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Una festa di cocoriandoli

   

 

Una festa di cococoriandoli, prima che vengano a rompermi la porta i gendiari, i gendarmi incendiari, quegli ometti con elmetti rossi e verdi come pummarole. Quelli lì, e voi che ne sapete? hanno le ali a parlantina, e portano sempre appresso una stuola di catrame tendente al ruggine, con cui pigliano a sferzare la schiena della vittima. Se non trovano schiena si sfogano sulla coscienza, chè loro sanno dove trovarla. Io no. Certe volte, specie di notte, mi pare quasi di sentirla, ma è più un lei sente me, un lei allunga mani pelose verso il mio ventre e stritola con un ghigno bavoso da cagna cattolicoforme (l’ingegno del cattolico è nel disprezzo per ciò che ama). Questa è la coscienza, ecco perché dio notte.. di notte metto – questi lappi froidiani – l’amo in qualche scoglio e vedo cosa abbocca, se storia, se uomo, se donna, se morto, se vivo se vecchio se bimbo, insomma coscienza altrui. Cozze, tante volte. Questo pepe che spargo mentre quasi dormo gli brucia il culo ai gendiari, mentre fuori dall’uscio a sbatterci le nocche da flamenco, e sangue, e sabbia, i gendiari dicono a voce alta, per partecipare tutto il condominio e le ville del vicolo, dicono a voce alta tutte le cose, per filo e per segno, che devo fare, rifare, strafare, di giorno e nei giorni a venire. A venire, a venire mi sembra quasi una promessa mancata in partenza. Una partenza senza lenza, senza direttrice da seguire né da fuor viare. Dicono di labirinti che terminano in “s”, di poetuncoli che giusto mutuavano l’appellativo e la corona dall’amicizia con un signore, un o il signore. Dicono di labirinti che sono già finiti – ad esempio: quando Jack Nicholson entrò nel labirinto, secondo me, già sapeva tutto, ora, ditemi, perché io dovrei, avendone un esempio, andare a cercarmi il ghiaccio per faccia e naso e bocca?

Insomma, credo che dovrei aver diritto ad una sovvenzione statale per mettermi a trovare il modo, non algebrico, di fuggire a certi fatti inventandone altri. Mi sembra equo. Solidale. Mi sembra indispensale. Mi sembra degno di uno stato civile e avanzato. Di una civiltà matura e responsabile. Di una civiltà omocentrica. Di una civiltà omofobica. Di un uomo centrato. Di un certo uomo nuovo, cioè giovane. Di un certo uomo giovane napoletano che sarei io.

Arrivederci e grazie.

 

(e chiudete la porta ai gendiari)

 

O’Munaciell’

Pubblicato il 4/2/2007 alle 23.22 nella rubrica 'O Munaciell'.

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