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la bella e la bestia

La linea di Santoro nella prima parte della puntata di oggi di Anno Zero è chiaramente un dito contro la polizia. Si comprende, e si fa anche facile l’affabulazione considerati gli episodi di scellerata violenza, di cui si sono resi protagonisti poliziotti, in studio citati (pestaggi a morte di poveri diciottenni, il solito vergognoso e incompetente G8, etc.). Fin qui ci siamo a patto di considerare ogni singolo scempio come espressione di singola scempiaggine di singoli uomini scem(p)i.

Una cosa però non è tollerabile. Viene data la parola a un giovane “ùltras” di Potenza. Ebbene, questo sovvertitore sperimentale d’accenti, rispondendo alle nobili e compiaciute e accomodanti domande della bella Borromeo, sostiene in modo naturalissimo – senza che né la bella né la bestia gli rendano meno dolce la pilloletta – che esiste una dialettica poliziotti-ultràs. Come si parlasse di padri e figli, di Camillo e Peppone, di aglio e cipolla. Il giovane sperimentatore ha l’idea, fatta passare placidamente dal conduttore, che la logica azione-reazione sia applicabile al rapporto suddetto, e non sente il bisogno di specificare – perché nessuno glie lo chiede – in virtù di quale posizione occupata dagli ultràs nella società italiana – quale scopo – si possa o si debba considerarli come collettività dotata di parola. Egli farnetica, per carità anche con buona proprietà di linguaggio e scioltezza di palato, e dice che fra tifosi c’è la galanteria dei pugili, che ci si combatte – afferma che lo scontro è parte integrante e fondante del dna dell’ "ùltras" – ma all’ultimo gong si è capaci d’abbracciarsi e di finire in goliardia. ‘Stu strunzillo.

Pubblicato il 15/11/2007 alle 22.5 nella rubrica televizione.

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