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ciromonacella
'o munaciello


Diario


31 gennaio 2008

Fantasticonomastico

“Rassegnati,

sei uomo di penna e calamaio:

smettila di correre dietro alla sfera di pelle.”  F.N.

 

Ho fatto crack. Ha fatto crack dopo due partite in due giorni. E già che di suo, e di mio, ne abbiamo combinate tante in passato e tanti crack abbiamo condiviso, ma questa volta è l’indolenza meridionale che porto alla ghigliotta. Il campo era duro, terreno come asfalto, tutto sconnesso, irregolare, buccia d‘arancia, che ti rificca tutta l’energia che impieghi nella corsa e nei vari accessori del calcio dritta in vibrazioni su per la colonna vertebrale. Ma il terreno è terreno, lui mica lo sa, mica lo fa apposta. È l’indolenza del proprietario del campo, è l’indolenza del vollese, del vollese che risparmia sull’acqua e sul rastrello. Ora io sto qua craccato nel letto che parlo mentre la mia bella crocerossina digitalizza i miei pensieri sotto dittatoriale dettatura, e io parlo, parlo, mannaggia ’a maronn’, ‘o patatern, bestemmio, tiro giù tutto il calendario che oggi segna San Ciro. San Ciro ‘o cazz! San Ciro è ricchione! Sarò assente finché non tornerà la crocerossina ad aggiornarmi sui fatti del web. Ma nel frattempo voi, potendo, tenete d’occhio libmagazine che anche oggi s’è aggiornato.


30 gennaio 2008

berlusconi assolto

(libmag today)



Berlusconi assolto. Che poi sarebbe sciolto.
Non è la prima volta che quest’affare della prescrizione
mi suona male mi suona storto mi suona sciolto.
Mi pare il mezzo con cui chi può incula la giustizia.
E che c’è di male? Niente. Proprio niente.
Anzi, solo una decisiva e sfortunata sfumatura
che disallinea assolto da sciolto.


29 gennaio 2008

libmagazine n°21: mortadella in arrivo


è on line libmagazine
io sono quello che parla di Sean Penn,
una favoletta, vista l'ora

poi:

Erba Medica. Di Piero Dell’Olivo
SpeakEasy. Di Michael Mazzei
I ritratti di Fronterrè 
Nic’s Pics. Di Nicola Scardi
La Sinistra Masochista. Di Piero Dell’Olivo
Legge 40 – F.Gallo risponde. Di A.N. Maragò.
Fecondazione: facciamo chiarezza. Di Silvio Viale
Memoria. Di
Giusepe Nitto
I medici del sol levante. Di
Barbara Mella
Contro ogni speranza. Di Gordiano Lupi


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27 gennaio 2008

LA BOMBA, ultima puntata del governo Prodi


Non era esattamente quello che avevo in mente.
Ma non mi dispiace.


27 gennaio 2008

prometto


Dalla mezzanotte di lunedì, solo su Libmagazine,
si parlerà di un gran film.


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25 gennaio 2008

Prodi si è dimesso. Ne mancano altri novecento.

 

La che segue sarà una attenta disamina sull’attuale situazione politica italiana. Indi per cui saranno quivi trattati nei minimi, nei miserrimi, particolari i due principali scenari. Il primo, senz’altro il più comodo, contiene però in sé un germe di leggera sconnessione… com’un paradosso, ma senz’osso. Il secondo, più complesso ma di maggior durata, necessita di pazienza, dedizione, e spirito d’iniziativa – tutti pregi che la nostra classe politica ha smesso di avere più o meno da xx anni (lo so che non si legge il numero, ma è a due cifre, e già è assai).

 

Scenario a)

Prodi è caduto. Il governo è caduto. Prodi e il governo coincidono. Si da che o l’Italia è senza governo o Prodi non è affatto caduto. Tutt’al più: elezioni anticipate e manto stradale rifatto.

