.
Annunci online

ciromonacella
'o munaciello


Diario


31 maggio 2006

D1OS NOS AYUDARA'. Argentina-Angola.



Alle quattro Angelo e io in macchina, seicento mia nera che al vento è fruscello. Alle cinque e mezza circa fuori all’Arechi, semideserto da un lato, ma a naso e orecchio sentiamo tamburellare. Saranno i neri d’Angola col bongo.. no, argentini. Gli parcheggiamo accanto. In venti bevono e iniziano a coreggiare, biancazzurri a bandiere. Gli sfiliamo accanto. Li osserviamo discreti. Ne arrivano altri, Angelo sfodera lo smanicato del Boca, in meno di dieci minuti siamo argentini pure noi. Ci abbracciano, ci parlano castigliano, ci bevono assieme, si raccontano qua e là, fumano erba. Se si fanno dire che siamo napoletani si rallegrano – uno apre le mani e dice che noi e loro siamo così, due mani uguali e aperte. Todoh junto, vamoh… dicono di andare con loro, ma la stronza al botteghino dice che non possiamo seguirli in curva con i biglietti dei distinti. Stronza, li abbiamo pagati di più. Stronza. Arriva il pulman coi giocatori. Noi lì sotto a cantare argentino, a tifare, in fondo. Loro sopra cantano e ballano più di noi, Tevez –Carlito- è un brigante, salta a spallate fra le poltrone! il timido Aimar che non guarda fuori dal finestrino – a dispetto dei Pablo! Pablito!, Crespo, bello e greco, Sorìn, idolatrato, tutti ultrà. Altro che impomatati e laccati bambocci azzurri. Ho la nausea a pensarli, fotomodelli sciacquati nel piscio caldo. Tengo la piel de gallina, soy argentino. O loro sono napoletani. Quella gente è una casa ambulante. Facce aperte, denti lucidi, indios coi capelli lunghi e lisci e legati, facce fatte di labbra e mascelle e sopracciglie, e capelli ricci. Uomini che sanno di vagabondo, nelle scarpe, nei calzoni corti, nei pochi muscoli. Ma sono vivi, e forti più di mille palestre nostre. Fanculo!

 I distinti.. ci mettiamo più vicino possibile a un gruppo di altri argentini, ma sono distinti. Poi, improvviso, dalle spalle un tamburo, la bandiera dei pirati, i cappelli colorati e i cori: è arrivato il “Colectivo. Il settore dello stadio li accoglie da duci d’antica Roma. Anch’io: soy argentino. La partita. La selecciòn gioca bene, Messi è un folletto – lo amano. Ma amano tutti, se li coccolano. E i giocatori si fanno coccolare: salutano, palleggiano per noi. Saviola è conejo (coniglio), Pato è Abondancieri, Crespo lo dicono Cre(h)ppo, Scaloni è Ehccaloni, Messi… M(b)ezzi! I cori poi. I cori (io sono argentino) sono da vivere. Se mueve el mar e la folla blanco azul si strattona in abbracci ondulanti, il mare si muove. El que no salta es un Inglès, per svariati motivi, promettono di incontrarli in Germania. Non è politica, né Malvinas. E’ un’ anima diversa. E’ sudore contro tè. Capelli unti contro chieriche rossicce. Vince il sudore, ovvio. E' più antico. Un barista autoctono (più del bar che di Salerno, l’autoctono) mi dice – ma pecchè tinite e’ capille luong? O’ barbiere nun ce sta’ in Argentina? 6 Euro, quà vvicino – e io penso sì, hai ragione, soy argentino se l’italiano sei tu. E anch’io a saltare, dopo, nei cori contro gli Inglesi. Poi, il portoghese naturalizzato dell’Angola, unico bianco fra loro, si muove bene, la gioca bene, e parte un urlo solitario argentino : marcate el siete: es Inglès! Cori per Maradona: lo amano più di noi napoletani… olè olè olè olè Diego Diego.. e poi cori in napoletano.  Ovviamente certe scimmiette del settore di sotto s’incazzano salernitanamente e confondono l’argentino con una stupida rivalità con la loro storica capitale. E insultano. Ma gli argentini amano troppo la squadra per rispondere a tono di cazzo. Solo uno, un po’ ubriaco, uno dei capi del Collettivo, s’abbassa il pantalone e lo tira fuori sventolandolo in faccia ai salernitani. Da quel momento tacciono: hanno capito chi ha più sangue.

 

..soy argentino

es un sentimiento

no puedeh comparar

olè olè olè olà

cada dìa te quiero màs..

 

Concludo. Non so dove arriverò, in questo post e nella mia vita. Ho certe considerazioni sulla faccenda che non penso di dover esternare qui. Però… pero io ero fra fratelli. Due mani aperte e uguali, e che si stringono col sorriso. Ho sempre nutrito riserve sulla semifinale d’Italia 90, quando il San Paolo tifava per metà Argentina. Beh, ora ne ho di meno. Non so io cosa avrei fatto. Ero piccol e assente dalla storia. Il punto, che non ne abbia a offendersi nessuno, è che Diego parlava a Napoli, alla città, alle sue viscere, dandole il tu, da derelitto a derelitta. L’Italia no. Le parla come si parla a un bozzo di tumore. Se ne ricorda quando c'è da spremere (grandioso, a  tal proposito, il coro ai poliziotti Berlusconi hijo de puta! de puta! la puta que te pariò! - rivolto, a intervalli, anche agli Inglesi - dovevano venire gli argentini per farmi urlare contro il berlusca!). Non so dove arriverò, ma capisco che la mia città è poco italiana, se per Italia si intende l’affannata rincorsa a modelli mitteleuropei. Napoli potrebbe essere presa da una gru e trasportata di peso a cento chilometri da Buenos Aires senza che i Napoletani subiscano alcun trauma, nonostante Natale lì venga in estate: anzi, sono sicuro che San Gregorio d’estate sia ancora più bella. Napoli è sud e nessuno se ne vergogna, per carità, ma ci viene suggerito, all’orecchio incerumito, che, forse, è una specie di colpa. L’Argentina è sud, e nessuno può fare a meno di esserne orgoglioso – orgullo canalla. Abbiamo da imparare. O da comprare una gru.




permalink | inviato da il 31/5/2006 alle 13:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa


30 maggio 2006

Lu Munaciello



Nelle leggende campane si trovano esseri spaventosi, ma tra questi si inserisce un esserino con poteri magici: il munaciello, un nano mostruoso con fibbie argentate sulle scarpe, chierica e berretto. A Napoli assume due personalità: se ha in simpatia i padroni arreca buona sorte e prosperità; se odia una famiglia le provoca guai. E' così vasta la testimonianza che riguarda questa simpatica "entità" che non vi è posto per nessun dubbio sulle sue "manifestazioni", che spesso sono oggetto di vivaci discussioni - da "basso" a "basso" - su come "onorare" questo spiritello che si mostra sotto forma di vecchio/bambino, vestito col saio dei trovatelli accolti nei conventi. Scalzo, scheletrico, lascia delle monete sul luogo della sua apparizione come se volesse ripagare le persone, in genere fanciulle procaci e allegre, dello spavento provato o di inconfessate (dalle fanciulle) confidenze "palpatorie" che ama a volte concedersi. Vi sono due ipotesi sulla sua origine:

