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Joel, Ethan e Oscar Coen


In questo frangente e da questa posizione non veneriamo gli oscar né li consideriamo indici di qualcosa che non sia medio, a costo di frantumarci le falangi. Non ci fidiamo di nessuna eucaristia, no, no e no! Ma stanotte c’è stata la premiazione. Ogni premiazione è un passo. Quando in avanti, quando indietro. Quest’ultimo lo è stato verso un minor tono di cecità – come passo correttivo, in calzatura dai fondali di ottone e permaflex. Rimbalzato Into The Wild, e premiato il miglior film dell’anno No Country For Old Men (di cui leggerete le mie qui domani), questo è il passo. Il successivo è il mai più giusto riconoscimento a quel tal Javier Bardem che non ce ne sono altri con quella faccia lessa e al contempo maligna: un capolavoro di manufatto inca grezzo e impressionista. Che però forse già avrebbe meritato per il liricissimo Antes Que Anochezca di Julian Schnabel (di quest’ultimo è in sala Lo Scafandro E La Farfalla, attenzione). Ed è proprio questo il sunto. Chi e cosa e quando e dove si sente di indicare il migliore? Qual è la relazione o l’assoluzione? Io. Tu. Un fattorino di Tokyo. Una troia di Amburgo. Un robusto saldatore di Buenos Aires, di Sidney, e Baffo Di Sego – il primo secondino. Ma non so, un passo chiama l’altro e fra Monte Cassino e le Termopili non vedo più differenze. Sarà che il discorso è fumoso, scontroso, osteggiante, mina anti-umano-cogitare. Quindi facciamo finta che io non ho scritto niente e che tu non hai letto niente.

Oggi ho la voce roca da rum. Si sente? 

Pubblicato il 25/2/2008 alle 17.36 nella rubrica cinèma.

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