 

Scenario b)

Poi Prodi è caduto. I possibili scenari, i possibili scenari, i possibili scenari. E ancora i possibili scenari, la sfiducia certificata, e i possibili scenari dei 161 brindanti contrari contro i 1 senatori astenuti, il senato non approva, ma certifica l’apertura dei possibili scenari. Dunque è davvero caduto: da qui i possibili scenari e il margine d’azione, e la legge elettorale e il governo tecnico, artistico, tecnico. I possibili scenari, il telone s’apre, da lì uno sputo, un chitemmuorto, uno sviene di qua l’altro di là (è sempre preferibile che due possessori di crani svengano in opposte direzioni onde evitare che i due crani convergano politicamente in un abnorme e fallico bernoccolo). Ma perché? Ma perché Nuccio Cusumano, dico io, dovrebbe essere una merda? Come o cosa o chi e con cosa avrebbe reso possibile l’ingresso di una merda nel luogo più etc. e storicamente più importante etc. che più di ogni altro monumento etc. etc.? Perché questo vecchino è stato sballottato e odiato, e svenuto? Chi diavolo l’ha svenuto? Qual diavolo? C’è qualche grossissima ragione di natura personale? Un dramma romantico, un dramma d’onore s’è inscenato alle nostre spalle e soprattutto a quelle di Romano Prodi? Qualche parente messa incinta dopo scavalcamento di mura di convento e promesse tradite e lettere d’amore notturne e infuocanti? C’è un vecchio duello che alimenta quest’odio? Una pistola che volontariamente mira alla spalla e attende la clemenza ravveduta dell’altra? L’altra pistola spara al cuore? Ma perché spara al cuore, dritto lì? C’è dietro un’occulta manovra di Bersani (Samuele)? Che fine hanno fatto i 3 senatori dell’udeur che Prodi ha perso? Dov’era quando li ha visti l’ultima volta? Aveva mica fame? Perché questa violenza contro Cusumano? Ma è seria, ragionata, tutta questa roba in parlamento (luogo più etc. e storicamente più importante etc. che più di ogni altro monumento etc etc)? Se esistono dei motivi per prenderla così male io devo saperlo. Io devo. Anche perché cavare una singola merda dalla fogna è affare o impossibile o adatto al merdaiuolo.

'O Munaciell'


24 gennaio 2008

Ingerenza alla conferenza di Yalta

"Niente, quel giorno a Yalta faceva freddo. Si tende spesso a sottovalutare il fattore climatico. Io no, capisco il tempo e il clima e colgo al volo. Era febbraio muso duro, mese duro, di ferro, di fabbro ferraro, e un vento gelido soffiava facendo piccole ma saporite granite al pecorino degli effluvi dei nostri piedi. Questi tre vecchietti che vedete in foto erano stanchi e logori e luridi per la guerra, infreddoliti dall’urina che si congelava nei loro rispettivi pannoloni. E visto che s’era in dirittura d’arrivo – in quei giorni mille sommergibili sommersi risalivano il Nilo direzione Berlino passando per Aversa – non badarono a controllare i pass per l’incontro – a proposito, notevoli tartine al caviale, notevoli spuntini di salmone, e ottima vodka nonostante le patate non fossero molto ben cotte. Insomma, io ero poco più che imbucato, ma nei buchi sono sempre stato a mio agio fin da prima di nascere. E mi permisi di suggerire alcune soluzioni: lo smembramento della Germania in quattro zone (nord, est, ovest e inferiore); il controllo di Romania, Bulgaria, Sofia e Agnese; elezioni democratiche ovunque tranne che nei territori più vicini a mosca (s’immagino le difficoltà logistiche ad avere a che fare con volatili, insetti, dischi volanti); ed altre cose di poco conto. Bisogna considerare che la mia posizione (come si nota dalla foto) era di congiunzione fra Roosevelt e Stalin giacché Churchill aveva bevuto troppo, e poi non è che fosse tanto sveglio.

 I tre amavano le frasi ad effetto e non si concentravano sulle cause di quegli effetti. Ma io, sapendo di clima come ho su detto, compresi l’andazzo di quel tempo e mentre i tre erano occupati a riempire il più possibile l’aria di propositi – di quelle cose cioè che vengono messe avanti – io mi occupai di quelle cose che vanno messe dietro: ispirandomi alla concettualizzazione del simbolo e della relativizzazione sia di quanto s’impossibilita che di quanto anela alla fuga prospettica, progettai un gran cacchio di muro nel mar mediterraneo che dividesse il blocco n.a.t.o. da quello m.o.r.t.o. Purtroppo non fu possibile per via dell’acqua (dice che oltre a dissetare finisce per corrodere, ma mi puzza un po’: saranno stati i pannoloni) e per quei 900 sommersi sommergibili che al momento risalivano il Sele mentre 100 s’erano persi nel lago d’Averno. Ma l’idea sarebbe poi stata ripresa e applicata alla città di Berlino, tanto per gli angeli del suo cielo poco cambiava."

