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Parliamo e non ci capiamo, o Babilonia

Poi dice delle caste. In Italia si tende ad accastarsi anche sventolando quelle facilotte banderuole che degli assi da stiro fanno assi portanti di civiltà – di civiltismo, mi si passi. Nell’avvicendamento di sette donne elette nell’assemblea nazionale e dimissionarie in Campania Veltroni dice che “la norma va intesa facendo le sostituzioni con il primo dei non eletti dello stesso genere del rinunciante. Vale a dire che l’uomo preceduto in lista da una donna dimissionaria deve farsi precedere nella successione dalla prima e successiva donna. Audace, ma mai parole meglio spese. Politica cioè, ad alti tassi d’interesse. È per alcuni paradossi analoghi a ciò che il presente caso determina che l’intera questione delle quote rosa non smette di non-convincermi. L’acca(ta)stamento prevede, nel bizzarro civiltismo italico, una odiosa coazione che poggia gambo su requisiti meramente formali: la ciucia e il cazzo. Cioè: va via una ciucia la sostituisce una ciucia a forza: s’accoppiano ciuce con ciuce e cazzi con cazzi – che già è palesemente povera di gioia come soluzione. Ma, e per di più, s’ottiene un risultato da immediata ed effimera contabilità quando al contrario occorrerebbe, forse a monte, garantire che la posizione nella lista non venga – questa sì – determinata dalla versione presumibilmente capovolta del suddetto requisito formale, ovvero il cazzo è più valido della ciucia.

Il munaciello – ma egli è di ventre bisunto, si sa – suggerirebbe una assai gradevole alternanza in qualsivoglia posizionamento. Magari alternando supini e prone. Tuttignudi.

Pubblicato il 31/10/2007 alle 11.15 nella rubrica mirada pirata.

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