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L'oro del munaciello /3

 

“L’oro del Munaciello”

 

Da oggi il Munaciello parlerà d’oro.

L’oro è solo un altro modo per chiamare l’indisponenza di un singolo omomo individuo che moltiplicando tabellinamente il suo om, il suo s’è, diventa pluralato. Il ché comporta, in successione men che regale, una dotazione di carmina ascellari tanto composita da far d’Icaro faro. Illumìnami signore, illuminàmi in questa notte buia, e ludiamo con l’accenti poiché sempre la notte fu buia in ogni suo esemplare, e talvolta più buia àncora della notte, e noi qui esuli ancora a meravigliarcene: ti meraviglia la vita, eh? Ma dimmi: sei tu il mio pastore, o signore? O siete varie donne che mi ballano attorno? Dovrei forse dire “ballate” a torno, ma il verbo di moto alla fine della frase me la inghiotte, lo so, si sa, si, ma, non so, boh,

forse quasi all’erta sto.

Direi che per l’età che ho

non dovrei – “non dovrei” mi fa sentire di colpa adulto di colpo, e viceversa – marmellamarmi – però è vero che questo “dovrei” rimanda a un paterfamilia munito di prole sennò che pater – l’atmosfera come un sognifero tuli, latum ferre. E fu così che al ginnasio gli Ittiti se la spassarono contro le spade di legno: beati loro e tutti i Ferrero, Ferrari, Kinder Delice. Perché, appunto, è facile delice combattere con le armi migliori – con, ho detto – contro certi che per difesa ti lanciano anelli d’oro.

Loro. L’oro. Popolazioni. Anelli. Calamaretti fritti.

 

'Take it easy' sarà la canzone di quest’estate, fresca, stupidotta  e malinconica. I quindicenni si baceranno, e dopo una settimana piangeranno.

Mamme, papà, vi avverto: se vostra figlia vi torna a casa canticchiando questa canzone sappiate che sta per aprire le gambe.


Accuxì dixì! 

 

Pubblicato il 4/7/2007 alle 10.42 nella rubrica 'O Munaciell'.

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