 

‘O Munaciell’


24 gennaio 2008

Telecronaca della partita di coppa italia

 

Ieri sera, como que oggi c’avevo l’esame, per rilassarmi rispetto alle due serate precedenti in cui m’ero sparato Medea e M.Butterfly, ho optato per la partita di coppa italia inter-juventus. La coppa italia, per intendersi, l’è un cosa che odora di rosa ma rosa non è, una cosa cianciosa e spertosa che nessuno caca di striscio tranne quelli che a fine stagione si trovano col pugno di mosche in una mano e una cacchina di cinghialotto nell’altra. Ma l’audience, si sa, è ormai una categoria filosofica. Così le due squadre scendono in campo con formazioni dignitose, coi vari campioni del mondo e qualche stellina, segno che la coppa italia quest’anno è finalmente considerata. Burdisso, difensore interista, si fa subito espellere per fermare Del Piero lanciato a rete, cosa che (sia il sacrificio di Burdisso, sia il lanciarsi di Del Piero) testimonia il nuovo attaccamento delle squadre alla coppa italia. D’altra parte la sfida è affascinante, già ai quarti Inter-Juve… questo accresce il valore della coppa italia. L’Inter resta in dieci, ma onora la coppa, lotta, si batte, mentre la Juve, anch’essa onorando la coppa, s’impadronisce del campo senza però riuscire a rendersi pericolosa per tutto il primo tempo nonostante sia entrato Trezeguet, un bomber di razza, un bomber la cui presenza arricchisce la competizione della coppa italia. Finisce l’intervallo e i 22 vanno negli spogliatoi, a testimonianza che si sono stancati, e che quindi questa coppa italia ha una sua importanza. Rientrano, e anche questo onora la coppa (avrebbero anche potuto andarsene a cena o a ballare). L’inter ha adesso altro piglio, inizia a tenere la palla, vuole evitare di subire reti per non complicare il passaggio alle agognate (a questo punto) semifinali di coppa italia. Addirittura segna. Cruz, per la precisione, il giardiniere, per colore. Un colore che rende imperdibile lo spettacolo che offre la coppa italia. Cruz ne fa un altro, due a zero per i nerazzurri. Gran partita, perché la juve all’improvviso ha un moto d’orgoglio in nome della coppa italia e segna con Del Piero, un campione che adora la coppa italia, come tutti in campo, come tutti anche fuori dal campo. Attenzione: clamoroso ma la juve pareggia con un colpo di testa di Bunghetesong, o Bonton, o Bonsogn, comunque un francese che non conosceva la coppa italia ma che ora, conosciutala, non sa farne a meno.

L’arbitro, incurante della goduria degli spettatori, a un certo punto decreta la fine della partita di coppa italia. Né avrebbe potuto fare altrimenti, sennò avrebbe implicitamente detto che la coppa italia ha un trattamento differente rispetto alle altre manifestazioni sportive… che viene – diciamo così – pompata.





Piuttosto, su LibMagazine, colonna di destra, Aggiornamento Quotidiano sulla crisi di Prodi: epilessia morbospastica? A Fronterrè la risposta.


22 gennaio 2008

LibMagazine numero 20 on line


Siamo ancora on line. Con un gran cazzo di numero. A parte l'intervista
a Augias (ehi, proprio Augias quello lì!), e un'altra intervista in cui V.Punzi
proprio non lesina risposte, e fa bene, c'è molto altro: dall'immondizia
alle cose di Mastella (e guai a chi dice che è la stessa cosa).
Poi politics and culture a volontè. Io, personalmente, me so' buttato
sur Cronenberghe. Spero vi piaccia.

[Ah, mi scuso e inginocchio alla pazienza di chi passa qui a commentare
se latito e non rispondo, ma sto studiando e in più scrivendo. Chi sa dell'una
o dell'altra attività non me ne vorrà]


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17 gennaio 2008

MaStella - stellaaaa!- non era una battuta di Marlon Brando?


