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'o munaciello


Diario


6 febbraio 2007


Poi ho fatto il numero. “Pronto”, voce forzatamente sexy dall’altro capo, “è Arrabbiato?” chiedo. “Quanto vuoi!”, mi fa, poi ansima, e sospirando con voce rotta di piacere dice che le mutande già non ce l’ha, che… “il tanga quasi quasi lo brucio”. E’ stato allora che ho capito d’aver sbagliato numero.
Lo rifaccio, e becco Arrabbiato, quello vero.

Squisito torrente di vocaboli e risate, lui parla in georgia 10 color rosso senza perdersi a rincorrere forme o formule, e il pane sia pane e il pesce sia pesce, senza moltiplicazioni. Io me lo sento parente questo qui. C’è una certa ricerca in lui svincolata dall’alloro, georgia rosso vino. E sia, che m’ha annullato la timidezza di fare un numero cui risponde una voce estranea, esterna, io che non parlo se non per cantare, annullata timidezza perché poi quella voce è così senza finzioni che mi sono sentito in colpa per essere stato timido prima della sua prima risata. Immediata.
Poi a parlar di stile e di scrittura, e d’altri blogs, e di persone. Che s’attacca il telefono quando t’accorgi che sì, è uno che già conosco, manco c’era da intimidirsi: è arrabbiato, eh!




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6 febbraio 2007

La sinfonìa de la vieja puta

Parmeno:   Signore, Sempronio e una vecchia puttana tutta truccata bussano alla porta.
Calisto:   Zitto! Zitto, cretino, che è la tipa che aspetto: corri ad aprire!
Parmeno:   Perché, signore, te la prendi così? Cosa ti angoscia, signore? Forse pensi che per lei sia un’offesa il nome con cui l’ho chiamata? Non pensarlo proprio, anzi quella si bea a sentirlo, come fai tu quando dicono “il prode cavalier Calisto”. Inoltre è proprio famosa e conosciuta con questo titolo. Se è fra cento donne e qualcuno dice “vecchia puttana!”, lei senza nessuna vergogna subito si volta e risponde col sorriso. Ai banchetti, alle feste, alle nozze, ai funerali, a ogni raduno di gente lei è lo spasso. Se s’avvicina ai cani, quello le dicono abbaiando; se ci sono gli uccelli, altra cosa non cantano; fra i montoni, così la chiamano belando; se passa fra le mucche, queste muggendo dicono “vecchia puttana!”; anche le rane degli stagni altro non gracchiano. Se va fra i fabbri, quello tintinnano i loro martelli; i carpentieri e gli armaioli, i serraturari, i calderai, ogni arnese metallico forma nell’aria il suo nome. La cantano gli zappatori e i tessitori, i contadini negli orti, nei campi arati e nelle vigne, i mietitori con lei si svagano. Quelli che perdono a carte cantano le sue lodi! Ogni cosa che emetta suono, ovunque essa sia, forma il suo nome. Oh che mangiatore di uova sode doveva essere suo marito! Che vuoi che ti dica di più: se sbatti una pietra su un’altra quella suona “vecchia puttana!”.

 

Tradotto e tratto
Tradotto da me, e tratto da “La Celestina” di F. De Rojas




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5 febbraio 2007


 

Francesco è un bravo ragazzo. Però a volte è cattivello. Usa le parole mica solo per cambiare aria alla faringe! Ed è per questo che quando fa il bravo mi diventa irresistibile. Io stasera non esco, ho un moto di clausura da dolcezza. Bravo Francesco, sei stato bravo: basta prendere per il culo Adinolfi.




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5 febbraio 2007

Merry L.


Nel 1975 Stanley Kubrick metteva mano su Ryan O’Neal trasformando una bel faccione anonimo in una spertugiata maschera di antieroe. In quel film il duello si fa espressione di più profonde lacerazioni, e racchiude lì l’audacia, altrove la passione, e altrove infine il più clamoroso fallimento di una vita fallita: l’odio che scalza la solitudine, e che proviene da chi, sebbene non sangue del sangue paterno, da questi è stato educato alla vita. Il padre contro il figlio.
Ora, se chiamiamo il personaggio del romanzo “Barry Lyndon”, riletto da Kubrick, “a”, e se ammettiamo che la sua manifestazione corporea (l’attore) debba essere uguale ad “a” per esigenze veriste e chiamarsi “b”, ne viene che Kubrick ritenesse O’Neal uguale a Lyndon.

 

Fin qui niente di rilevante. Tuttavia pochi giorni fa O’Neal è stato arrestato per aver puntato, durante un litigio, una pistola contro suo figlio.
Ecco dimostrato che l’occhio profeta di Kubrick s’infila fin dentro le gozzoviglie più inaccesse dell’animo.




