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Zapping, l'arte della vanga

Torno. Quando torno accendo la tivvù per misurare la tenuta della mia distanza. Vedo che c’è il festival, da piccolo pensavo fosse la seconda cosa seria del mondo dopo la nazionale di calcio con Bruno Pizzul. La manifestazione canora è, a questi toni, il massacro dell’arte. E un tale, dice di chiamarsi Tiziano Ferro, prova ad aggiornare Massimo Ranieri, e piange, dice che fa male da morire. Ma non muore.
A rai due c’è Moncalvo, ore 23.43, Sgarbi prova a tenersi in bilico su posizioni che paiono pozioni, condivisibili per pura logica d’apparenza, uno che deve passare le notti a elaborare congetture su come tenersi a galla con sorpresa. Invece Cecchi Paone è sobrio, tanto sobrio, e pacato: credo l’abbiano or ora tirato via dalla vasca di naftalina. Una tarma gli muore sulla spallina.
A rai tre c’è la Moratti, parla di conquiste fatte dalle donne, ne parla con tono di sindaco di metropoli, donna. Non mi pronuncio. E’ troppo facile qui, comodo. Annaspo pensando a qualche buon divvuddì, o a qualche buon vino rosso, che così caldo ne berrei a tazzoni coi pan di stelle.
Rete quattro c’è una montagna innevata, deve essere successa una disgrazia, ma l’inflessione è di quelle che puntano sul mistero: una motoslitta quasi li investe i due in scena: ho paura, e mi tengo alla larga. Ah, è Ben Gazzarra quello, di solito mi piace ma stasera non ho voglia. Deve esserci qualcosa di speciale, stasera, in tivvù, per pigliarmi. Sennò nisba. Perché sono prevenuto.
Sul cinque pubblicità, ci torno dopo, sono magnanimo.
Italia uno inizia un telefilm, una bella bocca con rossetto, ah no, forse è una pubblicità. No no, è proprio un telefilm, ma tanto è uguale. Figurati.
Tele A c’è una donna riccia e nuda, mi fa pena, chi crede di impressionare? Torno al cinque adesso, con te ci vediamo più tardi, dolcezza.
C’è Mentana, “Ebrei d’Europa e omicidi rituali”, la copertina di un libro. L’argomento ha rotto il cazzo. Israele è una capra.
Torno a rai uno, pubblicità, forse Ferro è morto, già me lo immagino, forse è comparso Ranieri sul palco e l’ha strozzato con una cravatta argentata.
Sul due Moncalvo ha ancora la faccia sveglia, e la bocca storta come da boccone amaro. La saliva è davvero un’alleata del corpo?

 
Aggiornamento delle ore 1.39.
Mentana farfuglia dinanzi a Corrado Augias, si appanna, come la volpe che non arriva all’uva e fingendo di arrivarci diviene barzelletta. Quando Augias parla mi fa venire fame, tanto è pastosa la voce, e tanto è scorrevole il ragionamento che m’indebolisce. Ho trovato la cosa speciale: una radice. Domani regalerò il suo libro a qualcuno che mi dirà cosa c’è dentro, e poi deciderò. Ora sto apposto, vado a dormire, o torno dalla riccia, se c’è ancora.

 
Aggiornamento delle ore 1.51
Oasis su rete quattro. Liam è impertinente quando canta raschiando la voce dalle croste di tabacco, because maybe you’re gonna be the one who saves me, and after all you’re my wonderwall! Con questo farò un sonno di capitomboli, con i piedi nel passato e la faccia in me che guardo nel passato. Come costruisco io stanotte, per grazia di dio, e per Augias, e per Liam quando canta raschiando la voce dalle croste di tabacco…
Ho voglia di scrivere un capolavoro.
Il miglior racconto è sempre l’ultimo, non il prossimo come diceva uno.
Ma il prossimo…
beh, quello promette bene.

Pubblicato il 3/3/2007 alle 10.32 nella rubrica televizione.

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