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io parto, ma vi lascio un'eredità

SUN DAY MOONaciell’
il periodicamente arbitrario del munaciello

 

 
Introduzione: occhio malocchio mazzo per mazzo
Iniziamo questo scritto ispirandoci alla pagina di uno dei mastri: Don Coon. Perché ne ammiriamo il refrigerio, l’adattabilità, la comodità al lettore, e perché viene funzionale all’assenza in cui vado a inoltrarmi per qualche giorno di riposo in eremo, e di apertura di pagine sudate. Mi auguro ne leggiate un tot al dì, con regolarità, perché vi ci invito e perché qui comando io. Mi preme però, prima d’ogni cianfrusaglia, ricordare che lunedì pomeriggio esce un gran libmagazine tutto volto alla crisi del prode boss, e indi son guai a chi non va a divorarsi le cose che gli escono da dentro. Che, traparentesis, io ho recensito INLAND EMPIRE (va scritto così perché il regista lo richiede, mica perché voglio fare o’guappariell), e mi sono onestamente fatto il mazzo. Così se non lo leggete la prossima volta il mazzo saprò a chi farlo. Tono minatorio, da matita fabbricata mediante asportazione di stecca di cervello, e chi la sa la sa.

            


vedo solo l’occhio sinistro” e la question di Stato

Quando si inizia a comprendere che la rappresentanza è una mossa distraente, una mossa Kansas City, e che non potrebbe che essere così viste le proporzioni sballate fra le parti in zuzza nel gioco democratico, e che manco potrebbe essere altrimenti causa l’individuoparlamentare coi suoi bisogni e/o vezzi, viene da farcisi una sega su. Che poi costui, l’individuo parlamentante, si trova nella comodissima postura di poterti fottere senza che il suo culetto venga manco minacciato d’un refolo: ti è dietro, chiaramente, e ti tiene per il collo, e forse fa le fusa mentre ti morde la scapola. Dico questo perché la facilità con cui si gioca con le parole, in quel luogo cupo da ambientarci un filmone che ho in mente io, la facilità con cui si giuoca coi destini, queste facilonerie sono capite solo a mezzo del mazzo di floreali banconote che, in caso di giuoco e di serietà, in caso di rovina o galleggiamento, all’individuo verrà dato, sempre, con lo stesso profumo di fottuto altrui. In sostanza i capricci ideologici perdono peso, l’adesione ad un partito perde adesivo al cospetto della terza villa romana, del secondo casale in toscana, del vitigno buono, del bolide rosso, della barchetta su cui rifugiare e annegare lo stress. Non voglio essere austero, ma il mestiere del parlamentare andrebbe ampiamente ridistrutturato, con mano ferma, non segaiola.

                              


 

l’allagamento della base? Ben capisco?
Ma voi lo sentite il caccia quando rompe il cielo? Il cielo rosso, ne è squarciato senza alcuna imitazione. Non si tratta di una canzone, che puoi smettere d’intonare con la semplicità della ninna nanna: è un calcio in pancia, un sasso sugli occhi che immersi nella terra rubano l’ultima immagine di luce. Non è tempo e spazio, solo la schiavitù di chi striscia nell’attendere che il dito di chi vola sia clemente, o errato, o preso da oggetti che a distanza non parlano ma mimano sorrisi e…
Il caccia che passa sulla testa è invisibile perché inganna la consueta percezione, quella che vige in tempo di pace. Io ne vedo però la faccia, il mento spuntato, l’occhio di vetro frammentato, e prego i testicoli della mattanza che quell’occhio non mi colga mai.
Un giorno la Cina reclamerà più spazio per la sua pancia tracimante, e le cose vanno preparandosi. Ma io sono mortale, non credo nei sistemi eterni, e mi godrò lo show.

                        

 

 

 

Il gran quiz per la quisquilia
1
La mia donna ha detto, una notte, che ero andato là senza portar né pane né vino né danaro. Però m’ero messo in giacca, con cravatta rossa. E l’avevo lasciata là, la cravatta. E che alla luce della candela sembravo di legno, prima di salutarla, ma un legno umido, di quelli che la notte prende a cuore perché s’avvede di quante lacrime le assorbono, con riguardo, in segreto: Vinci un bravo!