La prima ipotesi vuole l'inizio di tutta la vicenda intorno all'anno 1445 durante il regno Aragonese. La bella Caterinella Frezza, figlia di un ricco mercante di stoffe, si innamora del bel Stefano Mariconda, un garzone. Naturalmente l'amore tra i due e' fortemente contrastato. Il fato volle che finisse in tragedia. Stefano viene assassinato nel luogo dei loro incontri segreti mentre Caterinella si rinchiude in un convento. Di lì a pochi mesi nascerà un bambino da Caterinella. Le suore del convento lo adotteranno cucendogli loro stesse vestiti simili a quelli monacali con un cappuccio per mascherare le deformita' di cui il ragazzo soffriva. Fu così che per le strade di Napoli veniva chiamato " lu munaciello". Gli si attribuirono poteri magici fino ad arrivare alla leggenda che oggi tutti i napoletani conoscono. Anche lu munaciello morì misteriosamente.
La seconda ipotesi vuole che il Munaciello sia il gestore degli antichi pozzi d'acqua che, in molti casi, aveva facile accesso nella case passando attraverso i cunicoli che servivano a calare il secchio. I dispetti li faceva, evidentemente, perche' i proprietari del pozzo non provvedevano a pagarlo per i suoi servizi.
Comunque resta il mistero di questo personaggio molto spesso associato alla parte cattiva dell'animo umano, al demonio che si nasconde e che e' sempre pronto ad afferrarci e che i napoletani cercano da sempre di evitare.
Ma, attenzione, c'è anche una terza ipotesi (suggeritami da giorgio). Il munaciello sarebbe, a detta di saggezza del nonno - la più alta forma di tradizione, quella orale, chiaro - l'amante sottocopertura. La visione quadra. L'amante scivola per casa: se lo si vede è meglio far finta di niente, se non lo si vede tanto di guadagnato per la fedigrafa.. e poi, alla fine della settimana, giusto per far quadrare oltre alla visione pure il bilancio domestico, ci scappa la mazzetta.  


(Spizzato quà e là in rete) 




permalink | inviato da il 30/5/2006 alle 11:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa


28 maggio 2006

VOLVER - a Almodovàr..




Arrivo al film con insolita puntualità, forse perché stanotte volevo mi si sfraciassero i preconcetti storici. Almodovàr non m’aveva mai convinto. I miei occhi passati non ne digerivano i colori, e le vocali aperte. Dice Wenders che c’è, nel proprio Lisbon Story, un momento in cui lo spettatore deve decidere: o ama il film, o preme stop al nastro. Lo estendo a ogni film cui do amore: c’è un attimo, preciso attimo, in cui sento che si fa mio. Stasera, Volver, me l’ha dato all’inizio, quell’attimo. Il cimitero - fesso dal vento di levante (di quelli che fanno impazzire) - è popolato d’un esercito di donne coi veli e gli scialli, che ramazzano bare ricche di fiori.. mentre un canto spagnolo a gola rotta m’inchioda alla poltrona: amerò Volver – si sente nell’aria. Cimitero e donne. Donna, morte dell’uomo. E suo Eden, e sua – unica – vita eterna. Poi avanza. Due centri di tensione: il presunto fantasma della madre di Penelope Cruz; e il corpo del marito della stessa, chiuso nel frigo di un ristorante. Solo donne. E’ un fiotto mestruale, il film: “cose di donne” dice Penelope col sangue del marito al collo. E lei scimmiotta la Loren con bellezza pari all’epoca, mentre Almodovar innaffia il tutto col suo occhio morboso e incestuoso -di mutanda sporca, Livor Ipse ipse dixit- e non perde occasione di dar carne a macellaio. Un'altra morte.. e in casa mille donne nere come mosche s’avvischiano alle guance del più prossimo parente, a schioccare baci, prima, a sventagliarsi a ticchettii, dopo. Commedia nera. Risata a lutto. Gli uomini di Pedro sono quasi già morti. Assenti dalla vicenda, a meno che non stia a letto, la vicenda. Sembrano arrivare, toccare la donna, lasciare il seme, e sparire. Pare non abbiano altra anima, se non quella del cazzo. Ed è per virtù e vizio, del suddetto protagonista, che gli stessi alla fine s’accoppano nel focolar – boliente – domestico. Per cazzi virtus. Loro no, donne, colorate e dalle tonde natiche spagnole, fragorose in suoni e odori, innaturalmente complici, svogliate e frenetiche, scalze, zozze di lingua, senza trucco né inganno, senza canottiera, sguaiate e amabili. Una sepoltura come atto d’amore a chi, d’amore, ne pretese fuori dal letto a due piazze, mosso dall’intinzione ottusa dell’incesto. Cazzi vitium. A me, nel frattempo, tutto ‘st’odore di donna comincia a indebolirmi. Sono l’ape in una tempesta di polline. O i miei occhi allergici, nella stessa. Ne sono circondato. Poi Penelope canta Volver, colle lacrime pesanti e oleose strette agli occhi, e la voce limpia che sale e scende a seconda di come le va il cuore allo stomaco – e alla gola. Ed è pelle d'oca regina. Si torna, sì. Nel rispetto del titolo. E’ un continuo volver, dalla morte alla vita, dalla vita alla morte, di generazione in degenerazione, di degenerazione in generazione (mutatis mutandis), dallo stomaco alla gola e dalla gola allo stomaco, da Madrid, dal paesello col vento di levante, dalla sanezza alla pazzìa, dalla pazzìa alla lucidità, dalla madre, dalla figlia, da un uomo, da un altro, da un padre, dalla madre – per Dio! – la madre! E da Almodovar, per quanto mi riguarda. Finisce così, come avrebbe potuto anche proseguire, con un senso di possibile ritorno, e mi lascia – non esagero – oppure sì – con un gusto d'innamoramento estivo, una cotta e un giramento di testa con una birra – un mojito! – e un falò… quando la donna era ancora – e solo – uno svolazzare di stoffa in fiore e odore di muschio.

Bièn, vale Pedro, vale.

 

 

 

O’munaciell




permalink | inviato da il 28/5/2006 alle 0:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa


27 maggio 2006

L'OCA ITALICA



“Salve, sono Monica e sono bella. Forse mi avrete vista in qualche abitino asciutto con scollatura retroscapolare al limite sondabile della natica, vero?   Oppure   in  qualche radura   sabbiosa – e  pur  fragrante – con spruzzi d’ acqua a   seno nudo - con sotto le tabelline   dei   giorni   e dei   mesi? E avete notato quanto   brutto sia  il  mio lui, e al contrasto quanto divina io appaia, anzi sia?
Sono bella, sì, elegante, anche, charmant per di più, e francese, molto, molto francese. Lo   si   vede  dal  mio  passo  con  tacco,  dalla  boccuccia  che  fletto a succhiar midolli d’inventiva. Sì, sono  Monica  e  le altre mi fanno il baffo inguinale al solo accostarsi allo splendor mio.
I film? E che li faccio a fare? Io son così, son da ammirare: me ne sto floscia, me ne sto ritta, me ne sto  queta e  me ne  sto zitta. Non cambia  nulla, io  della  stalla sono la stella. E quando passo, sotto ad un molo, sopra la passa, tutti s’accecano chè l’occhio esita perché a tararlo non è mano amica nè pur divina.
Ma dico oltre: io non invecchio. Forse manco muoio. Dicono San Pietro e Agostino che c’è bisogno di bellezza sulla terra. Almeno finchè ci sarà la fame nel mondo. Ma azzardo un attimino: cesserà mai la fame quando a volteggiare l’aria ci sarà un corpo di tal fatta qual è il mio? O che ai chicchi di riso si debba sostituire la mia bella, bella, bianca, liscia, perfumata, ed ubriacosa pelle?”

