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Amoresperros

                   

Inarritu. Qui siamo di fronte a uno che sa fare quello che fa. Del “21 grammi” ha l’aria di fondo, quel peso di condanna e d’afflizione, qui più scatenato, più messicano. Del suo spezzone in “11 . 09 . 2001(“la luce di Dio ci guida o ci acceca?”) ha il grado, la spietà. All’incrocio stradale un incidente – fusione d’atomo – fa toccare tre e più vite. Il giovane Octavio che vuole scappare con la moglie del fratello violento; la modella Valeria cui s’infrange la vita oltre che la gamba; e un ex-professore, ex-guerrigliero, ora barbone e killer su commissione in cerca della figlia abbandonata. L’attimo dello scontro, la vita d’oggi vista come caotico ritornello: il regista scompone, stil libresco capitolario, libero di flettere il tempo, e lo manda alla rinfusa, ma sapiente. Dal basso – lotta per sopravvivere alla miseria d’economia – all’alto – lotta per sopravvivere alla miseria d’animo – c’ è il Messico che lui sente. Al fianco, sopra e sotto, in un cumularsi d’esagerazioni (fino alla pira infuocata, camposantiera) cani d’ogni razza e stoffa, e l’ amore del padrone, lungo quanto uno schizzo di piscio di cagna, pronto alla resa comoda non appena si presenta un ostacoluncolo qualsiasi. Il sapore dei condannati, man mano, è misto a quello dei carnefici. La pellicola avanza, un cerchio si stringe mentre altri danno l’idea d’essersi sì allargati che quasi li hai persi. Ma quello che si stringe trova piena collimata di destini: a sopravvivere sono gli assassini, cane e uomo, uomo e cane, o tutt’uno indissolubilmente incarniti. I derelitti lasciano il campo con le lacrime della sconfitta, ancor più amara perché s’è giocato sporco. Denti penzolano, labbra e lingue secche fuori dal proprio posto: le vene rotte alla gola segnano il paradosso caldo della morte. Amori cani, come aggettivo d’ogni amore. Cani amori, come aggettivo d’ogni cane, tradito poi: caterve d’amori insanguinati. Ma pure amori-cani, unico sostantivo, i cui confini semantici solo chi ha un cane può saggiare dopo aver visto il film. Amoresperros.
Leòn, bambolotto mio, che bel musetto che hai.

 

O’Munaciell

Pubblicato il 16/7/2006 alle 12.40 nella rubrica cinèma.

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