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forse no




Oppure sì, in questo caso potrebbe essere una boccata d’aria. Quant’è bello sentirsi benevoli qualcuno lo sa; non giova essere, a tal proposito, pessimisti all’eccesso. Essì, sentirsi benevoli è bello, ma poi arriva il momento che quasi quasi un po’ ne senti gravate le palle. Ah, la butto là: farsi una canna è grazioso succhiare, ma non credo possa già o più essere paragonato a farsi una donna. Un po’ come quel tale che si stupiva a guardare il giallo tutto tondo delle banane dei fumetti, sapeva a memoria i nomi di mille etnie di banane e i centimetri che in media il loro spessore raggiungeva, ma manco per idea sapeva che la banana al palato è un muschio farinoso e alquanto umido. Discorso fumoso, lo so. Cambiamo.

Che ottima gente ha abitato il mondo tocca ammetterlo, dai saltimbanchi ai cavalieri, dai goodfellas ai missionari, e le zoccole e le stive in quanto concetti, e non dimentichiamo i dolciumi. Tuttavia duole l’inclusione che la maggior parte di quell’ottima gente ci ha già lasciati di quel sonno non tanto semplice che fa il treno in partenza, o l’aereo più leggero del cielo, o la macchina di Battisti-Mogol. Questione di decimi. Intendo: se io vedo cinque e tu dici che è quattro non concepisco altra ipotesi da “uno sarà senz’altro morto nel tempo in più che tu hai impiegato non per contare, per immaginare”.

Insomma, questo per dire che le cornici sono importanti. Vale ciò dal momento in cui si ammette l’esistenza dell’altro. L’ingresso. Ed è privo d'effetto segnare che è su questo principio che l’uomo ha manufatto il suo virus. Certo un testo ha già, si può dire, nel suo corpo un coagulo differente in prossimità dei fondi e degli orizzonti. Ma riconoscere lo sdrucciolevole dall’interno è privilegio ben più comodo (assuefacente?) che riconoscere una cinta dall’esterno… e poi l’occhio, non burliamoci, è sempre stato un magna magna: esige, esige! Dunque, data ormai la improrogabile funzione all’altro – è una funzione di trasmissione, funzione meramente tecnica e strumentale, o anche di connessione con un poco nitido senso di domanda, e in questo secondo caso la funzione sarà ontologica – si è inevitabilmente introdotti in un mondo in cui la gestione del potere ha esattamente nella sua portata autarchica e pressoché libera il monito al contenimento. Non mi piace parlare di misura, non trovo la parola adatta al caso. Preferisco allo stesso modo star lontano da sconcezze quali “cortesia”, “educazione”, “rispetto e/o dispetto”. Può darsi sia dedizione a sé talmente carica che va a irrorare chiunque a quel sé venga invitato o avvicinato. Si tratta semplicemente di un invito ecco, o un rimando. Ma ancora siamo nell’ipotesi. Come dell’ipotesi è il pendolo che fa ombra sul cervello quando dorme, e che chiede quanto istinto possa essere ceduto al meccanismo della costruzione e quanto invece debba essere preservato.

Io vado ufficialmente in vacanza ma intanto ci penso, prometto, vado per mare e ci penso mentre leggo una interessante cosuccia di Kundera che mi ha procurato l’amico più intestinale che ho. Voi se potete passate sull’ultimo numero di Libmagazine. Questa volta lì non ci sono, ma andateci lo stesso, è gratis.

Pubblicato il 1/8/2007 alle 12.26 nella rubrica duende.

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