerebbe mandare in soffitta questa rucoletta. Bisognerebbe che i ragazzi fin dalle medie avessero dimestichezza con questioni ben più rilevanti della fuorviante caduta di forfora di un regnante. Parlo delle guerre sporche; parlo dello schifo che fu permesso – ove non avallato, ove non ovificato – nelle dittature latinoamericane solo per arrestare il socialismo; parlo della desapariciòn, la sparizione, una magia tecnica; parlo di trentamila marmi mancanti, trentamila tombe d’acqua; parlo dei varchi nelle democrazie, parlo delle connessioni dei poteri sotterranei, parlo delle organizzazioni estere che forniscono soldi, spade, gladi. Motivazioni. Parlo di aerei con carichi di carne umana, e del fiume d’argento che dopo il volo vi si chiude sopra. Dico che alle nuove generazioni tali conoscenze vanno imposte senza sperare che per caso, o per un’amicizia giusta, o per un viaggio, o per altri sintomi d’orologio, s’imbattano in Garage Olimpo e Hijos di Mario Bechis o in D’amore e d’ombra di Isabel Allende o chissà in quanto altro cinema e letteratura. I programmi scolastici hanno l’obbligo di considerare tali vicende perchè la struttura della nostra civiltà non ne è ancora biologicamente immune. Ma forse appunto per questo accade il contrario.



Su Libmagazine oggi Kosovo, lasciamoli così di Enzo Reale; Pino Roveredo risponde di Sergio Sozi; Olivetti 48 anni dopo di Michele Fronterrè.

Pubblicato il 27/2/2008 alle 18.54 nella rubrica Diario.

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