Blog: http://ciromonacella.ilcannocchiale.it

Incontrare dio, sentirsi ascoltato per una volta, la prima dopo quel vagito di dolore e schifo, dopo quella prima boccata d’aria che avvampa i polmoni e ramifica nei bronchi. Lui stava lì, con quel sorriso da gioconda che niente dice e niente cuce. In mano aveva un boccale di latte che a righe gli faceva delle guance un ventre di zebra.

 

“Mi dissero che eri dolce, lo sai? Uomini con tuniche femminee e facce dissanguate insegnano che dietro ogni alba c’è una zolletta di zucchero, e che quello zucchero sei tu. Ma dove sei nato? E dove sei morto? E perché in qualche stella hanno scorto la necessità della tua esistenza? E perché insegnarla a menti limpide ma corruttibili? Un bagno nella fonte battesimale sono già quattrocento anni in meno nell’immaginazione: esistono menti che senza menzogna avrebbero saputo dipingere milleuno mondi più odorosi del tuo, bieco! La tarpatura delle ali avviene fra cuscino e lana, mentre il capezzolo eroga libertà che il pube mai avrebbe dimenticato- quest’è divino, questo ricordo che si fa linfa amara e che mi fa sperare di poter, in qualche modo, fuggire il tempo e sviare la morte verso lidi più adatti al suo seccume. Dicono che sei dolce, lo sai? Che questo sarebbe il martello che scolpisce gli animi: un martello di cannella, che se un sasso nello stagno fa aromi concentrici - alla cannella la rende sterile e polverina. Io, dio, per quanto riguarda il mio sentirti nei testicoli, conosco una sola potenza emotiva. Perché il ragionamento esula dal coglione, lo ribalta: siamo o no una ben costrutta pelle? Ho visto miele solidificarsi alle pendici, fibrose, della vendetta. Il miele brucia il sangue, lo sai? Purchè il fato non urli le sue condanne sarei disposto a mille bestemmie, e mille vendette alla sua faccia da tagliare. Ma il miele mi quaglia l’odio, me lo scuce - se esistessero aghi adatti e fili d’oro equestre. Il dolce è la giusta conclusione di una strage, nient’altro. La sua esistenza, sciolta e latina, da sola non basta a far vita. Il dolce è quell’unica foglia gialla che copre un lago. Ma quando il miele mi solleva le unghie vorrei infilare il capo nella prima latrina, e sciacquarmi questi boccoli nel sangue mestruale dell’ultima vergine.”

Pubblicato il 28/11/2006 alle 12.4 nella rubrica duende.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web