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Un buco, e mi ci infilo

Ascolto una canzone, musica che mi bacia l’orecchio. E mi riempio di vacillìo, e mi costerna la potenza del senso. Ascolto tutto ciò che vibra, mi ci allungo. Penso, adesso, che se non scrivessi vivrei la metà del mio corpo. Esistono filamenti inarrivabili, smuovono acque che da secoli figliano girini negli anfratti più muti di… della… Ascolto un’abilità. Una predisposizione a scandire un flusso, tutt’attorno mille facce nascondono gli occhi dietro dita tremanti., che non vedi ma soppesi. Andare in nessun luogo non è paura del movimento, ma amore per esso. Il niente arrotola speranze su effusioni, mentre muoio. E’ diverso. E’ divertente. Un cerchio o cosa? E mille sono i cecchini che sparano sabbia da notte, vestaglie corteggiate dal vento. Non ho un’essenza se mi attraversi con lo sguardo. Fingo i migliori anni, schiavo, cerchio di potenza. Affermazione è fame. Fame di sete. Quando il tramonto si chiude in rosso non divaga, semplicemente testimonia la solennità di un bacio rubato al freddo, la guancia liscia della conferma “davvero, vuoi? Cosa sarò dopo, io, per te? Una distanza da colmare di bugia? O di verità?” Fino al giorno in cui io, mia unica proprietà, varcherò la soglia del concesso. E dietro, cedo. Scusami. E’ stato un gioco. Non sono qui per trovare niente, solo per lasciarmi cercare. E’ notte, adesso, e ogni mansarda è avvolta dal silenzio. Un pianoforte dice che attorno, quelle mille facce, appassiscono. Un altro inganno temporale. Che vuoi da me? Le mie sono espressioni da attore, che estraggono merda dal culo dei neonati e la fanno rivivere ad età sconsigliate. Ma no. Non sono un attore perché non conosco il mondo, lo sono perché mi conosco. Non c’è altra scelta, come non c’era nell’attimo prima del bacio, d’ogni bacio. E, ripeto, guardami mentre mi dici che la pazzia non è un’ altra magia della chitarra. Io sono sensibile a queste cose, un esattore. Nasco oltre il monte, ben più su della mansarda che s’acquieta all’ombra delle nuvole, nasco per vivere cento vite, cento contorni, cento mari rotti di lacrime. Così muoio, in una virgola,

Pubblicato il 15/11/2006 alle 17.36 nella rubrica duende.

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