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a lo mejor es un rincòn

 

Senza pretese di voler strafare, come un vero fannullone – o parassita, che dir si polla – utilizzo un piccolo spazio chez le munaciell per vendicarmi della solitudine delle cose scritte.

Ad evitare guai penali ad avventori iniziati e terminali, avverto: i diritti d’autore delle cose scritte stanno nelle cartucce gloriose della “Autodidatti Riuniti Muniti di Stampante” edizioni, vesuviana per costrizione ed onorabilità. Per consultarne gli archivi si prega di rivolgersi alle pire di fumo del vollese.

 

La prima cosa –  ‘a rrobba shcritt’ – non ha un titolo, ma un corpo compatto, monologico: è la mia prima invasione in prosa, dove nasce la parola senza soggetto, dove ogni parola partorisce la successiva, ed il soggetto si fa andando. Sì, c’è odore di placenta e di scoperta; ‘na cosa megli’e’chesta?

Ringrazio il munaciello, ospite polistrumentista, per l’accoglienza, e la perfecta blogger per la pazienza. Lo spazio ed i tempi di un blog, il suo ritmo, non va proprio d’accordo con quello delle cose scritte: leggere è infatti un mistero quasi quanto scrivere. Adattatevi, dunque, se vi piace.

 

 

Mouhamad Al Fahridi




Gesti. Gesti umani. Molto di più. Pietà. Io, io sì, io invece. Non posso. Uno, due, tre : Aborti. L’ho sparata. Ho sparato; sui gesticuli. Voi, voi, ma se fossi in vena d’indulgenze, una venuzza, direi : diaspore; uno, due, tre : diaspore d’essere. Roteando le braccia a formare un cerchio conchiuso. Inclusivo. Di tutti. Certo il dramma è l’esclusività. Ci si ammazzerebbe per una privazione. Tiresia, l’uomo che è stato donna, e poi pescivendolo, o mercante di spezie, suicida in seguito ad un disgraziato impiego in banca, non avrebbe pietà di voi. E neanch’io. Certo io non sono stato donna. Un peccato. Il piacere contrattivo, la passività e le altre moine che voi andate gesticulando, è un fatto di piani di stile. Si può fare, là, da voi; con specie. Desolazione. Ribrezzo e desolazione . Si deve fare, qua; quaggiù. Così giù che il calore soffoca. Ma poi dipende dalla stagione. Altre volte si intirizziscono i piedi. Ma la specie è crollata, marcita, triturata, sminuzzata. E sta. Infatti è un po’ ambigua; mi offende. Bisognerebbe smettere di andare causa soltanto questo inerte retaggio senile. Tanto comunque si muove. È proprio inutile quel movimento particolarmente coinvolgente, implicante. Si giudicherà. E’ probabile, la materia: i probabili grumi di polvere addensati tra l’alluce e le altre innominabili dita. E’ la situazione preferibile, quando la sky line sono dei piedi sporchi. Orizzonti di grumi. Ma questi peccati di gola. E’ bene tacere. E’ una cosa frequente. Bisogna saperne, di oggetti. E di aneddoti. Non si sa mai. Il rubino dello champagne. Situazione. Posizione. Situati e posti. Ordine, please. Alla prossima probabilità di significazione, c’è un premio nuovo. Tutto nuovo. Una nuova indulgenza. Silenzio. Gesti nuovi. Taciuti. Zitti. La minima dispersione è fondamentale. E’ fondamentale disperdere il minimo. Bisognerebbe disperdere, quanto meno. Possibile. Insomma. Tono. Musica. Una volta Tiresia mi disse “ non si vede”. Ma è passato molto tempo. E figurati. Se tutta la capacità , incanalata, puntata ( posta e situata ), potesse farci vedere. Un fatto d’inclinazione. Colle palpebre chiuse si può sempre deformare i riflessi di luce assunti, ma è passato molto tempo, e dargli nomi, del tipo: Ossessione, USTERON PROTERON. Sì; ma, aspetti, credere ai nomi è un USTERON PROTERON. Tono. Sì. Sì, è sempre un passo solo, che ci separa, dall’informe. Ed allora, sì, orge amorfe. Ma le luci, gli oggetti, i cieli arrugginiti dalle luci, sospesi sui crani eretti dei cipressi. Sì. Si può durare. Anche indefinite circoscrizioni di evento. Anche sbavature, simmetrie, circuiti. Di possibilità. Sì. Soltanto: indefinite circoscrizioni di evento. E poi, pezzo pezzo, fare somme. No. Infatti no. Ogni pezzo il cordone aggrappato all’utero dell’altro. Una immensa filiazione. Complimenti. E poi i figli si sa quando crescono dimenticano. E l’individuazione non si può toccare. Noli tangere. Tanti ranocchi. Ognuno il suo reame. Il suo stagno. Il suo sedimento. Si giudicherà. Infatti Tiresia, quaggiù, finiva sempre così, dicendo si giudicherà. Si vedrà. Ma se non si vede, dico io, con tutta la posizione, la situazione, con tutta la mira, come si vedrà, non lo so. Non si può credere, agli uomini che sono stati donne. E pescivendoli. E così. Via. Non si può credere. E’ una cosa triste, non ci sono momenti che non siano estremi, non ci sono momenti. E’ una cosa triste. Punire dopo aver subordinato. Punire i subordinati. Subordinati puniscono subordinati. C’è dell’altro. Se la contesa è tra oggettini. Acefali. Gestanti; non bisogna sforzarsi così, c’è il rischio di partorire. Mostri. C’è sempre dell’altro. Ad un passo. O due. E’ quello che dico spesso. Dovrei notiziare. Ed allora: tono. Divulgativo. La probabilità di morire è sempre molto alta. La probabilità di vivere è sempre troppo alta. I giochi sono fatti. I conati irriflessivi. Assuefatti. Compiuti i riti, non si può. Si raccomanda, esercizio. Tecnica, tecnica.

Pubblicato il 4/10/2007 alle 1.18 nella rubrica a lo mejor es un rincòn.

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