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La sinfonìa de la vieja puta

Parmeno:   Signore, Sempronio e una vecchia puttana tutta truccata bussano alla porta.
Calisto:   Zitto! Zitto, cretino, che è la tipa che aspetto: corri ad aprire!
Parmeno:   Perché, signore, te la prendi così? Cosa ti angoscia, signore? Forse pensi che per lei sia un’offesa il nome con cui l’ho chiamata? Non pensarlo proprio, anzi quella si bea a sentirlo, come fai tu quando dicono “il prode cavalier Calisto”. Inoltre è proprio famosa e conosciuta con questo titolo. Se è fra cento donne e qualcuno dice “vecchia puttana!”, lei senza nessuna vergogna subito si volta e risponde col sorriso. Ai banchetti, alle feste, alle nozze, ai funerali, a ogni raduno di gente lei è lo spasso. Se s’avvicina ai cani, quello le dicono abbaiando; se ci sono gli uccelli, altra cosa non cantano; fra i montoni, così la chiamano belando; se passa fra le mucche, queste muggendo dicono “vecchia puttana!”; anche le rane degli stagni altro non gracchiano. Se va fra i fabbri, quello tintinnano i loro martelli; i carpentieri e gli armaioli, i serraturari, i calderai, ogni arnese metallico forma nell’aria il suo nome. La cantano gli zappatori e i tessitori, i contadini negli orti, nei campi arati e nelle vigne, i mietitori con lei si svagano. Quelli che perdono a carte cantano le sue lodi! Ogni cosa che emetta suono, ovunque essa sia, forma il suo nome. Oh che mangiatore di uova sode doveva essere suo marito! Che vuoi che ti dica di più: se sbatti una pietra su un’altra quella suona “vecchia puttana!”.

 

Tradotto e tratto
Tradotto da me, e tratto da “La Celestina” di F. De Rojas

Pubblicato il 6/2/2007 alle 0.21 nella rubrica duende.

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