 

Mentre il cuore d'Italia, da Palermo ad Aosta, si levava in un coro di vibrante protesta:

Prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr




permalink | inviato da il 27/5/2006 alle 18:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa


27 maggio 2006




Canto sugli umidi
salmastri sassi
all’inattesa gioia
giunta
com’onda notturna.

Vedo luci
mistarsi all’orizzonte
dove un cielo che onora
stende il mare,
e includo
-sbafo di Nettuno-
imbraccio la natura, mi fondo.




o'munaciell




permalink | inviato da il 27/5/2006 alle 11:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


27 maggio 2006

Il seme della rosa -?-

se
   

allora

  




permalink | inviato da il 27/5/2006 alle 11:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


26 maggio 2006

puzza penisolana



Ancora quello rammarica mille e più voti esteri quando dovrebbe, in umanità, dire arrivederci e grazie pei miliardi.
Questa puzza italiana è un cecio che galleggia intatto nel vomito.




permalink | inviato da il 26/5/2006 alle 12:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


23 maggio 2006

Codicillo

                                                   


Arrivo con insolita puntualità al film, forse perché il caso mediatico è di quelli drizza peli. Se fenomeno di costume è, costume sia: Arlecchino! quadrati stilizzati e stereotipi in color marròn! Un’ ora buona passa nella totale inadeguatezza alla poltrona del cinema. Mi ribollo. Enigma dopo enigma mi sfiacco, e mi resta esterno il fatto. La chiave dell’enigma di turno? Unò duè trè eccola què! Manco a tendermi che già l’hanno risolto. Antipatici. Chi? Quel bellimbusto Hanks che gli scendono le guance a come capelli, e quella santarellina che – abbiate fede – parlerà con uno smorto accento francese fino alla fine. E quanto e più di lei renderà il commissario opus-di-vino Renò. Vino francese moscio. Tutti mosci. Evve evve. Nell’intruglio ci buttano tutte le tramezze del thriller, di quello bell’americano stars ‘n stripes, nonostante Parigi nottambula. Antipatico. Forse solo per l’intreccio c’ero andato e me lo hanno pressato, infittito, sciacquiariato cogli albumi del giallo. A stento un quarto d’ora mi avvince: quando piglia la parola una specie di baronetto very very british, dallo humor così maledettamente british che una risata di sfinimento ti parte, a un certo punto, dallo stomaco a mo’ di sfiato. Ma è una risata solitaria, dall’angolo destro della gremita sala: sarà un omaccione che ride per fede. E quel quarto d’ora, tempo di teoria, non mi pare valere il resto dello strazio, che tanto dura che Maria magari gli regalava un fratellino al Cristo… pardòn: una sorellina, vista l’aria. Ron Howard, in cui confidavo quale bella mente, lo zampino deve averlo lasciato su qualche parabrezza prima d’essere investito perché era smunto, defunto, senza spunto. Spento. Ron, a dispetto delle luciarelle azzurrine che risaltano in accensioni, e degli stessi effetti che, tra l’altro, usava per i quotidiani del vecchio Nash, se ne resta gobbo suggeritore teatrale. Ci siamo, comunque. Resisto al gelo dell’aria condizionata aggressiva (del tipo: ce l’ho l’aria, e dunque la metto alta, come chi sfreccia su Ferrari in terza corsia: soddisfazione edonisticonsuMistica). Poi si svela l’arcano, quando a nessuno (estensione collettiva del mio Io) glie ne fregava più niente. Il Calice è la donna. La donna è Maddalena. San Giovanni non è gay. Gesù è ‘nu figlio e ‘ntrocchia. La bella è figlia di Carlo Magno, e Carlo Magno di Gesù. La Chiesa è cattiva. Il bene vince su tutto. L’amore è bello. Il diavolo è brutto. Ora, film finito, mi interrogo sullo scalpore. Dov’è? Qual è il motivo? Altro è il burro d’una altra Parigi, in tema di scalpore. Mi pare anche che alla fine ci si riconcilii con la giusta devozione: sostituiamo al culto del Cristo il culto della Maddalena: è questo - no? - che cerchiamo da un bel po’? La Chiesa s’acquieti. Le cambiamo solo il sesso. Questione pelosa, in fondo, oltrechè penosa, ovviamente. E poi, residuo di sberleffo, come nella meglio tradizione, bastava semplicemente non muoversi dalla casella di partenza: Louvre. Ah, l’avessi intuito prima avrei fatto lo stesso: casa mia.

 

 

 

Però, sinceramente, vi ci mando… a vederlo. Almeno, come me, scoprirete come non volete sia fatto un film e quanto non gradite l’aria condizionata alaskese. E, in più, come trasformare un bell’angelo assassino iniziale in un chierichetto grullo. Ma non si cerchi il vero: la verità, vera o falsa che sia, deve da esse primacosa bella, in un’ opera. E questa è falsa.




permalink | inviato da il 23/5/2006 alle 19:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


21 maggio 2006

BERGEN-BELSEN BIS

                                                  

“Pagherete tutto sul campo in Germania”



Der Keiser Franz




permalink | inviato da il 21/5/2006 alle 10:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


20 maggio 2006

SU QUESTO BLOG



fra 6 giorni inizierà il giudizio universale




permalink | inviato da il 20/5/2006 alle 13:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa


18 maggio 2006

DA PARTE A PARTE

                           

La mia vorrà essere un’ analisi molto dettagliata. Non per austero piglio, ma perché sono i dettagli, in questa faccenda, a rivestire vesti determinanti a dir poco. Ah!

Ebbene, dicesi Giro d’Italia un giro, effettuato in qualsiasi modo - a pie’, a cavallo, in auto, in moto, a nuoto, in bici, in pedalò, in sandalo - attraverso l’Italia. Oppure, volendo, per magnanimità tutta mia flessibile, allargare il campo semantico dell’oggetto, Giro d’Italia potrebbe essere : una persona di nome Ciro e d’origine meridionale (cosa che spiega la metamorfosi della iniziale consonante affricata palato-alveolare sonora G [dz]  nella sorda C [ts]) che, per meriti o demeriti indiscutibili e riconosciuti, assurge a fama peninsulare tale da essere inequivocabilmente appellato : – in Italiano – Ciro d’Italia, in quanto ne riassume (dell’Italia) per eccesso o per contrasto qualche carattere dominate. O rilevante (vocativo).

Pare scontato dire che nella presente dissertazione si preferisce trascurare la seconda accezione dell’espressione agevolando la prima, nonostante proprio il verificarsi della  seconda venga, dall’autore, auspicato nel giro (mi si scusi la confusione di giri di parole) di pochi decenni.