Mastella… la mugliera… l’onnipresenza bassa di quel lindo governatore… e la magistratura… le frange estreme e quelle pionieristiche… la ricerca del west… the west is the best… ride the snake… the snake is long seven miles… ride the snake… he’s old… and is gettin’ cold… una fine senza fine… negazioni di negazioni… dignità e caciotte… prostate e prosciutti… procuratori sprovveduti... pruriti e purezze d'animo probabili oppur presunte... pernacchi... processioni domenicali… tuniche e altre uniformi maccaturi per nasi colanti… maggioranza assoluta e relativa… la lezione democratica… la lezione e basta… l’ultima ora la campanella il campanaro e ‘o zampognaro… le streghe di Benevento le streghe di Carpenter le scorciatoie carponi… l’amministrazione e il palazzo e l’urinale in cortile… le stelle e le strisce… le stelle filanti… le fughe che filano… la mozzarella contaminata... l'amianto degli amanti... la commozione la famiglia la paura l’amore il complotto il giaccone e il giaccotto e, corporalmente, il culo rotto.

I segni! I segni! I segni dei maestri! I segni!


16 gennaio 2008

Nasce una rubrica

 

Quando è che nasce una rubrica? Non si sa. I motivi spesso ci sono ignoti. Spesso non sono dichiarabili, spesso non avvertibili. Ma in fondo si tratta di roba profana, come tutto, come noi, come un blog. E allora bisogna accontentarsi di segmenti spiccioli e superficiali: la spiegazione è la quantità d’ispirazione che, gonfia al più possibile di qualità, richiede un proprio ritaglio. Punto. Al bando le intenzioni comunicative: a quelle – perché svolgano la loro funzione – è indispensabile un processo di consolidamento della fetta ricettiva. Noi invece siamo poverelli, due, tre, massimo quattro commentatori e poche visite. Bene. Meglio. Come i segreti preziosi. Miracoloso tendere all’adiacenza del mezzo rispetto al gestore, incredibile somiglianza, tensione all’arrocco, all’alto picco solingo.

Oggi nasce la rubrica “Memorie del Munaciello”. Perché la Storia è uno scherzo preso troppo sul serio, perché non sempre l’anima tragica sa spiegare meglio di quella comica, perché è d’inestimabile importanza illudersi che ci sia (e ci sia sempre stato) un angolo oscuro. Partiamo allora da qui, da Stanley Kubrick, e di volta in volta ci regoleremo a piacimento. Intanto, la parola a lui.


       

“Niente. Kubrick mi contattò mediante non so qual mezzo, chiedendomi di curare il look della Shelley Duval, protagonista del suo nuovo film Shining. Avendomi dettomi che costei doveva parer non poco assai graziosa io mi misi adopera. Ma più ore ci spendevo al trucco meno evidente era l’inganno. La qual cosa, qual si vede nella foto, mi agitava e io mi agitavo: due forze congiunte contro me, all’agitazione. S’aggiunga che all’epoca soffrivo, in tali e rari – ma non talmente rari – casi, di violente crisi epi-lettiche. Fu in una di queste crisi epi-lettiche che – il dotto converrà sapendo – avendo subito una forte necessità d’un letto mi costrinsi al pavimento prendendolo per tale quale in realtà mai fu. Da quella posizione notai la bellezza di Duval. Da lì era bella. Però Stanley non volle ascoltarmi. Disse che non si poteva, che non si faceva, che non si vedeva, ed altre cose imperfette. All’orecchio, ma solo all’orecchio, mi disse che il Nicholson aveva problemi di concentrazione acida nella saliva, e che ripreso dal basso nella scena in cui era a sbatter pugni sulla porta chiusa del congelatore, rischiava di squagliare acidamente l’obiettivo della camera con gli sputacchi. Non credetti a Kubrick, mi parve favoletta. E lasciai l’Overlook.

Poi due anni dopo ho visto il film. Kubrick aveva ragione sulla saliva di Nicholson. Figurati che è stato in grado di liquefare la bella Lia Beldam con un solo bacio nella scena della stanza 237!

'O Munaciell'


15 gennaio 2008

libmagazine n°19


Disponibile per voi un gran numero di Libmagazine.
A me, a me mi, a me mi trovate qua (La ragazza del lago).
Ma dovete anche tener d'occhio tuuuutta una serie di novità, qua.




