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La scelta del titolo non è mai casuale.

 

Mi pare d’aver visto in grafica “Il popolo delle libertà”. Identica a “La casa delle libertà” (anche significabile con “Il polo delle libertà”), cioè pallina bianca a contorni blu come il testo, magari anche tricolore infilato – che non fa mai male. Stesso carattere. Brutto carattere. Lampante segno che il cavaliere intende tenersi i voti delle orde di inetti e sbadati che votavano per il polo (e cioè anche per Fini e Casini e Bossi) solo per sé e per chi vorrà riaccettare la sua leadership all’interno della nuova pagliacciata. Segno inconfutabile a sua volta che il cavaliere mette la sua carriera politica (e, porco mondo, il destino promesso al nostro paese) in mano agli inetti e agli sbadati. Ci punta sopra il capitale (si rotola nella tomba il tedesco). Ci scommette tutto, come ha sempre fatto. È il prestigio, l’illusione ottica. È, come Pablo Escobar (fu narcotrafficante), el magico.

Ma andiamo più dentro.

La sola differenza fra il polo delle libertà e il popolo delle libertà è l’opposizione polo-popolo. Ciò che la crea è la ripetizione della sillaba po. Cioè po-po, quindi popò.

Il popò delle liberta.

Ora sì.


Sottotitolo: entrate, prego, entrate.

Pubblicato il 20/11/2007 alle 16.52 nella rubrica mirada pirata.

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