Aggiungiamo all’espressione Giro d’Italia  alcune necessarie specificazioni: trattasi di gara sportiva professionistica a mezzo di bicicletta, da tenersi lungo un percorso a tappe attraverso l’Italia. Si noti bene: attraverso. Attraverso è avverbio di luogo, che indica di traverso, in direzione obliqua, da parte a parte. Ma quale parte? E, soprattutto, da dove parte? E, infine, dove arriva?

Ammesso che, per consuetudine fortificata dai soldi – e dal color – del maggior quotidiano sportivo nazionale, la gara debba necessariamente concludersi a Milàn, chè sennò è cazzo che crolla il duomo... e nessuno, fra noi, vuole che crolli il duomo… giusto? Ammesso dunque ‘sto dogma, cosa accade alla partenza? Ci si sbizzarrisce non poco? Esatto. In base a qual criterio? Secondo voi? L’entrata dell’Italia nell’Euro – più che nell’Europa – prevede, come legittima e dovuta conseguenza, l’entrata dell’Europa – ma va meglio dell’Euro – in Italia (e nelle natiche nostrane). In virtù dell’assioma accade che la partenza del tour (traduzione non casuale) venga predisposta da Seraing, nel lontano Belgio. Niente da obiettare, dico. Tanto poi la carovana ci passa in Italia, attraverso –sottolineo-. Sogno. Dopo Seraing c’è Mons, dopo Mons c’è Charleroi, dopo Charleroi c’è Perwez, dopo Perwez c’è Namur, poi c’è Wanze, poi c’è Hotton, e poi, dopo una giornata di riposo atta a facilitare lo scollinamento alpino, con trombe mameliche c’è, cispadana, Piacenza. Perfetto, penso. Ora si gira attraverso l’Italia. Sogno. Insomma, però si scende: quasi vengono a spedalare fuori casa mia, ecco: già siamo a Cesena, uh, guarda: Civitanova Marche! Ehi, non mi par vero, si continua a solcare l’Italia da parte a parte: Francavilla, Termoli! Ehi, ci siamo, ci siamo: Peschici!! Manca poco, dico, ora scendono verso la Sicilia, poi risalgono pel Tirreno, dico, li vedrò, spero. Sogno. Pontedera. Cioè, una tappa a cronometro che fa Pontedera-Pontedera. Partenza e arrivo. Si parte da Pontedera e si arriva a Pontedera. Neh? Non è una meraviglia? Non è una novità, ovvio. Però che cazzo, fra un paio di Pontedera non è che ci scappava un Cosenza Benevento? Un Salerno Napoli? Un Palermo Sassari? Un Belvilla Vaffanculo? E’ chiaro che mi sfottono. Poi Livorno. E poi sù, verso le Alpi. E infine Milàn. No, non preoccupatevi, non è crollato il duomo. Solo che -dicevano- parte a parte? Da parte a parte? Capivo bene, allora.

Ecco io, adesso, non sono nato stamattina. Stamattina so’ ‘nnato all’università, questo sì, ma se non proprio l’altro ieri almeno sono nato ieri e, dunque, lo so che il mezzogiorno non porta soldi, che la Fiamminghia (-nchia!!) è appassionata e che sul traguardo ci si trovano i saccocci belli pesantucci con la E stilizzata e solcata ad argento, sì. Però c’è un limite. Ed è un po’ più giù di Peschici, ‘sto limite. Non dico proprio Lampedusa, ma almeno Reggio. Poi non vengano ad abboffarmi il pene sul fatto che non diamo atleti, che son tutti bergamaschi, comaschi e via così, fino a ‘MMilàn. Poi non vengano ad abboffarmi il cazzo col fatto che la camorra chiede soldi all’organizzazione e allora è meglio di no. Perché poi devono anche convincere i poveri commercianti a denunciare, o almeno a non pagare, il pizzo. E ‘sti commercianti se lo ricordano quello che gli ha fatto l’Italia da parte a parte, dall’ano all’esofago, togliendogli quel gruzzoletto che potevano ricavarci non solo al passaggio del rosa ma anche, in ottica futura e pertanto demode’, dalla nascita di un fottuto interesse anche sportivo che vorrebbe dire denaro, investimenti (anche morti investiti, perché no?!), pubblicità.. e nun sia mai che ci nasce pure un piccolo Pantani quaggiù, che si chiamerebbe però Pasquale Acquitrinii, ma in fondo che fa? Perché se qui si resta indietro non è che poi bisogna per forza pure mettercelo. Indietro!

O' Munaciell'




permalink | inviato da il 18/5/2006 alle 20:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


18 maggio 2006

AVVISO

alle 18 fra sette giorni, su questo blog, inizierà il giudizio universale...

..ale..
..ale..
..le..
..e..




permalink | inviato da il 18/5/2006 alle 17:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


17 maggio 2006




            indi drughi




permalink | inviato da il 17/5/2006 alle 18:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


16 maggio 2006

GUANTANAMERA

 

Regia: Tomas Gutiérrez Alea e Juan Carlos Tabo
Con:  Mirtha Ibarra, Carlos Cruz, Jeorge Perugorria, Cand Raul Eguerem

Finalmente. Mi imbatto in un film che, senza scrupoli di sorta, sento al cento per cento di consigliare. Cubano, il film, come il titolo, come la canzone, che ricalca nella vicenda e nell’ atmosfera scanzonata.  Non voglio sguinzagliare la trama perché sarebbe uno spreco di battute: resto sopra alla trama, nel groppo di colori e suoni e odori, perché è questo, a distanza di qualche giorno, che mi rimane addosso. Poesia e ironia a braccetto. Le vie di Cuba, in un viaggio trasversale a più punti di vista, che si aprono senza fiato fra canneti gialli e case, inferriate, carretti, donne meravigliose e floride, vecchi con la pelle rigata dal tempo e dagli sforzi. Al centro ‘sta benedetta guantanamera, donna di Guantanamo, a dire Ciociarìa. Donna di quarant’anni, bella e faraonicamente fermormonica, professoressa d’economia comunista, che non potrebbe proprio crederci ,al comunismo, visto come le palpita l’emozione sotto al petto. I tipi umani sono marcati a sfottò, parvenza tutta latina. Le metafore si rincorrono, si scostano a vicenda, ma sempre con carezza leggerissima, come riflessi incondizionati che sfilano davanti agli occhi ma che, al primo battito di palpebra, già svaniscono. Né sai che siano esistiti mai. La fantasia s’incunea gioiosa e mite nella reale Cuba stremata sotto i piedi di Fidel, e sotto le sue cartacce burocratiche, e quando arriva, la fantasia, non disturba, non scompone, non allarma: si adagia, come un cane nuovo su un vecchio tappeto, e si può dire di conoscerla da sempre, e si può dire che grazie a lei la vita si fa più apprezzabile perché meno afferrabile. In fondo va incontro a uno dei miti nascosti dell’uomo: rivedere la vita con gli occhi dimenticati del bambino, che si meraviglia e sorride, si spaventa e sorride, sorride e comprende. E allora avanza il carrozzone, pochi personaggi ma molti solchi, passioni spontanee, cutanee. La pelle che s’arresta, guarda dritto all’occhio e recrimina il suo spazio, ma affusolata, visionaria, e d’improvviso il campo si allarga: va dritto, sempre per metafore e immagini limpide, verso un’ idea di comprensione. Di fusione, anzi. Un acquazzone, visto dal vetro, in cui la morte non è più nemica, è l’espressione più ironica della vita, la sua esatta peregrinazione, e ultima beffa (e di beffe il finale ne da’!). Così pare di aver vissuto per esteso, quando la donna, già a metà film, con tono di madre in fiore fa “es la vida: uno se va, y otro llega”. Poi c’è il cimitero, alla fine. Piove d’improvviso. I caratteri si amplificano. Il parlatore, assommato su un pilastro, dice le sue retoriche buffonesche mentre l’acqua gli scolorisce il foglio di regime da cui legge. Mentre tutt’attorno, nella stessa apparente desolatezza, una bicicletta cigola sotto il peso di due corpi uniti (e unti, per Dio!) dall’amore. Vale.

