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rapporto confidenziale

 

Hanno questa cosa, i merigani, di prendere proteine e zuccheri e chiudersi nello show. Che gaia fanciullezza! Facili alla leggenda già celebravano la vittoria in finale super bowl dei fino a ieri imbattuti Patriots di Boston. Ma i newyorkesi è gente tosta, se poi giganti sono tosti e lunghi. La morale è che i Giants hanno sovvertito il tacchino e vinto. No, questa non è la morale, la morale si ricava e non si legge. La morale è che a seconda della patria si può esserne profeti oppure no. Piglia Totti, ad esempio. Bambolone coi pollici zuppi di latte, a lui è permesso scazzottare negli stomaci degli avversari a spesa solo d’un’ammonizione quando a qualsiasi altro cristiano tre giornate di squalifica sarebbero state poche. Bambolone. Poi succede che, tutto cotto in questa cuccia d’ovatta e adulazione, il bambolone vada a sputacchiare in giro per l’Europa disinvolto e si rammarichi, si sorprenda, se lo sbattono fuori dallo sport. Ma qual è la patria di Totti? Quale la sua profezia? No, allora manco questa è morale. Né può essere la resa di Marini. Ecco, forse la morale di questo momento è Moccia che sbanca al botteghino. Ma certo! È questa la morale! O almeno dovrebbe. Peccato sia passato di moda il suicidio. Sarebbe stato bello svegliarsi un mattino e leggere di Moccia che s'è sparato in bocca per insoddisfazione artistica. Sarebbe stato significativo, una morte una speranza. L'idea che in qualche modo il talento sia traducibile in contesti più facili per ragioni solo strumentali. Invece no. Il talento è una striscia di Gaza. Un margine. Il corpo centrale è una vagonata di armi e merda.

 

Voi, dunque amorali, andate qui (Rapporto Confidenziale numero 2). Io vi aspetto con un attualissimo film di quindici anni fa a firma Daniele Luchetti - Arriva La Bufera, a pagina 5

Pubblicato il 4/2/2008 alle 14.23 nella rubrica Diario.

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