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televizione

                                           

E’ finita pure l’era delle annunciatrici in tv. Non che me ne stia nel cantuccio d’alabastro coloniale a rimpiangere l’occhiello di un talieur con un fiorellino secco, né la permanente dorata, né la ruga abbottonata nella forma di cellofàn delle vecchie annunciatrici di quando l’Italia pensava che la minigonna fosse un difetto di fabbrica, dovuto ai tentacoli del diavolo, o alla libido richiesta dai rockers-poppers d’oltreoceano. Sono il primo – casomai il secondo va’, dopo Boncompagni, ma solo perché mi precede di un bel botto – che alle prime sgambettate sugli sgabelli s’è rifatto gli occhi nella pelle esclamando bendicenze sulla progenie della tipa in questione. Però, che diamine, un fallimento totale. Ci siamo che la bellezza della gnocca acchiappi un telepassatore distratto, lo tenga fermo alla poltrona, con chiodi e frustini, ma poi? Lo spettatore s’aspetterà dell’altro, in fondo è da copione, in più l’invito a seguire i programmi della rete va a mignotte ancor prima dello spettatore. Disatteso è il pullulo del poltronito, diavolo se l’è! Che vuoi fa’, io quando becco la pechugona Foliero, per quanto casta abbia ricoperto i verdi pascoli, mi vien voglia di fittare un porno, altro che la nuova replica della vecchia serie della media-fiction.
Che per una volta, signorine buonasera, abbiate la bontà di leggervi bene il copione, e di portarlo affondo con coerenza – che so io? uno strip di sfuggita, una bretella che casca, una gonna in preda a folata di vento dionisina. Allora sì che lo spessore del ruolo sarebbe ben altro.

Pubblicato il 18/7/2006 alle 13.31 nella rubrica televizione.

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