O' Munaciell'




permalink | inviato da il 16/5/2006 alle 19:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


14 maggio 2006

may day last day

ore 17.00
                    
                                                beccatevi

                                      


                                                         la fine




permalink | inviato da il 14/5/2006 alle 17:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


13 maggio 2006

Per inerzia

                            

Allora, sono forse un mese di blog. Non controllo in quel piccolo calendario in alto perché ho la connessione zoppa e se mi metto a frugare più del lecito, se, tipo, affronto la cantina e le ragnatele, ci resto imbrigliato. Diciamo un mese. E così leggiamo. All’inizio non sapevo cosa fosse sta cosa. Adesso… manco. Rincuorante, direbbe il cardiologo. So, però, cosa mi fa accedere: inerzia. Una strana forma di inerzia, poco passiva per altro, anche poco attiva in realtà. Non so, accendo e accedo al blog. Prima il mio. Poi a turno qualcun altro. Poi, sfidando le leggi temporali di una connessione (ripeto, ripetoooo!!) zoppa, faccio un bel giro panoramico, leggo, cazzate e cose serie, sorrido, m’incuriosisco, commento, a volte,  molto meno spesso di quanto leggo, poi stacco cogli occhi fritti e le dita incartocciate. Inerzia, dolciastra. Di notte penso ai miei racconti sonniferi, ipotizzo frazioni di spazio sottratte agli esami e ai corsi per dedicarmivici (wow, l’italiano, che masturbata colossale di particelluzze!!), ai racconti, inteso, e poi penso ad altro, ed è quell’altro che il giorno dopo butto al blog.

Ciò che però mi piace di più è la scelta dei maestri. Io ne ho 3 o 4 quassù. Ciascuno per motivi diversi, per virtù diverse, stili, vocabolari, passati, temi e ingrippi diversi. Ciascuno, però, scelto da me per puro caso e ammirazione: cocktail afrodisiaco per il cervello. Non dirò chi sono ‘sti tre – ma l’idea di parlarne mi affascina, un giorno lo farò. Per ora preferisco zittirmi, magari per evitare aperti lecchinaggi -ma poi a che pro?-, tuttavia, sono sicuro, loro sanno di esserlo. Gli altri sono colleghi, fratelli e cugine, li leggo con voracità e rido ai loro scherzi verbali e fotografici. Spero che vengano a leggermi, certo, mosso sempre dalla stessa inerzia. Qualche maestro mi commenta, ogni tanto, qualche altro no. Ma fa niente, non è comprensione né attenzione che cerco, solo inerzia. Ciò che mi consola è che, appare chiaro, si può scegliere un maestro senza interposto ministro istruttivo, o distruttivo che dir si voglia. Questa possibilità apre strade senza argini e lande senza confini, e, considerando lo scorrere degli anni e le innovazioni, parallele, che vi si incastoneranno, si rendono ammissibili scenari nuovi connotati da individualismi immessi in collettività pensanti, eterogenee, fabbricanti. Certo non oggi, né domani, né dopo. Eppure è questa scelta libera di “a ciascuno il suo personale messìa per il tempo che vuole e dopo, casomai, vaffanculo” che apre un po’: è questo che fa andare dritti dove l’indole scelse, anni fa, sotto un albicocco di frutti d’oro, dopo – e durante – anni prestati allo Stato dietro a un banchetto verde acqua, solubile come una nuvola d’ottusità.




permalink | inviato da il 13/5/2006 alle 18:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


13 maggio 2006

HOSTEL, due parole.

Due parole su Hostel, prodotto e presentato da Tarantino (è lui il canto di sirena se qualcuno se lo sta chiedendo). Due parole: urge rimake. Dette, le due parole. Apro. Necessita urgentemente di un rimake, subito, me ne sbatto che da poco è uscito. Una cosa bella c’era, nel film, e ‘sto registuolo che, checchè ne dicano sul suo futuro le bocche più baffute e autorevoli, al momento è poco più che pagliuzza di torta americana, Eli Roth, questa cosa bella, dicevo,  che spiego a breve,  non l’ha trattata. L’idea centrale sarebbe (sto per dire il nocciolo del film, quindi se qualcuno – ne dubito – è interessato a vederlo si astenga immediatamente dal leggere – ma anche dall’andare a vederlo) questa: in una vecchia fabbrica presso Bratislava -l’ostello- nella quale un’organizzazione più o meno segreta ha allestito un albergo, fatiscente sì, ma redditizio, alcuni uomini d’affari occidentali spendono una barca di soldi per la loro vacanza esclusiva il cui fulcro è l’omicidio di un poveraccio rapito per strada, o a letto con bellezze slave, o altro. L’americano lo paghi più di tutti, a ucciderlo. Libero di scegliere come dare la morte, il cliente ha a disposizione efficacissimi mezzi di tortura. Ecco. Su ciò dovrebbe reggersi il film. Con tutte le implicite motivazioni sull’incapacità odierna di sentirsi vivi, sullo spingere sempre più avanti la soglia del realmente percepito, insomma: ce ne sarebbe stata di roba da affrontare: addirittura si insinua il sospetto che appena dietro, o sotto, al bungi jumping ci sia l’esperienza dell’ammazzo. Ma tutto resta laterale, confinato in un angolino, un cesso di una discoteca, direi. La prima parte, sesso, alcol e cannabis, dura troppo (e lo dice un appassionato della materia!). E quando arriva la seconda, in una bella – questo sì – ambientazione, lo sai che il film sta per finire, non ti concedi. Per di più è proprio girato male, non è che si possa far fronzoli: non fa paura. Non convince. Non fa ridere. Non fa manco eccitare, a dispetto delle tette che si mostrano. Non fa niente ‘sto film. Pasta al burro e peggio. Le scene horror sono buie e confuse, quelle non horror non si sa cosa sono. Lo guardavo e me lo immaginavo diretto dalla buonanima Stanley (ripeto, l’idea centrale c’era, ma doveva essere, anche narrativamente, concepita con tutt’altro spessore e intento… e non con l’ossessio del soldo)… me lo immaginavo diretto da Cronenberg, che su certe cose è assai capace…

Ma in fondo sarebbe bastato che anzicchè presentarlo e produrlo, Quentin, genietto folle e sregolato, l’avesse diretto. E’ questo il mio invito: se un ipotetico lettore ritiene di avere il giusto giro di conoscenze per giungere a uno dei tre (compreso il primo … non chiedo però dei particolari e non rispondo delle conseguenze) e convincerlo a rifare il film come dico io, si metta in moto. Va messa mano al film, è un peccato.




permalink | inviato da il 13/5/2006 alle 12:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


12 maggio 2006

FAMIGERATO, MORIGERATO....