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14 gennaio 2008

tre tempi

 

Questione di tempi

Il primo tempo ci viene bene, ce lo giochiamo alla pari con chiunque, pure coi pakaro (che pronunciato alla spagnola aspirando la k sarebbe aucelluzzo, uccellino). Il secondo tempo meno, ci ammorbidiamo e assorbiamo come mappine. Nel terzo tempo, che ora è ufficiale, invece torniamo ad essere all’altezza: stringiamo mani che è d’un gusto a vedersi. Sono i tempi dispari che ci fottono. Ma tanto dura poco: aspetto il momento che scoppia la rissa nel terzo tempo, credo che allora si renderà necessario imporre il quarto tempo a riappacificare, un tempo di carezze più spinte, tenere effusioni. Lì, tempo pari, pure credo saremmo capaci: Gargano ad esempio lo vedo muy trottolino amoroso.


 

The Knick Killa

                                 
Però il tempo che preferisco è un altro. Si può chiamarlo Miller Time. Facciamo un salto indietro. Siamo nella stagione 93-94, finali play-off della Eastern Conference, NBA. Al Madison Square Garden i New York Knicks accolgono gli Indiana Pacers per la gara 5. La serie è 2 pari perché New York vince le prime due ma si fa raggiungere andando a perdere a Indianapolis. Insomma, si parte. Gli Knicks giocano benissimo coi vari Ewing, Starks, etc., dominano il primo quarto che Indiana quasi non c’è. Si arriva all’ultimo quarto che New York è avanti di quasi venti punti. Sembra fatta, il pubblico già festeggia e i giocatori nel time out se ne danno di pacche sulle spalle. Ma coi Pacers gioca Reggie Miller, e sta arrivando il Miller Time. C’è da dire che prima della gara Reggie aveva dichiarato di non essere un bravo ragazzo, di non esserlo mai stato, e che non è un bravo ragazzo uno che sta per battere New York. Reggie d’improvviso s’infiamma: inizia a tirare da ovunque, da fuori, da dentro, non manca un tiro e segna 25 punti in dodici minuti, con cinque canestri da 3. Lì, a bordo campo, c’è quel newyorkese doc di Spike Lee, sfegatato fan dei Knicks, che atterrito e sconvolto prende a sfottere Miller, il quale inizia a rispondergli con le triple. Ma non basta, i due continuano, e più continuano più Miller piazza le sue bombe, e dopo ogni bomba guarda Spike Lee con quella sua faccia un po’ somala, con le braccia lunghe e secche curve lungo il corpo, leggermente flesse all’indietro mandando avanti il busto, come a dire “prendimi, t’incendio”. Miller is on fire, fa il cattivo e si nutre d’odio, corre dietro ai blocchi dei compagni e chiama palla, e segna e segna e segna, pare un toro esile che schiva banderillas, e il Madison è un pugile che stramazza guardia bassa con violenti rintuzzi al fegato. Finisce, Miller vince. Poi New York passerà il turno. Ma l’anno dopo si ribeccano in semifinale. Sempre al Madison, gara 1,  gli Knicks a 18 secondi dal termine sono sopra di 6 punti. I newyorkesi, si sa, sono vincenti e pertanto tendono ad avere la memoria corta… infatti stesse scene di festa anticipata dell’anno precedente. Certo, 18 secondi sono proprio pochi, e 6 punti diventano un abisso. Ma con gli Indiana gioca ancora Reggie Miller, e arriva di nuovo il Miller Time. Tiro da tre che dimezza lo svantaggio. Gli Knicks rimettono da sotto canestro ma Miller pressa, ruba palla… è nell’arco, però è già infuocato e non gli bastano due punti: fa due passi indietro palleggiando, si mette sulla linea da tre e fa canestro. Parità. New York sbaglia l’azione, palla di nuovo a Reggie su cui viene commesso fallo per evitare che spari ancora da 3. Miller segna i due liberi e diventa the knick killer. Indiana passa la serie. Ecco.


 

Terzo Tempo

Questo per dire che il terzo tempo è il roccocò dell’ipocrisia. Che sarebbe tanto bello se un calciatore prima di andare a giocare al Meazza dicesse di essere un gran figlio di troia, perché solo i figli di troia vincono al Meazza (a Napoli, si desume, solo brave donne). Sarebbe tanto bello se chi organizza le boiate avesse la purezza di riconoscere che nelle ottuse sfuriate di violenza di quegli afarensi che chiamano ultràs non incide minimamente il calciatore. Insomma, non lamentiamoci dei diciottenni se addirittura i cinquantenni, i sessantenni, non hanno testosterone a sufficienza per affrontare la realtà.