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4 febbraio 2007

Una festa di cocoriandoli

   

 

Una festa di cococoriandoli, prima che vengano a rompermi la porta i gendiari, i gendarmi incendiari, quegli ometti con elmetti rossi e verdi come pummarole. Quelli lì, e voi che ne sapete? hanno le ali a parlantina, e portano sempre appresso una stuola di catrame tendente al ruggine, con cui pigliano a sferzare la schiena della vittima. Se non trovano schiena si sfogano sulla coscienza, chè loro sanno dove trovarla. Io no. Certe volte, specie di notte, mi pare quasi di sentirla, ma è più un lei sente me, un lei allunga mani pelose verso il mio ventre e stritola con un ghigno bavoso da cagna cattolicoforme (l’ingegno del cattolico è nel disprezzo per ciò che ama). Questa è la coscienza, ecco perché dio notte.. di notte metto – questi lappi froidiani – l’amo in qualche scoglio e vedo cosa abbocca, se storia, se uomo, se donna, se morto, se vivo se vecchio se bimbo, insomma coscienza altrui. Cozze, tante volte. Questo pepe che spargo mentre quasi dormo gli brucia il culo ai gendiari, mentre fuori dall’uscio a sbatterci le nocche da flamenco, e sangue, e sabbia, i gendiari dicono a voce alta, per partecipare tutto il condominio e le ville del vicolo, dicono a voce alta tutte le cose, per filo e per segno, che devo fare, rifare, strafare, di giorno e nei giorni a venire. A venire, a venire mi sembra quasi una promessa mancata in partenza. Una partenza senza lenza, senza direttrice da seguire né da fuor viare. Dicono di labirinti che terminano in “s”, di poetuncoli che giusto mutuavano l’appellativo e la corona dall’amicizia con un signore, un o il signore. Dicono di labirinti che sono già finiti – ad esempio: quando Jack Nicholson entrò nel labirinto, secondo me, già sapeva tutto, ora, ditemi, perché io dovrei, avendone un esempio, andare a cercarmi il ghiaccio per faccia e naso e bocca?

Insomma, credo che dovrei aver diritto ad una sovvenzione statale per mettermi a trovare il modo, non algebrico, di fuggire a certi fatti inventandone altri. Mi sembra equo. Solidale. Mi sembra indispensale. Mi sembra degno di uno stato civile e avanzato. Di una civiltà matura e responsabile. Di una civiltà omocentrica. Di una civiltà omofobica. Di un uomo centrato. Di un certo uomo nuovo, cioè giovane. Di un certo uomo giovane napoletano che sarei io.

Arrivederci e grazie.

 

(e chiudete la porta ai gendiari)

 

O’Munaciell’




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4 febbraio 2007


E a me, che sono un bambino ingenuo senza una sbavatura di malizia, mi fate credere dalla tivvù che nella vita basta scegliere ciò che non si sa fare per avere successo. A me fate ascoltare capre che cantano e guardare lombrichi che danzano, muti che parlano alle camere dove tonti s’azzuffano sulla nazionalità di Mandela: brasiliano o san marinese?
No, ma io non ve la passo liscia. Vado a fare il provino per architetto con specializzazione torri pendenti, e vediamo.




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4 febbraio 2007

La palla è quadrata /2

                

Il pm di Catania, Renato Papa, sostiene che fermarsi, sospendere i campionati, sarebbe un errore perché significherebbe che lo sport è ostaggio di bande di delinquenti. E diamogliela pure buona nella misura in cui fermarsi, in questo paese, debba intendere proprio… fermarsi, cioè stendere la natica nella palude e attendere il messia, la mamma madonna, al peggio un santo al volo – poi dicono che la chioccia vaticana non c’azzecca coi nostri malanni!
Proviamo invece a immaginare, nella fattispecie, un nuovo significato per quel verbo. Che Italia sarebbe, questa del pallone in emergenza, se fermarsi varrebbe sospendere i campionati mentre - contemporaneamente, e fino a risultati ottenuti - si procede a slacciare le manacce del tifo organizzato dalle società sportive? Io non credo che gli ultràs si procurino diritto di parola per atto unilaterale, altrimenti potrei svegliarmi domani e decidere di chiedere gratuitamente una dozzina di biglietti per la prossima trasferta del Napoli e invitare anche te. No! L’altro contraente è molto più potente economicamente, eppure cede al compromesso: perché? Cosa ne ottiene?
Diffido dal ruolo ombra dei presidenti delle società. Ed è per questa diffidenza che mi auguro, in via precauzionale, l’immediata sospensione di tutti i campionati italiani di calcio a tempo indeterminato.