              

 stile Juventus



                      




permalink | inviato da il 12/5/2006 alle 13:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


12 maggio 2006

BALLE PAPALI

I have a dream. Immaginate di poter contestare la balla papale, ogni volta, lui al balcone e voi all’angolo della piazza, a turno, come non fosse monarca dei suoi quattro begli ettari e despota di estranee coscienze. Stanotte, nella parentesi di fiacchezza prima del sacro (questo sì) sonno, l’ho fatto. Cosa dice lui?

 

“Il vero amore è solo fra uomo e donna”

…allora sua santità deve ancora spiegare, a chi intende ascoltare, cosa cazzo è lo spirito santo?!

 

“L’amore forte si esprime solo attraverso il matrimonio”

…beh, ma io mi accontenterei anche di un amore un po’ più debole, che nel mio basso ventre è poi il massimo che posso, ogni volta.

 

Poi, il finale papale papale: “La differenza sessuale che connota il corpo di uomini e donne non è  un semplice dato biologico, ma riveste un significato più profondo”

…sì, sì, però, volendo essere pignoli, forse il benedetto ha dimenticato di dire che la profondità media è di 16 centimetri. L'eccesso si chiama regalo della natura.




permalink | inviato da il 12/5/2006 alle 12:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


11 maggio 2006

IL MIO RE, Paolo Paoletti, 1993

                                                                

Non mi piace scrivere di libri. Come giudicare un piatto di spaghetti imbottendo un panino. Datemi cento film e ci scrivo mille righi l’uno. Ma le parole lette nere su bianco sono un po’ più sante, venerabili, che accostarsi a rifarle a testa propria mi sa di mercato delle pulci, mi pizzica dietro le ginocchia, come una stoffa americana passata pel Mozamba. Capire lo spaghetto dal panino è dura, lo spaghetto è cosa calda, il panino è posticcio, morto. Però ci sono tante eccezioni ed eccedenze nelle coerenze umane che… a un certo punto uno se ne sbatte dei panini e degli spaghetti.

Il suo re, del giornalista Paoletti, è Diego Maradona. Re della gioventù dell’autore, e dell’ultimo canto di una città che la gloria l’ha sempre sorbita di riflesso: monarchico, romano, e artistico pestato. Perché lo leggo? Perché lo accetto? Perché io quella Napoli arrogante non l’ho conosciuta. E il suo messìa di maledizione manco.

Il mio re  me l’ha consigliato, cioè, me l’ha proprio prestato, uno che ne capisce di scritti e di re più del Magnifico, ipse ipse, che a sua volta l’ha scovato tra sole e polvere su una bancarella portalbense. In effetti è così. Val la pena. Il giornalista lo scrive con incanto nella penna e negli occhi, da suddito a bordo campo. E si sa che il campo di Diego è raro che sia d’erba: si tinge a rosso, a battaglia indiana, a limite sondato e varcato, poi giù, nella notte delle misconoscenze, delle sbafate di carne doppia e di champagne a fiotti. Paoletti gli fu amico, collega di baldracche, di borracheras, di bassifondi. Non di coca, a suo scrivere. E c’avimma credere: qualcuno insinua, forse, che Manzoni predasse dame? Mi si conceda il paragone. Del paragone il resto son cazzi, e noi fidiamoci delle paroline stampate senza nulla a pretendere su chi l’ha scritte.

Non è calcio, il libro. E’ leggeri pintados della Napoli di quegli anni rampanti, che ancora mi ciucciavo i pollici… nguè!… e l’Italia – come il chianto partenopeo va ripetendo da anni – ci guardava dal basso, per costrizione, all’alto: “c’ha levato o’ scuorn da faccia!”. Fermentava Napoli, al raso delle zoccole e dei camorristi connivendoli (why conniventi?). Nei vicoli a Forcella si accattavano compagnìe più o meno stabili, del giro d’un tre ore e, poi, da gettare con le mutande sporche. E Diego s’innesta sulle macerie marce e splendenti come fosse un’altra Buenos Aires, Rey, lui. Ferisce, affonda, langue, impera, rilangue, snerva, spossa, el rey, dotato d’una quota supplementare d’energia pura, luce e caos. Si ferisce, si affonda, si langue, si disimpara, si rigetta… e al suo fianco poco più d’una tintura matrimoniale, ossigenata, a stirare e allattare come una madonna triste e ottusa: Claudia ne esce malconcia. Lui, in vece, è hombre che dice i battiti della sinfonia, che detta i tempi della gloria e, manco a cambiare la maschera all’istante, le svenature della tragedia. Rey già letto, in qualche posto settecentesco, che se vince lo fa sodomizzando (ut ipse dixit – si veda l’Inghilterra messicana, concia e sbarbatella prima, donnina aperta poi), ma che se perde ruba lacrime d’amianto al diavolo, pur di falciarsi dentro. C’è tutto il prezzo della vita, quella presa in faccia come una testata, a mille, diecimila pozzi al secondo, con l’ossessione di non spargerne nemmeno una goccia. Paoletti l’accompagna, ci mette del suo con qualche guizzo a mo’ di palombella disegnata nelle pagine. Parla un po’ di se’, ma molto argentino… e poi… poi c’è il diez. E sulla sua stoffa ricucita, più che maglia, recupero il prodigio della sfera a scacchi che ora mi inzozzano di quaglie dorate, un prodigio che, se ben fatto, val la pena a viverci ancora e per sempre infanti.

 

 

 

 

… ecco fatto! come temevo: non ho parlato del libro ma di come l’ho letto! Che bambino col dieci negli occhi!




permalink | inviato da il 11/5/2006 alle 12:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


10 maggio 2006

IL GRISO E LA GRINZA

                                              

 

“Attacchiamo l’America perché nasconde armi di distruzione di massa ( e a dire nascondiglio le si fa un presente). Poi in più, talvolta, col vento giusto, le adopera.”

Se l’ombelico di mia madre mi avesse idrato che il mondo era così coerente sarei nato papa.




permalink | inviato da il 10/5/2006 alle 17:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


10 maggio 2006

MACCHE'?

