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Come rispondere a chi m'offre la vita eterna.

Vita eterna. Il paleologo gli s’osta. Anche il veterinario. Ed ogni medico. Il contadino con le piaghe nella schiena, e le cavallette, e le mogli dei zappatori che – oggi, miracolo evoluzionistico – stanno in Africa. Il prete no. Gli si drizza un po’ l’uccello, oltre che con l’incenso, con questa storia eterna. E’ un trucco del mediocre quello di sperare nel dopo. Un trucco per accettare la mediocrità senza dimenare i peluzzi delle mani. Beh, io non vorrei scadere nell’intimo, e appesantire chi mi fa il favore di leggermi, ma. La vita è bella e carità seguente, gioie che scavalcano i dolori, odio che sbatacchia il rancore, però tutto il costante alla lunga ti redime della pazienza peccatrice con cui ti sei sobbarcato il mondo. Il tuo, che avanza. Colonne, io Ercole? Un paio di chili di bicipiti mi mancano. Allora sparo come un razzo, e settant’anni me li sudo e me li scopo. Non altri. Già mi pare una malattia, una caparbietà, se un vecchio vede Fini dopo esser passato da Giolitti in fasce, lui, alla mascella che parlava. Un mostro. Se sento amore eterno divento femminuccia. Se sento per sempre stringo il cappio al “pr”: leggo per seme. Se sento vita, responsabilità, crescita, produzione più di prodotto, se sento raccogliere i frutti, seminare e razzolare, io ruzzolo: mi scambio per sasso e cerco la collina e, senza sciare: c’è un lago profondo un ano?

E poi, ammesso che dio esista, dovrei stare a sventagliarmi ai suoi calli pederasti senza vino? Senza orgasmo? Sì, una gioia di luce. Bene: mi si illumini adesso perché, ecco, ho abbastanza fretta.

 
“Io vengo a offrirvi la vita eterna e voi m’offrite un calcio in culo?”
Sì. La do io la risposta che mancava.

Pubblicato il 23/11/2006 alle 13.6 nella rubrica 'O Munaciell'.

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