 

Tanto io il fantacalcio non lo faccio.




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3 febbraio 2007

La palla è quadrata / 1

[Volevo risolvere la questione scrivendo che il pallone va a rotoli, ma mi sembrava troppo alta come cosa, prodigiosamente sintetica e pure ironica (pallone -> rotoli) e poi, soprattutto, l’ha scritta Adinolfi. Ma l’avevate già capito, vero?]


Il gesto atletico, e la fantasia, e l’uomo che di calcio esprime la sua testa, questo mi rapisce. Ma manco dallo stadio da due, tre forse, anni. Lo stadio, parlo del San Paolo per diretta conoscenza, è un non posto. Non c’è legge. Non c’è neppure miraggio di sanzione. E’ un non posto in senso civile. E il tifoso è sostanzialmente un ebete, o uno sgraziato che non ha completato lo sviluppo, … e non credeteci quando vi dicono dei pochi facinorosi a fronte di una massa di corretti: balle! Enormi balle! Cinquanta e cinquanta, nel miglior caso, di tranquilli e criminali, ma con la pazzoide variabile dello charme che il crimine in massa esercita sul singolo quieto. Non dirò di più, perché poi i motivi di questa mancanza non li conosco e non m’interessano, ma so che da lì è meglio tenersi alla larga quanto meno per stare a proprio agio, che lì, per ragioni incrociate e misteriose, si convoglia la peggio razza d’ominidi, per incantesimo attratta a sporcare quello che sarebbe lo sport più bello, più anarchico all’interno della regola. Possono pure chiudere tutto e per sempre. O anche no, in fondo basterebbe chiudere gli stadi. Ma tanto non lo faranno, niente di questo: gli euro hanno la memoria corta.




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3 febbraio 2007

White Rabbit, Jefferson Airplane 1967

         

Il suicidio dell’allucinazione che ha fallito ha l’odore di una vasca elettrica, di pelo bruciato, di mostro che fa coagulante il pavimento con le sue secrezioni addominali. Mi fanno male gli occhi, a guardarti, che non so se sei mia.

 




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2 febbraio 2007

I funiculà della notte

                                    

Ieri notte. Casa Munaciello. Il terrorista in seggiovia, in posizione favorita, ordina al capo della polizia di mandargli Da Silva. L’amico di Da Silva, un nero ossequioso ai doveri del fido amico, si ribella temendo che il terrorista gli ammazzi l’amico. Il capo della polizia sbotta : «zitto! sono io che comando qui, e il terrorista ha chiesto Da Silva!».
Io che comando.. lui ha chiesto. Bah. In questo genere di film c’è sempre un sottile sgambetto alla logica, a volte non ci fai caso, a volte sì. Come la faccia da fesso di Stallone che si sforza di sembrare Al Pacino ma… gli occhi gli son cascati. Però Dio benedica chi ha inventato rete 4 (maddai!) perché un Hauer così è raro vederlo e, ci scommetterei, possibile solo su rete 4. Glaciale dice «io voglio solo essere bello». Prima trasformazione: non sapeva, Rutger, che pur bello avrebbe dovuto corrersi tutta la città, e anche la metro. In questo genere di film si corre tanto, un esercizio salutare che o saluti e vai a nanna o provi a entrare nell’atmosfera, ma mai nella seggiovia: infatti, lassù sospesi - funiculì funiculà - il faccia a faccia bell’e buono, e poi quel finale trasformista con faccia di culo Stallone che si nasconde nella vestaglia della bella e nella barba. Il film ha un buon finale e una certa affascinante aria appannata di quegli anni, e discodance, e colori. Però resta bruttino. Ma poi, scusate, forse Costanzo sul cinque era bello?




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2 febbraio 2007

Se pure dio esistesse sarebbe meno convincente di Malvino

Perchè poi non è che per forza si debba fare giri di opinioni.
Perchè poi c'è la scienza. Provino, i ciechi, a confutare questo.




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2 febbraio 2007


Sì, è giunto il fischietto del treno del momento in cui devo ammetterlo, a me di fronte a voi: mi ci sto dedicando, adesso, al blog. E’ successo per caso. Un mese appena, forse. Ora sì. Per caso. Non lo so perché. [Mi tradisco sempre:] forse perché mi sto gustando le menti che mi leggono o forse perché ho bruciato una canotta di pudore, o forse perché inizio a fidarmi nel mezzo come mezzo per una comunicazione quasi intera, di certo un po’ più di mezza. Mannò, sarà perché è comodo così, d’altronde non è che ci creda poi tanto nella comunicazione. Quel poco tanto che basta. Diciamo che, forse, questa libertà è meno autarchica della mia solita, ed è curativo il processo che segue al primo tamponamento, la carrozzeria si deflora di quella purezza posticcia. Graffio e sudore, due parole-una galassia, che m’è madre, o così sia. Racconti sospesi: perchè il blog mi consente di provare registri e toni che incastrare in un racconto, così come oggi potrei, a tempo in ritagli, sarebbe uno scippo a ciò in cui credo. Andiamo allora, adesso sì.




