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'o munaciello


Diario


16 dicembre 2006

I Pooh pensano di essere i Pink Floyd

… ma prima però ho visto un film, Il mercante di pietre. Il mercante di pietre è il protagonista del film il mercante di pietre, lo fa Harvey Keitel, il mercante, no perché il film lo dirige Martinelli, che è quello della storiella delle cinque lune di Aldo Moro e G.G.Giannini. Un buonissimo ritmo, ta! ta! Uzi sovietico delle ascendenze del mercante di pietre. E non si può passare che manchi d’una certa ricerca di scaltrezze estetiche, ma soprattutto il ritmo, e le trovate, che non si possono passare essere mancanti, assì, nel prodotto italiano rispetto a quello nordamericano, assì. Certo è che sto Martinelli però ci spera, un pochetto, che gli dicano “uanema, pare nu film meregano!”.
Invece, lo imita, questo ti dico. Però cazzo se s’è infilato in una storia cazzuta (non a caso)! Le riflessioni cioè, te le semina. Insomma, il film se non fosse per il ritmo non lo seguiresti affatto proprio per le riflessioni che ti staccano le chiappette dalla sedia. Quindi. Lo scontro di civiltà signori, io non ci posso davvero credere, non posso: certe spinte profonde da dentro di me mi dicono che non è il caso. Però, diamine! La guerra non necessita per legge di due contendenti! Certi di questi qui ci fanno le professioni su st’affaraccio, porco caccio! Profilare lo scontro obbliga a schiantarsi di fronte alla bellezza secolare di una gente, alle movenze calde sotto i copricapo, e la barbetta grigia che costeggia una cutastra doppia, di punti neri, di virtù, di legno di nave fenicia, punica. E nel campo avverso la bellezza di un cigno bianco che danza l’ultima sua voglia, affusolata dalla geometria, dal senza fondo della linea retta, in proiezione multipìpeda, e questo rinascimento da cui tutto ha preso morte, e i francesi malati di pruriti cerebrali, e noi svogliati e slabbrati in gusto, e gli inglesi nascosti in parrucche d’epoche andate, e quel cigno che è un lampo trasverso al losco tant’è meraviglioso. Poi c’è sempre il suicidio. Ultimo passo d’ogni guerra in cui il bello si trucca di rughe, e si fa deforme.




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Parliamoci chiaro. Questo blog non è un albergo né un giornale. Non è una carta, non è giornaliera né qualcosa da mangiare. Questo blog rappresenta l’offesa della tecnica all’uomo, e viceversa. Non è me, non è il munaciello che vi parla, non è me che vi dico, anche perché voi non esistete che in certe vecchie cartoline. Io e  te non esistiamo e, soprattutto, non coincidiamo. Quindi nel caso in cui tu avessi qualche soddisfazione da chiedermi per cose che ho detto o fatto a te o a qualsiasi tua parente di gradevole aspetto, non hai che da dadà darmi appuntamento domattina all’alba – facciamo alle cinque che prima delle cinque la gallina non fa l’uovo e posso mai duellare a stomaco vuoto? – dietro la chiesa abbattuta e sconsolata. Oppure mi chiedi con urgente violenza di rimuovere, ed io, che so intendere senza mercanteggiare, rimuorrò.

Stesso discorso vale per le immagini, le foto, e soprattutto per le cose che non capisci. E per quelle che non capisco io. Stesso discorso non vale invece per le sparatelle dei commentatori. Quindi altro discorso:



 

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