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C’è una cosa che proprio non ingoio, è pillola al vetriolo. Che la mamma di tutte le troie svendute, cara mamma rai, s’accolga, a braccia squamose, qualche fottutissimo merito di qualche fottutissimo tipo, per la corriera che la nazionale ha acchiappato assieme al fato. Ne ho già scritto, magara pure troppo, però niente, non la mando giù (né a dire). Ancora mi fa rabbia che il canone se lo intaschino per reconditi misteri e che l’evento della stagione (perché, checchè ne dica lo snobista, il mondiale di calcio è, in termini -anche, e zozzamente- puramente commerciali, l’evento della stagione televisiva) vada per lidi criptati. Ora si prepara un carro, forse Viareggio, ma non lo dimentico che se al tempo dei gironi infernali la testa mia, venuzza di maggio, m’ordinava di passare un allegrotto pomeriggio vedendo in tivvù Zimbabwe-Madapropriodagascàr, gli dovevo ripondere (a lei, solenne sovrana della realtà che vivo) “no, scusa cara ma NO, la mamma cacca rai ha conservato i soldi per pagarsi le mignotte delle isole formose: torna a dormire, cara, o a indaffararti per entrare presto nel do ut des del nostro mercato ciucciasangre”.

Pubblicato il 6/7/2006 alle 17.24 nella rubrica televizione.

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