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inconclusione

Nutro una certa propensione, che veste l’anima come gonnella, a pensare di avere infiniti passati a seconda delle stagioni. Stagioni allargate di senso. Che forse la mia generazione, quaggiù, pare aver persino perso la catarifrangenza del piangersi addosso, e resta attaccata al pube dell’occhio come una goccia di benzina, densissima e indecisa. Però pare un portento di contrappeso che, forgiando forgiando armi di lame e le migliori scacchiere di viscere, in mancanza di troppi slanci futuri a me m’assalga di rintracciare orme in ciò che mi rapisce, orme come scavate da me, da questi talloni, orme come graffi di vite in cui il volerci credere equivale a non lasciarsi appena…

Pubblicato il 16/2/2007 alle 19.22 nella rubrica duende.

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