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Ingerenza alla conferenza di Yalta

"Niente, quel giorno a Yalta faceva freddo. Si tende spesso a sottovalutare il fattore climatico. Io no, capisco il tempo e il clima e colgo al volo. Era febbraio muso duro, mese duro, di ferro, di fabbro ferraro, e un vento gelido soffiava facendo piccole ma saporite granite al pecorino degli effluvi dei nostri piedi. Questi tre vecchietti che vedete in foto erano stanchi e logori e luridi per la guerra, infreddoliti dall’urina che si congelava nei loro rispettivi pannoloni. E visto che s’era in dirittura d’arrivo – in quei giorni mille sommergibili sommersi risalivano il Nilo direzione Berlino passando per Aversa – non badarono a controllare i pass per l’incontro – a proposito, notevoli tartine al caviale, notevoli spuntini di salmone, e ottima vodka nonostante le patate non fossero molto ben cotte. Insomma, io ero poco più che imbucato, ma nei buchi sono sempre stato a mio agio fin da prima di nascere. E mi permisi di suggerire alcune soluzioni: lo smembramento della Germania in quattro zone (nord, est, ovest e inferiore); il controllo di Romania, Bulgaria, Sofia e Agnese; elezioni democratiche ovunque tranne che nei territori più vicini a mosca (s’immagino le difficoltà logistiche ad avere a che fare con volatili, insetti, dischi volanti); ed altre cose di poco conto. Bisogna considerare che la mia posizione (come si nota dalla foto) era di congiunzione fra Roosevelt e Stalin giacché Churchill aveva bevuto troppo, e poi non è che fosse tanto sveglio.

 I tre amavano le frasi ad effetto e non si concentravano sulle cause di quegli effetti. Ma io, sapendo di clima come ho su detto, compresi l’andazzo di quel tempo e mentre i tre erano occupati a riempire il più possibile l’aria di propositi – di quelle cose cioè che vengono messe avanti – io mi occupai di quelle cose che vanno messe dietro: ispirandomi alla concettualizzazione del simbolo e della relativizzazione sia di quanto s’impossibilita che di quanto anela alla fuga prospettica, progettai un gran cacchio di muro nel mar mediterraneo che dividesse il blocco n.a.t.o. da quello m.o.r.t.o. Purtroppo non fu possibile per via dell’acqua (dice che oltre a dissetare finisce per corrodere, ma mi puzza un po’: saranno stati i pannoloni) e per quei 900 sommersi sommergibili che al momento risalivano il Sele mentre 100 s’erano persi nel lago d’Averno. Ma l’idea sarebbe poi stata ripresa e applicata alla città di Berlino, tanto per gli angeli del suo cielo poco cambiava."

 

‘O Munaciell’

Pubblicato il 24/1/2008 alle 16.44 nella rubrica Memorie del Munaciello.

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