2
il letargo dalle testimonianze. La litania di un errante, quando cosce non sono sufficienti a contenere estrapolazioni di humus egiziano. Sfinge, tu, con gli occhi innescati della notte, perché mi butti addosso tutta la tua passione per l’azzurro? Non sarò mai tanto poco umano da dimenticarmi di te. Tranquilla. Nave di rena dei naufraghi. In te sogno la meta. In te sono trovato.

 
3
Orlo che fai mattino, prega per me. Orlo che purifichi il sangue dalle croste di capelli, prega per me. Orco, tu che devasti dove l’erba già non è cresciuta, donami la tua guerra. E prega me. Prega che ti risparmi, perché io apprenderò dal fantasma di una cometa i codici per fondere i metalli. E i sogni. E allora ti donerò la pace. Pace, che scendi su levrieri morti e dissepolti, tu prega di me, m’hai. (…)

..Vai a leggere l’ultima parola d’ogni capoverso di questo brano, a partire dall’ultimo…
5
E se sarà giunto il tempo del riposo, e sarà di certo dopo che anche la mia più frigida papilla abbia ricavato fuoco dall’unzione della carta e della stoffa della tua mutanda, io mi scaverò una botola nelle ossa del cranio. Là, dove regna il grigio grezzo prima del cunicolo delle vernici, assisterò alla cerimonia dei papaveri che un bimbo dona all’anca della bimba. Lo chiamano i rustici, cazzo.

 
6
Poi torno. Richiesto perché il cane non muore senza mordere qualcosa. La lingua la riattacco al muro, dove avevo lasciato le mani. E rivesto i panni lerci del camino, che il codo mi odorerà di prugne secche e mandolini suonati con passione. La passione della mia terra è esclusivamente la roccia rossa di cui si pasce lo spavento. E il primo riso dopo il pianto. Ed il miracolo del santo.

                            

 

 

Obblighi fantacalcistici
1.       Stanley Kubrick (quale torre non costruita sul solido dura?)
2.       Oliver Stone (estro difensivo, centrale a zona, capisce gli sviluppi dell’azione in anticipo)
3.       Sergio Leone (solido marcatore a uomo usa tutta l’esperienza che ha)
4.        Wim Wenders (fluidificante mancino dalla facile corsa)
5.       Quentin Tarantino (terzino destro, rapido, preciso: una costante minaccia)
6.       Martin Scorsese (centrocampista metodista dalla robusta formazione)
7.       David Lynch (ala destra con scarsa attitudine alla fatica, ma dal tocco geniale)
8.      Giovanni Moretti (ala sinistra con capacità iperboliche)
9.       Steven Spielberg (uno che mi sta sul cazzo, ma segna, come Inzaghi, quasi a ogni tiro)
10.     Federico Fellini (il fantasista)
11.      Emir Kusturica (mezza punta tecnica ma con limiti fisici e un po’ bruttino di faccia)

             

 

 

il panoramamama?
Che siamo maggiorenni, ormai, consci da qualche po’ di essere adatti ed atti al sesso. Dicesi dell’animale, non del blog. Cosa è e fa, dunque, questo posto né scordato né con capo? Un luogo in cui si comunicano cose che cose che cose che, io, porca miseria! vorrei essere letto da diecimila persone al giorno e cinquecento alla notte. Ma, nel caso, mi basta sapere che Arrabbiato è tornato da Praga e Eginone dalla Spagna… che Francesco Nardi mi legge con costanza… che qualche volta Malvino sia passato? che sia passato: se l’è di sicuro non ha sporcato… e via di seguito leggendo a sinistra.

Allora quanto poco senso intimo ha questo scriversi, questo donarsi, se il pensiero ogni tanto, dico ogni tanto, fugge a chi vuoi che venga a leggere? Non so se… rendo l’idea. Non so se questa è idea o… puntini sospensivi.
                          

Pubblicato il 23/2/2007 alle 20.50 nella rubrica 'O Munaciell'.

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