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La cantonata di Beppe Grillo e di chiunque trovi rivelatrici le sue lagne è la seguente

Il fondale ultimo della sua parlata è la pessima qualità della politica italiana. Indiscutibile. Oddio, già lamentato e visto ma già, comunque, indiscutibile. Tuttavia, affrontando la faccenda pane e salame per più ragioni, l’animale politico (senso letterale) non fa altro che fiutare spazio vuoto nell’intenzione di pisciarci e riempirlo. Lo spazio vuoto è evidentemente l’elettorato. Si deduce che la bassa qualità riguardi non il politico – che quello comunque piscia dallo scranno, e se non l’avesse fatto lui lo avrebbe fatto un altro riempiendo lo stesso spazio utilizzando un altro vuoto – ma il popolo italiano; o che, perlomeno, la pessima qualità del politico sia meramente funzionale alla sua attività: un modo per venire incontro al cittadino, all’elettore. Cioè, la qualità da prendere in esame bisogna sia quella della base, non quella da quest’ultima determinata. Il contrario equivarrebbe a farsi bastare l’inaccorta idea che il pesce morto per avvelenamento avesse fra i suoi organi una ghiandola produttrice di tetracloruro di carbonio senza valutare il grado di inquinamento del fiume. Ora, cosa facciamo? Due legislature e via? Tutti in Africa che si va a ripigliar Somalia o che?

A lungo ci si è dati dei maleducati. Errore, noi siamo educati male. Siamo trottolini amorosi, pance molli. Questo è un paese-teatro, e non deve meravigliare che ove c’è inclinazione alla simulazione – simulazione d’ogni, anche di ottusità –, ovvero attitudine al to act, si corre persino il rischio di finire a votar leggi.

Pubblicato il 18/10/2007 alle 2.53 nella rubrica mirada pirata.

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