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questo timido ciacearsi

Per i tartufi forse, per l’attimo che il portiere crede d’aver capito forse, per l’attimo che si attua il cosce all’aria del portiere sicuro, per la politica invece no, non ho fiuto. A mancare è l’affinamento percettivo che dà l’esperienza, o la voglia – che è poi il sostrato della prima. Però i mugugnini, i “gesticoli” (cit. come sostantivo), i pettirossi scialbi che imitano il muso delle aquile, lo scadente zoppicare di chi si conta troppi piedi per poche scarpe, l’affanno usurato del mento in alto, queste cose le riconosco perché osservo. Pare prerogativa dei timidi l’osservazione, l’analisi dell’umano dietro alle sovrastrutture, l’analisi pubica con indosso ancora la mutanda. Questo sì, son timido, son fattapposta. Ma non basterebbe. Fortuna allora che siamo un buon gruppo. Fortuna c’è chi dalla sovrastruttura giunge al pube argomentando. E io mi ciaceo.

Pubblicato il 7/11/2007 alle 14.18 nella rubrica Diario.

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