 


     Qui, dal minuto 3.40, trovi The Knick Killer


12 gennaio 2008

corti storici

 

La repubblica romana toccò tali livelli di ardimento e di efficienza da prevedere una figura che di democratico non aveva che la fonte dell’investitura: il dictator, investito da uno dei due consoli. A costui, la cui carica non superava i sei mesi e che s’esauriva a soluzione del problema che l’aveva resa necessaria, spettavano sommo potere e, ben più grave, la possibilità che i suoi littori girassero armati anche dentro le mura cittadine. La sua nomina, escluse motivazioni lievi e tradizionali (indicare festività, celebrare giochi, etc.), era comprensibilmente invocata in casi eccezionali ritenuti dalla cittadinanza assai minacciosi per l’incolumità e la sopravvivenza della repubblica. Niente, vediamo mo che fa ‘stu De Gennaro.


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11 gennaio 2008

Zodiac

Allora vorrei interpretare Zodiac. Vorrei il panzone e il piede pesante, un chicco di furbizia in una laghetto di media palude. Vorrei la spilla in petto e il bue monoculato sul mio prepuzio ventricolare, i giornali, il batti e ribatti e la pallina che tocca il nastro va dentro va fuori va dentro va fuori di capoccia. Scatto la prima foto nel ’69, per un attimo penso alla carne di fresella che mi cuoce tiepidamente il naso in liquidi appiccicosi, per un attimo ci si illude di fondersi al buco da cui si esce, ma l’ultima foto la scatto negli anni novanta, quando Jordan già era un pezzo che volava, e di lì a breve i ragazzoni si sarebbero fatti quel taglio bizzarro rasato sul collo e nelle tempie e lungo in testa, manie da cappellari. Nel mezzo, fra una foto e l’altra, la macchina ingolfa istupidendosi, autoconvergendosi nei rotoloni come una qualsiasi indagine italiana, una qualsiasi carrozzella giudiziaria di provincia meridionale. Un pasticciaccio brutto di San Francisco. Moderno però, ma non saliscendi, ma, peggio, senza musica – e in fondo cos’era questo Fincher se non un Musikant? Di buono nella cultura meregana c’è la musica, il folk, il Volk, il Volkswagen (si ricordi che la “s” funge da connettore), la Wagen su route66, il rocchenrolle, cioè la musica sempiternamente sparata but not killed... ecco, qui, astrologicamente, questa manca, e mancando lascia un vuoto in quel canale descrittivo che doveva e doveva esserci. Certo, è bello far splendere il banana taxi nel buio della notte, ed è bello giurare di poter sputare dove poggia tallone l’arcobaleno. Ma se sputi acqua e fa caldo c’è la serena possibilità che ti si faccia ingranello di nova nuvola. Fa caldo a San Francisco, mica Assisi.


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10 gennaio 2008

abiti e abitarsi

 

Maddai, granulossissimi peperoni del cazzo, non meravigliatevi, non indignatevi, non sbollentate i recessi più sensibili della vostra cumulativa coscienza di fronte ai teppisti che glie danno d’agguati ai vigili del fuoco. Fenomeni complessi e fatati come le grosse organizzazioni criminali polipone e invertebrate presuppongono capacità e tenute ben più orribili di quanto in superficie emerga – la superficie è il tuo quotidiano monodimensionale, il tuo tiggì evirante. Questo qui è un pezzo di terra avvelenata, probabilmente, a morte, probabilmente. Roba di odori e di sapori, roba che la parola e l’immagine sanno trasmettere solo se è il poeta a impugnare lo strumento, non il contabile. Un pezzo di terra che genera mutanti, esseri mostruosi anche – ed eventualmente – per bellezza. Esseri violenti e belli. Esseri selvatici, liane, curvi, curvabili, deformabili non fosse che per uno stato di deformazione perennemente in atto. La genetica ce fa 'o bucchino, a nuje, che abbiamo cinque teste di zolfo per mano. Perciò dovete correre a distruggerci: siamo il solito vecchio uomo che si presenta come nuovo.

 


10 gennaio 2008

Rapporto Confidenziale

andate a dargli un'occhiata




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9 gennaio 2008

comunicazioni senza dispensa

 

A Salerno, durante il sesto congresso dell’associazione Luca Coscioni del 16 febbraio, è prevista una riunione di blogger laici perché si faccia fronte all’ondata clericale che, seconda solo all’alta marea rifiuti, frena il paese. Siete tutti invitati, e invitati a pubblicizzare.

Per maggiori dettagli andate qui.