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1 febbraio 2007


Essere portato, per natura, a ritenere che l’arcobaleno sia la proboscide del cielo. Non è un buon conto, un servigio reso a umanità varia da me. Eppure me ne sto tranquillo. Una buona dose di cose da fare e tantissimi milioni di altre da… pensare di fare un giorno, quando poi riconosci – come? – quel giorno da, forse, da, forse lo riconosci da un’aurora diversa? Possibile che. La diventi, verde? Io, fantasma scalzo, parlo di me con la puntualità di un epitaffio. Non d’altro, anche quando parlo di te, sopra sopra parlo di me.
Leggo che questa merda di televisione italiana va sputtanandosi nei viali di periferia, in cerca di fichette  che paghi poco per un fiotto di vita sprecata, imprecata, e che mai si cura di quale parassita attacchi a sé, e a me, e a noi. Ritengo uno strumento valido. Ma ritengo e mi trattengo nello spalare il fango dal fiume di memoria se leggo che si lavora alla nuova fiction su Battisti, o su Gaetano, a chiamarle, se vogliamo, emozioni ci perdiamo il fiato. E la verginità di adolescenti. Quando poi anche l’omicidio Calabresi, quale dei due? E la vedova spertoffia dicendosi privata del privato.
Lo strumento sarebbe pure valido. Ma all’estetica del pappone io non credo. Forse solo Harvey Keitel in canotta bianca, come estetica passiva, tollero e di più adoro. Però no, il pappone oggi alla sua cattedra progetta parabole scarse che partono dalla storia e finiscono il loro fetillo in mare, via cloaca. E, non posso farci niente, il tono non mi si addice. Per cui fottersi.

O'Munaciell




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1 febbraio 2007

quizzando


                       Quisiquizza! Di cinema che guizza.




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1 febbraio 2007

Cosa non si fa per il palazzo

                            

Wladimir Putin dice che non lascerà la politica, e che nelle presidenziali del 2008 non ci saranno eredi designati, ma solo candidati. Io, la butto lì, non credo che fino a quel giorno in Russia non si riaccenderà qualche sapiente focolare terroristico. Io, la butto lì, non credo che non scoppierà qualche palazzo. La speranza è che sia quello giusto, di palazzo. Ma è una speranza che al cospetto dell’intelligenza già crolla che manco s’è edificata. D’altronde, d’etimo, in cosa è pratico il cultore d’arti marziali? Davvero pensavate fossero calci e pugni?




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1 febbraio 2007

ghost writer

                                           

Non so se qualcuno, d’indubbia malizia, avrà fatto caso, se l’avrà fatto, al caso o fatto che oggi, nel primo pomeriggio, sono leggermente mancato. Diciamo assentato. E’ che ho ricevuto una telefonata dall’alto, dal nord Italia, e dall’alto per gerarchia sociale. Non posso dirvi altro, ma un tizio allegro, giocoso e orgoglioso, m’ha chiesto di scrivere qualcosa per lui. Qualcosa di delicato ma rigoroso.
Il paese mi sarà grato. Io, sono il nuovo Ginettaccio.




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Parliamoci chiaro. Questo blog non è un albergo né un giornale. Non è una carta, non è giornaliera né qualcosa da mangiare. Questo blog rappresenta l’offesa della tecnica all’uomo, e viceversa. Non è me, non è il munaciello che vi parla, non è me che vi dico, anche perché voi non esistete che in certe vecchie cartoline. Io e  te non esistiamo e, soprattutto, non coincidiamo. Quindi nel caso in cui tu avessi qualche soddisfazione da chiedermi per cose che ho detto o fatto a te o a qualsiasi tua parente di gradevole aspetto, non hai che da dadà darmi appuntamento domattina all’alba – facciamo alle cinque che prima delle cinque la gallina non fa l’uovo e posso mai duellare a stomaco vuoto? – dietro la chiesa abbattuta e sconsolata. Oppure mi chiedi con urgente violenza di rimuovere, ed io, che so intendere senza mercanteggiare, rimuorrò.

Stesso discorso vale per le immagini, le foto, e soprattutto per le cose che non capisci. E per quelle che non capisco io. Stesso discorso non vale invece per le sparatelle dei commentatori. Quindi altro discorso:



 

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