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Il morbo

                      

Morbosamente sviolinano e poi stuprano le ciociolette che andremo a respirare, manco a ritenersi già dotati d’impianti protonici capaci, e progettati apposta, capaci di maturare dall’acqua ossigeno e, dopo, quando l’acqua sarà finita o pesta, dall’ossigeno acqua. Morbosamente segano le secolari fronde, le magnificenti colonne dei polmoni, e morbosi sciacquano i loro zozzi ani nelle vasche dove il cordone a Venere fu reciso da una brezza. Morbosamente aizzano le brezze insultandogli la corretta mistione di caldo e freddo, poiché s’appellano a sembianze divine misconoscendo la natura fangosa del loro, più che d’altri, cervello. E così morbosamente m’auguro che i loro figli ne raccoglieranno le feci carbonizzate, infestate di vermi nutriti del loro intestino, per poi crepare essi stessi, seppur figli e immacolati, di inspiegabili spasmi alle tempie, e di lento soffocamento, dopo che i denti gli saranno caduti rotti come mucche pazze, o polli avariati, e dopo che le ginocchia gli si saranno rivoltate e sparse fuori asse al pari di un ghiacciaio disciolto, e dopo che il cuore gli si sarà rallentato per allungare ogni istante di supplizio, morbosamente gli auguro una mezza morte, col cervello ancora vigile a riferire alla memoria il buio della bara e il silenzio carico d’umidità della notte nel camposanto, e il ragno che nell’ultimo respiro gli ha sfondato la trachea!

Pubblicato il 31/1/2007 alle 17.29 nella rubrica duende.

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