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Essere portato, per natura, a ritenere che l’arcobaleno sia la proboscide del cielo. Non è un buon conto, un servigio reso a umanità varia da me. Eppure me ne sto tranquillo. Una buona dose di cose da fare e tantissimi milioni di altre da… pensare di fare un giorno, quando poi riconosci – come? – quel giorno da, forse, da, forse lo riconosci da un’aurora diversa? Possibile che. La diventi, verde? Io, fantasma scalzo, parlo di me con la puntualità di un epitaffio. Non d’altro, anche quando parlo di te, sopra sopra parlo di me.
Leggo che questa merda di televisione italiana va sputtanandosi nei viali di periferia, in cerca di fichette  che paghi poco per un fiotto di vita sprecata, imprecata, e che mai si cura di quale parassita attacchi a sé, e a me, e a noi. Ritengo uno strumento valido. Ma ritengo e mi trattengo nello spalare il fango dal fiume di memoria se leggo che si lavora alla nuova fiction su Battisti, o su Gaetano, a chiamarle, se vogliamo, emozioni ci perdiamo il fiato. E la verginità di adolescenti. Quando poi anche l’omicidio Calabresi, quale dei due? E la vedova spertoffia dicendosi privata del privato.
Lo strumento sarebbe pure valido. Ma all’estetica del pappone io non credo. Forse solo Harvey Keitel in canotta bianca, come estetica passiva, tollero e di più adoro. Però no, il pappone oggi alla sua cattedra progetta parabole scarse che partono dalla storia e finiscono il loro fetillo in mare, via cloaca. E, non posso farci niente, il tono non mi si addice. Per cui fottersi.

O'Munaciell

Pubblicato il 1/2/2007 alle 19.7 nella rubrica televizione.

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