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abiti e abitarsi

 

Maddai, granulossissimi peperoni del cazzo, non meravigliatevi, non indignatevi, non sbollentate i recessi più sensibili della vostra cumulativa coscienza di fronte ai teppisti che glie danno d’agguati ai vigili del fuoco. Fenomeni complessi e fatati come le grosse organizzazioni criminali polipone e invertebrate presuppongono capacità e tenute ben più orribili di quanto in superficie emerga – la superficie è il tuo quotidiano monodimensionale, il tuo tiggì evirante. Questo qui è un pezzo di terra avvelenata, probabilmente, a morte, probabilmente. Roba di odori e di sapori, roba che la parola e l’immagine sanno trasmettere solo se è il poeta a impugnare lo strumento, non il contabile. Un pezzo di terra che genera mutanti, esseri mostruosi anche – ed eventualmente – per bellezza. Esseri violenti e belli. Esseri selvatici, liane, curvi, curvabili, deformabili non fosse che per uno stato di deformazione perennemente in atto. La genetica ce fa 'o bucchino, a nuje, che abbiamo cinque teste di zolfo per mano. Perciò dovete correre a distruggerci: siamo il solito vecchio uomo che si presenta come nuovo.

 

Pubblicato il 10/1/2008 alle 16.31 nella rubrica duende.

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