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Diario


11 febbraio 2007

Arthur e il popolo dei minimei

                

Nel tentativo di salvare le pacche alla nonna (Mia Farrow) il piccolo Arthur (Freddie Highmore, un attorino da tener d’occhio) s’infila nel magico mondo dei minimei alla ricerca di un tesoro con cui pagare il cattivone palazzinaro. Al sodo un avventura per soldi, un Indiana Jones d’animazione, che però si sviluppa con una gran bella immaginazione, di vasta presa anche quando cita cartoons e films difficili da richiamare senza far figuracce. La spada nella roccia (non a caso Artù), appelli a Pulp Fiction addirittura, Star wars, con una grande e scanzonata simpatia. La scena del baretto malfamato è una chicca fra rastamen e discomusic, come d’altronde la danza di questi esseri minuscoli sul disco in vinile, il tutto con caratteri vagamente manga, e speziato dall’ambiguità della principessa Selenia. Eh? Selenia? Sì, capito bene, con maggior carica erotica a mio avviso.
Poi c’è netto netto il filone del bene contro il male, dove il bene è un trittico di eroi bambini che agiscono per conto del re buono (a proposito, di notevole ingegno satirico la bassa statura del re che però in pubblico, poggiandosi su un animale relativamente grosso, sembra un omone, sembra un re… e chi vuol cogliere colga); e dove il male, invece, lo fa un personaggio che è esito di una poco definita metamorfosi. Aggiungo che questo Maltazard poteva essere impreziosito un po’ di più perchè la materia c’era, però è probabile che il prodotto per famiglie ne sarebbe risultato inutilmente appesantito… quindi, vada così piatto il cattivo, che poi, chiaramente, non potrà assolutamente ribellarsi al lieto fine.
E’ comunque un film confezionato per bambini, anche se, a differenza dei soliti panzarottini di zucchero filato, questo qui evita di spiattellarti una spicciola morale ma, anzi, ad un occhio attento riserva piccoli scappellotti. Ad un occhio rilassato sembrerà solo la stretta di mano tesa ai neri delle periferie francesi, e forse un po’ lo è pure… ma a me piace pensare che racconti semplicemente una storia di fantasia. E bene anche. Poi, quando si riaccendono le luci, tutti i piccoli in sala c’hanno la faccia bella paciosa, piena piena, magari pure troppo… quasi quasi cambio idea: tutti ‘sti minimei attorno mi stanno già sul cazzo.


(chi ha figli ce li porti)

 

O’Maltazard




permalink | inviato da il 11/2/2007 alle 0:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (20) | Versione per la stampa
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Parliamoci chiaro. Questo blog non è un albergo né un giornale. Non è una carta, non è giornaliera né qualcosa da mangiare. Questo blog rappresenta l’offesa della tecnica all’uomo, e viceversa. Non è me, non è il munaciello che vi parla, non è me che vi dico, anche perché voi non esistete che in certe vecchie cartoline. Io e  te non esistiamo e, soprattutto, non coincidiamo. Quindi nel caso in cui tu avessi qualche soddisfazione da chiedermi per cose che ho detto o fatto a te o a qualsiasi tua parente di gradevole aspetto, non hai che da dadà darmi appuntamento domattina all’alba – facciamo alle cinque che prima delle cinque la gallina non fa l’uovo e posso mai duellare a stomaco vuoto? – dietro la chiesa abbattuta e sconsolata. Oppure mi chiedi con urgente violenza di rimuovere, ed io, che so intendere senza mercanteggiare, rimuorrò.

Stesso discorso vale per le immagini, le foto, e soprattutto per le cose che non capisci. E per quelle che non capisco io. Stesso discorso non vale invece per le sparatelle dei commentatori. Quindi altro discorso:



 

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