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Elaborare dati non è il mio forte. Elucubrare è ben altro lusso. Ma dati, cioè, irrevocabile è un pessimo aggettivo, quasi s’intimidisce a qualificare. Dati. Se esistesse una medicina, foss’anche in Cina, non ne prenderei. (Il mio forte, il preferito, era Schwartzenegger – o giù di lì – ne’ L’implacacabile, film vecchiotto e brutto, però futuribile che bastava.  Manche in Commando, che una figlioletta arricchiva di romantichezza la pochezza della polvere da sparo. Conan no, troppi capelli, disorientano. Poi RamboRockyCobra inutile proprio a dircelo. Adriana forse non rientra nel rango, ma manco Adriano, quello romano). Medicina, insomma. Se esistesse ne inietterei tutti i laghi. Con aghi, colleghi. Per dato intendo ciò che si da. Lo paghi e l’hai. Anche poco lo paghi. Apri guggol, e lo trovi. Poi lo smerci con palle di neve di Natale, che elabori senza fatica, assembli, dici che è tuo. Ma a che? Tuo a che? Mer de che? Non parlo di prezzo, parlo di dato, che si da, che da il popò al becco d’elefante. Bom, boam, broaarm! Ecco, il mio forte è voler essere elefante. Non che lo sia, per speranza al vento, no! Voler. Voler è un po’ morèr. Me quest’è en’ eltre vete.

                          

O’Munaciell’

Pubblicato il 22/11/2006 alle 20.58 nella rubrica 'O Munaciell'.

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