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Conobbi una tizia, avventizia, era la donna immagine della campagna del dentista, pubblicitaria. Tiziana, la tizia. Andò dal chirurgo per smagrirsi. Disse, vorrei tanto sparire. Sparire è un po’ partire, rispose lui. Vorrei partorire senza essere incinta, perdere così tre chili in un colpo. L’abbracciai a lunga. Sparì quando mi sbottonai la camicia. Temo sia affondata nell’asola, o nel gancetto del mio braccialetto.

Dov’è il bello delle ossa? Io mi ci sforzo, indago: cosa attrae di un ago? Un bel viso, invece, e bei modi e mortadella sui fianchi riempiono la botte e il letto, e inzuccherano il cuore. Pure lo stile di quelli che idealizzano la professione, e religiosamente si dicono stilisti, lo uso per fasciarmi le caviglie quando becco un calcio. Non c’è niente di più atroce della stupidità che si fa pagare. Forse solo la vita, che si fa sprecare.

Pubblicato il 17/11/2006 alle 13.9 nella rubrica Diario.

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