 

Ora passiamo alle cose serie (noi stessi essendo “gente seria”): dopo la vittoria di Buraku al LibMagazineBlog Awards di dicembre, ecco i candidati per il mese di gennaio: Insoggettiva, Titollo, Metilaparaben e Butirrometro.

Bisogna votare numerosi,

chè oltre che fessi

si rischia d’esser culi pelosi.


6 gennaio 2008

Alta Marea



Questo vuole essere un dipinto. Da dentro, se possibile.
La nausea non è effetto collaterale.


a
voi la palla


5 gennaio 2008

bisogna cambiar denti, essere pesci, esserfurenti

Dario, ti rispondo qui.

 

Ho appena ingoiato l'ultimo risotto, sbobba di controfritto di carotcipollessedano più pancia cubiza di porc e gancia vanzato dal brindisi e friggiarelli. Molto verde e arancio, molto buono, come un testo che s'amalgama nei postacci dell'intestino, come un testo ridotto dalla casualità del frigo prima che marcescescano le robe, quindi ampliato in prospettiva. L'arrangio, questo vizio che il folklore vuol far virtù, ripugna senz’armi proprio adesso che le punte dei lancillotti e giavellotti cercando busti da trafiggere intoppano nella mondezza. Che puzza. La forma del cucinato, arte e cucinato, è qualcosa come il mango che sai. Pensavo alla covata malefica, pensavo anche alle nudità dei pasti burrosi, alla macchina da scrivere che cola milze, che cola code, che coca cola. Viderò dromo solo stasera, giusto stasera, semper che i compagni d'avventura siano concordici, piuttosto nordici, piuttosto scoop di vudi. Mi fa bene uguale. Ma è un periodo che ho sintomi interiori, sin-tomi. Senza tomi.

Mi pare di scovare la bontà del diario da appena un paio d’ore. So che passerà. Passa sempre tutto. Resta solo la voglia di fissare immagini. E risotti.




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5 gennaio 2008

bisogna cambiare identità, esser dentici, esserelastici


Vorrei interpretare Giovanna D’Arco, vorrei essere Milla Jovovich per controllare se le mie gambe finiscono. Fare degli stretti di ogni promontorio mattonati in bianchissima neve calda, e fare su e giù con le dita. Ma sento di perdere entusiasmo. Non cacatemi il cazzo. Riesco a pedinare le cose solo se queste mi pedinano, ma poi per una sorta di indole selvatica vado soggetto a sputi di dragoloni di fuoco dalla bocca. Adoro l’aglio, e la cipolla. Modicamente. Quando adoro però dimentico il modo, smodaccio. E adoro l’idea di sfuggire al rogo per una sommossa popolare, per un paio di gambe lunghissime che legano nuvole e fango. Ma questo smodacciare trae spunto e sussistenza dalla acerrima nemica che mi porto dentro, una roba vermiforme che solo il primo Cronenberg… Una sbobba liquida e densissima che carpisce in tuffi e controbbuffi ogni mia concentrazione. Spinge la soglia. Lascia il selciato per terre di rugiada. Lascia il marmo per zucchero filato. Lascia la zuppa per il fuoco che la scalda.

 

Ma grazie. Grazie àncora. Se non fosse per lei finiremmo al largo.

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Parliamoci chiaro. Questo blog non è un albergo né un giornale. Non è una carta, non è giornaliera né qualcosa da mangiare. Questo blog rappresenta l’offesa della tecnica all’uomo, e viceversa. Non è me, non è il munaciello che vi parla, non è me che vi dico, anche perché voi non esistete che in certe vecchie cartoline. Io e  te non esistiamo e, soprattutto, non coincidiamo. Quindi nel caso in cui tu avessi qualche soddisfazione da chiedermi per cose che ho detto o fatto a te o a qualsiasi tua parente di gradevole aspetto, non hai che da dadà darmi appuntamento domattina all’alba – facciamo alle cinque che prima delle cinque la gallina non fa l’uovo e posso mai duellare a stomaco vuoto? – dietro la chiesa abbattuta e sconsolata. Oppure mi chiedi con urgente violenza di rimuovere, ed io, che so intendere senza mercanteggiare, rimuorrò.

Stesso discorso vale per le immagini, le foto, e soprattutto per le cose che non capisci. E per quelle che non capisco io. Stesso discorso non vale invece per le sparatelle dei commentatori. Quindi altro discorso:



 

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