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I funiculà della notte

                                    

Ieri notte. Casa Munaciello. Il terrorista in seggiovia, in posizione favorita, ordina al capo della polizia di mandargli Da Silva. L’amico di Da Silva, un nero ossequioso ai doveri del fido amico, si ribella temendo che il terrorista gli ammazzi l’amico. Il capo della polizia sbotta : «zitto! sono io che comando qui, e il terrorista ha chiesto Da Silva!».
Io che comando.. lui ha chiesto. Bah. In questo genere di film c’è sempre un sottile sgambetto alla logica, a volte non ci fai caso, a volte sì. Come la faccia da fesso di Stallone che si sforza di sembrare Al Pacino ma… gli occhi gli son cascati. Però Dio benedica chi ha inventato rete 4 (maddai!) perché un Hauer così è raro vederlo e, ci scommetterei, possibile solo su rete 4. Glaciale dice «io voglio solo essere bello». Prima trasformazione: non sapeva, Rutger, che pur bello avrebbe dovuto corrersi tutta la città, e anche la metro. In questo genere di film si corre tanto, un esercizio salutare che o saluti e vai a nanna o provi a entrare nell’atmosfera, ma mai nella seggiovia: infatti, lassù sospesi - funiculì funiculà - il faccia a faccia bell’e buono, e poi quel finale trasformista con faccia di culo Stallone che si nasconde nella vestaglia della bella e nella barba. Il film ha un buon finale e una certa affascinante aria appannata di quegli anni, e discodance, e colori. Però resta bruttino. Ma poi, scusate, forse Costanzo sul cinque era bello?

Pubblicato il 2/2/2007 alle 17.19 nella rubrica cinèma.

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