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Svegliarsi col pane in testa… ma qui siamo sintetici, di fibre di ormoni accresciuti e tubi di scappamento. Mio padre è entrato a vent’anni a fare bielle per alfasud dove poco prima c’erano patate innamorate del terreno. Andar dietro, mio nonno omonimo metteva calce e mattoni e alzava portici a Portici; mio nonno omografo invece raffinava il petrolio prima che scoppiasse la cisterna, poi bruciava i copertoni per strada, per protesta, e gli dava di burattini a quelli che a Roma facevano legge. Nonne sarte e contadine e mamme. E il pane in testa appena svegli, tutti quanti. Ma qua siamo sintetici, di fibre di lego e latticini che fermentano dentro l’ombelico. E appena svegli seghe. Aver dimenticato il pane è la nostra palude: tambur battente fa: tre cosa vuole la campagna: buona stagione, bbona sementa e bbuon’ zappator’. Piove a volte… avvolta la terra ribolle… sudo sangue perché ho già ceci e lumache… sangue che feta di detersivo… come puzzano i fiumi… sintetici. Sintetico non è più breve, mai più, non è più breve quanto un respiro di uno che mastica, non è più breve di una mano aperta che fra i calli trova spazio per un mazzo di broccoli, a tempo perso dopo la fabbrica. La meta senza cammino... senza polpacci pieni di latte la meta si dimezza, si annienta arsa dal facile sdraiarsi sul dorso del sole. Allora la carovana punta stelle polari quante ce ne sono, una mano al tamburo, una al timone e una nella mutanda. Seghe sintetiche diciamo chiaro, perché Chisciotte è comico a masturbarsi, ma pure dramma come una botte che il sole ha sintetizzato, e bucato, e vino a fiotti come succhi di cervello. Ritmo zoppo. Zoppo senza manubri né bielle, e un filo di grasso di porco per il tempo duro e per l’interno delle caverne dove c’è affrescato il genere umano. A pan donato c’è l’affresco per la durata del riflesso di un paio di stalattiti, o gmiti, ma dopo la fame brucerà ogni pertugio e farà bolle. Attrezzarsi. Attrezzi sintetici è una sofferenza questa treccia d’abbondanza, che mi chiamassero Onov! Che mi chiamino sotterraneo! Che mi chiamino cometa a metà! Io splendo solo mentre muoio!

Pubblicato il 18/4/2007 alle 14.33 nella rubrica duende.

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