               



               napolit'amo




permalink | inviato da il 10/5/2006 alle 14:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


9 maggio 2006

ALTERNANZA

quando gli alterni si omologano
gli homo logoi si alternano


 


in commento a francesco nardi"Alternanza. Cos'è?"




permalink | inviato da il 9/5/2006 alle 20:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


9 maggio 2006

ditemi se ho capito

Di fatto, come da patto, a destra c’è l’onere della scelta. Devono decidere come perdere, sebbene in qualche modo  possano ancora vinciucchiare. Se votano Napolitano è polizza antidalema, altrimenti si beccano il baffetto compreso di ghigno. Ora: partecipando all’elezione di Napolitano farebbero sto gran favore alla sinistra riconoscendole una giusta (e unitaria, e complessivamente saggia) candidatura… però – e che vuoi fa’? c’è il però – dopo se ne dovrebbero star cheti cheti. Se invece mollano Napolitano e subiscono il Massimo si sentirebbero, in seguito, legittimati a storcere il naso a ogni presidenzial atto. O mi sbaglio? Sarà coatto, l’atto, dico, anzi: intendono dirlo. Messa così la cosa, se è davvero messa così, cosa ci aspettiamo dal burattume della casa d’ogni libertà? Non è che accoglieranno il mal peggiore – per loro – in vista di un più facile, e peggiore, storcimento di naso?




permalink | inviato da il 9/5/2006 alle 12:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


8 maggio 2006

telechiudente

Stagione di chiusura in tv chè chiudono i riaelidis sciòus. Big Brother regresa ai suoi lidi più o meno facoltosi; la Vaccherìa si chiude con soprani (tenori?) invacchitisi della camera; nientemeno che la Ventura forse, e sottolineo forse, s’arrende. Anche il Parlamento, dopo la seduta comune pel presidente a presa diretta, e rapida come cemento, si richiuderà misterosofico fra le sue leggiole di legno e piccoli cavi, altresì detti cavilli.

E’ proprio vero? Resterò solo? Manco più una sibbala (!) di conforto a me, teleaspettatore teleaddict and confused? Poi le coppe finiranno, senz’Italia chiaramente, ma noi ci facciamo valere al cellulare, è fin troppo noto. E la tivvù? Aspettare giugno per pantomima mondiale?

Ecco che io subentro io, me. La disperazione, stanotte, mi ha allagato con coda di gelo e urina: devo trovare una soluzione! mi son bisbigliato nel rem. Questa è la proposta che suppongo, insomma, proposta supposta: ancor folgorato da the cube, filmone claustrointestinaldestinale, invito chiunque abbia abbastanza berluschetti d’oro (altresì quattrini) a investirli nel mio nuovo reality: Munaciello’s Night.

                    

 Cosa prevedo, cosa? Come “the cube”. Altrimenti cosa? Prendiamo un po’ a caso fra i vagoni di Costanzo, che so io, un Marzabbotto qui, una Calvagna lì, un Aspiraide, un Costantìn, un Belzebù, una Florianna, Michelozza, Giangibbella, una Titinha, un Franco, Moro, Lorenzo, Attilio, un Gianni qualsiasi, un Erode, una Maddamarta, Francesco Arca e Noè, Colombo, Gioconda, Miserella, Marina la rosa e Taricazzotto, una bionda procace e una mora Cacace e…

tutti nel cubo. Voglio sfinirli. Omicidarli con assoluta gentilezza. E le prove saranno a disinfettanti e fumarole, bombarole e scosse elettriche, fili scoperti, water nascosti, scarichi rotti, sbuffi cipollini di notte, coltelli sguainati, proiettili catarifrangenti, giubbotti esplosivi… alla fine ne resterà uno solo, e non sarà D’Alema. Arriverà in studio a cavallo di Napoleone, bianco, e lo sediamo sulla poltrona di Martelli. Ma il martello sarà vero. E l’incudine in carne.

 

Puoi cambiare canale, dice. Puoi cambiare programmazione, rispondo.

C’è sky, mediacazzo, dice. C’è l’etere anche, rispondo, poi i soldi elitari me li dai tu?

C’è il telecomando, dice. Non mi basta, rispondo.

 

Riprendetevi la scatola prima che me le rompa.




permalink | inviato da il 8/5/2006 alle 20:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


7 maggio 2006

VERONICA FAVELLA, senza peli sulla lingua

  
Perchè non bacio te? Perchè sei calvo.
Perchè non bacio te? Perchè sei rosso.
Perchè non bacio te? perchè sei guercio.

Baciare te è come baciare un cazzo.


Marziale




permalink | inviato da il 7/5/2006 alle 16:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


5 maggio 2006

CANDIDO DE LUCA

Le intercettazioni inchiodano (ma chiodi di zucchero, filato) Pairetto agli ordini di Moggi. Il Grande Massone del calcio petulava arbitri, lamentava condotte, rognava sortilegi al designatore... e quest’altro, con l’umidità della troia che finge il rifiuto pur ansimando, rispondeva succube –slave- che era lieto di ricordarlo, chissà in quali attimi della sua mestissima quotidianità, il muto Luciano rettilineo col suo bagaglio di pretese. Ma la serpe dice che è tutto a posto, è in silenzio stampa... a parlare già ha parlato. Non molto, ha parlato, coi tempi giusti, diciamo, e il giusto tono, diciamo, per un Don Vito di sarcasmo. Ma il filo del telefono –lo sapeva? – era, diciamo, fuori controllo. Pairetto invece si rammarica, ingoia il fischietto amaro,      e fa un mea culpa senza impegni etici, sì, certi argomenti potevano evitarsi, ma di lì a dire che...

D’un tratto balza De Luca, credo dal pozzo di Alice. “Non c’è niente di male – fa, con le piume bianche dalle orecchie –  è impossibile pensare che i dirigenti possano manovrare a questo modo”, più o meno. E bravo De Luca, ci mancavano all’inferno predicatori di santezze. Ma ‘sto De Luca l’ha visto il campionato italiano negli ultimi xx anni? O almeno l’ha vista la partita del suo Siena domenica scorsa con... contro...

 

 

Siamo spiacenti di informare i gentili lettori che il collegamento telematematico è stato permanentemente interrotto per volontà superiore, o Forza Maggiore, e che il titolare del blog è da considerarsi, a tutti gli effetti, irreperibile e deperibile per aver violato certe non ben specificate norme consuetudinarie dello Stato (di cose) italiano.

Per informazioni rivolgersi al Commissariato 24.

 

 

Felix.

(per chi l’ha capita)




permalink | inviato da il 5/5/2006 alle 12:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa


5 maggio 2006


       "non lo prenderete mai vivo!"

                   
(Moussaoui dixit)




permalink | inviato da il 5/5/2006 alle 11:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


3 maggio 2006

CARNEVAL CARIOCA



Carlos Alberto Parreira, c.t. du brasil, dice “non convocherei giocatori gay in nazionale, non ho niente contro di loro, ma non approvo i matrimoni omosessuali” manco stesse parlando il pataterno, che pure suonerebbe sconcio. Poi aggiunge, quasi a motivarsi, “sono cresciuto in una famiglia dai forti valori tradizionali”. E bravo il cittì. Certo, possiamo mica pensare che tutti i brasiliani sappiano -e vogliano- sculettare un samba sul carrozzone? No. Ma che l’allenatore di una delle più gloriose nazionali si mascheri da Zorro giustiziere e sadomaso (sì, ma borchie solo per donne), e che si curi dei fatti -eufemismo per cazzi- dei giocatori a me, personalmente, mi disorienta. E se Ronaldinho dicesse “Sapete un po’? Io esco pazzo per Vieri, l’ho conosciuto al teatro Colliòn Abbouffait di Montecarlo, e… mi attrae molto con quel far da murator, e credo… sì, cioè… insomma, avrei voglia di scopazzarmelo…”. Cosa farebbe il bel Parreira, non se lo porterebbe in Alemanna? Si scomporrebbe ‘st’ omo tutto d’un pezzo (a veder quale, poi, di pezzo)? Ancora s’appellerebbe ai valori tradizionali? E questi benedetti valori di cui si sente guardiano dove se li infilerebbe a linciaggio avvenuto?

