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i fetienti

Come ogni buon rifugio, ogni eremo, casa mia ha due vie d’accesso – delle quali, bene intenderà il solitario come me, una diviene automaticamente di fuga. La prima è vecchia, quella della tradizione, stretto vico coi lati bitorzoluti di auto in sosta. La seconda è nuova, d’asfalto bruno, pulito come un alveo ripulito. Nella prima qualche annetto fa a passarci ti rischiavi una palla di piombo vagante; ancora prima rischiavi, oltre al piombino, una pallonata dal mio piede; adesso uguale c’è altri ragazzini, con la faccia più brutta della mia, abbronzati di luce viola e coi capelli di plastica o manga, che hanno permutato il pallone col cinquantino come una zanzara, anche d’inverno. La via nuova è liscia, con una leggera curva, nuova di un tre quattro anni mentre prima, che ero adolescente, andavamo a nasconderci nelle siepi di fetienti o a esplorare con rami tagliati d’albicocchi come spade. Ora ai lati c’è spazzatura. Come cresce la spazzatura fa pensare a quanto cresce l’uomo. Niente da dire: chi parlò di virus ebbe un’idea. Una busta, bianca, isolata, all’inizio. Poi due, tre vicine e altre tre sparse. Poi un frigorifero. Il momento che ti trovi un frigorifero per strada è quello in cui una collettività nascosta ha ormai battezzato il posto, come il micio che piscia: questa è discarica. Si fa così fra gruppi sociali, mica cazzi! mica come un romanzo! si fa che “dove cachi lì accorci”, diceva mio nonno, e che se ti vedono quaranta persone sta’ certo che un paio inizieranno a cacare con te. Dal frigorifero la lavatrice e i copertoni, i fazzoletti con lo sperma di amanti commerciali, qualche profilattico, ma pochi: questo è feudo d’a’ Maronna e’ ll’ Arco, e certe parole non si pronunciano ancora, né si pensano.
Bertolaso parla di rischi ed epidemie, ed ha ragione. Io mi sento dire che denunciare il fatto è inutile in assenza di flagranza. Guardo in giù, dal balcone, da un auto cade una busta. Dall’altra in sosta fra una mezz’oretta sarà sparso il seme. A volte penso che chi ha inventato il fazzoletto di carta non s’è reso conto del torto che fa alla terra. Come chi ha fatto la strada nuova, e ha bruciato per sempre la foresta di fetienti.

Pubblicato il 14/3/2007 alle 0.59 nella rubrica duende.

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