 

esclusi subliminali




permalink | inviato da il 3/5/2006 alle 21:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


3 maggio 2006

crash, cont(r)atto fisico

                                     


Arrivo al film col mio consueto ritardo. Forse perché…

una volta sentii dire, con spocchia, rigirandosi le parole in bocca, con bava : “trattasi di film corale”. Beh, volendo necessariamente, a forza, attingere, per auto avvaloramento auto certificativo auto esistenziato, alla tragedia greca, ci starebbe. Ma il coro non era un unico personaggio? Questo è un film marea, che sale, ti prende con correnti chiaramente individua(bi)li, pare intenda portarti sulla luna, e alla fine scema. Marea che scava nelle cloache americane, ed è bene che l’ amerìga si rovisti le fogne, chè chi ha più soldi le ha più grosse, le fogne, comprese di vermi, e di merda di cui s’è debitori al mare.

Il film parte basso, minimalista -direi rigirandomi (come sopra) la parolona auto erotica mente-, ma poi l’enfasi adolescenziale u.s.a. lo investe, per bocca degli afro, ovvio (:lo stratagemma dello slang nero, strano, ancora regge le narrazioni! ma, mi si contesterebbe, regge la vita lì!!). L’enfasi non si trattiene, è la gioventù, l’erezione mattutina dei 16 anni… così la Bullock si riduce a spiegarsi in un abbraccio. Proprio la fidanzatina d’america, è. Ma ripenso, quale corale? Queste sono schegge impazzite, atomi, elettroni, luci ed ombre, -un inno al caos precreazione, che non ci siamo messi alle spalle perché il  Demiurgo  è un illusione del mercato. In virtù di ciò la tensione è costante, e allo schermo ci resti, mosso (fissato?) dal sospetto che prima o poi arrivi un ex machina(?) a incastrare le vite e riappacificarle con Pan(??). Ma no. Il film è succo di limone. Manco la nevicata (penso alle rane di Magnolia: che figlio cafone ‘sto crash!) sistema i puntini, e mi resta addosso, sulle spalle, una favola, retrogusto a fragola nel succo di limone, una favola e un mantello. E l’america razzista con i proiettili a salve nel B-52, e che si quieta solo se sfiora la cacca, in fondo, o la morte. Sì, l’attaccheranno l’Iran.

 




permalink | inviato da il 3/5/2006 alle 12:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
sfoglia     aprile   <<  1 | 2  >>   giugno
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
mirada pirata
fantacucina
sport
cinèma
duende
televizione
'O Munaciell'
a lo mejor es un rincòn
Postero
Memorie del Munaciello

VAI A VEDERE

CINEMA

Arriva La Bufera
Zodiac
Manhattan
Zatoichi
l'arte del sogno
Hannibal Lecter
club silencio 1
club silencio 2
inland empire
Hero
NuovoMondo
L'ultimo bacio
spielberg
slevin
domino
sucker free city
amoresperros
prime
broken flowers
a straight story
filologia germanica zombie
volver
codice da vinci
guantanamera
hostel
crash
inside man: la 30° ora
il caimano
la promessa
Babel
Munich
Confessioni di una mente pericolosa
Bregovic
l'amico di famiglia
everything is illuminated
il diavolo veste prada
little miss sunshine
Le vite degli altri
Le conseguenze dell'amore
saturno contro
arthur e il popolo dei minimei
the departed
Crocevia della morte
blood diamond
Come Harry divenne un albero
Vertigo
le avventure acquatiche del capitan Zissou
Il mercante di pietre
Frankenstain Junior
Bobby
New York stories
Apocalypto
Le regole dell'attrazione
I falchi della notte



scrivimi qua:
mooncium@libero.it



da Libmagazine
No Country For Old Men
Sogni E Delitti: to kill or not to kill
Caos Calmo
Irina Palm, vedova delle pippe
Into The Wild
Eastern Promises
La Ragazza Del Lago
Tv-Days
Paranoid Park
L'uovo di natale
Il Beowulf del pc di Zemeckis
Niente è come sembra. L'artista e il pubblico.
Pornografia ed erotismo
Un trip da Don Chisciotte al Dr. Gonzo
Il superomismo di Danny Boyle
La festa del cinema non può accecarci
Planet Terror
Venezia, l'abboffata di ogni Crono
Il buio nell’anima
Il vortice della vita non è così asciutto
Sognando un altro sogno
Il controtempo di Kitano
Flags of our fathers
The Good Shepherd
Morricone, l’omino della musica
Saw 3, so bad
300, la levata dei figli di Serse
Inland Empire
L’ultimo re di Scozia

Clicca qui per
le mie vignette


Blog-roll

Agiamo

Aioros

Alcestis

Alterego

Angolo Di Bolina
Angolo Sbocco
Arciprete

Aronne

Arrabbiato

art.2

Baol

Barbara

Bazar

Blogodot

Bloggerperfetca

Buraku (yoshi)

Ciechielefante
CuncettaMente
Desaparecidos

Diderot

Eco di sirene

Eginone

Espressione

Formamentis

Francesco Nardi

Galatea
Giorgiodasebenico

Heartprocession

Ioguido

Jimmomo

KK

Kulturadimazza

Makia

Malvino
Marcoz

Metilparaben

Miss Welby
NickFalco

Nic Pic
Numerabile

Pasqualedigennaro

Pensatoio

PDN

Poldone
Raccoon

Raissa

Raser

Rip

Sannita

Ugolino

Unaperfettastronza

100e500mhz

         Videos 

Le favolette Dell'Elefantino
  
              clicca sull'immagine


        La Bomba

  
      clicca sull'immagine


       Alta Marea
 

      clicca sull'immagine


    La Rossa in Rosso
  
 
     
clicca sull'immagine 

     Guido Guidacciu
  
  
               clicca sull'immagine!

       God, d'oro
  
               clicca sull'immagine!
         
      Fumettini
    
  Prima parte
Italia-Francia

           clicca sull’immagine!
 


Seconda parte Italia-Francia

       clicca sull’immagine!


    
  
 



Disclaimèr
Parliamoci chiaro. Questo blog non è un albergo né un giornale. Non è una carta, non è giornaliera né qualcosa da mangiare. Questo blog rappresenta l’offesa della tecnica all’uomo, e viceversa. Non è me, non è il munaciello che vi parla, non è me che vi dico, anche perché voi non esistete che in certe vecchie cartoline. Io e  te non esistiamo e, soprattutto, non coincidiamo. Quindi nel caso in cui tu avessi qualche soddisfazione da chiedermi per cose che ho detto o fatto a te o a qualsiasi tua parente di gradevole aspetto, non hai che da dadà darmi appuntamento domattina all’alba – facciamo alle cinque che prima delle cinque la gallina non fa l’uovo e posso mai duellare a stomaco vuoto? – dietro la chiesa abbattuta e sconsolata. Oppure mi chiedi con urgente violenza di rimuovere, ed io, che so intendere senza mercanteggiare, rimuorrò.

Stesso discorso vale per le immagini, le foto, e soprattutto per le cose che non capisci. E per quelle che non capisco io. Stesso discorso non vale invece per le sparatelle dei commentatori. Quindi altro discorso:



 

Technorati Profile

CERCA