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'o munaciello


Diario


14 gennaio 2008

tre tempi

 

Questione di tempi

Il primo tempo ci viene bene, ce lo giochiamo alla pari con chiunque, pure coi pakaro (che pronunciato alla spagnola aspirando la k sarebbe aucelluzzo, uccellino). Il secondo tempo meno, ci ammorbidiamo e assorbiamo come mappine. Nel terzo tempo, che ora è ufficiale, invece torniamo ad essere all’altezza: stringiamo mani che è d’un gusto a vedersi. Sono i tempi dispari che ci fottono. Ma tanto dura poco: aspetto il momento che scoppia la rissa nel terzo tempo, credo che allora si renderà necessario imporre il quarto tempo a riappacificare, un tempo di carezze più spinte, tenere effusioni. Lì, tempo pari, pure credo saremmo capaci: Gargano ad esempio lo vedo muy trottolino amoroso.


 

The Knick Killa

                                 
Però il tempo che preferisco è un altro. Si può chiamarlo Miller Time. Facciamo un salto indietro. Siamo nella stagione 93-94, finali play-off della Eastern Conference, NBA. Al Madison Square Garden i New York Knicks accolgono gli Indiana Pacers per la gara 5. La serie è 2 pari perché New York vince le prime due ma si fa raggiungere andando a perdere a Indianapolis. Insomma, si parte. Gli Knicks giocano benissimo coi vari Ewing, Starks, etc., dominano il primo quarto che Indiana quasi non c’è. Si arriva all’ultimo quarto che New York è avanti di quasi venti punti. Sembra fatta, il pubblico già festeggia e i giocatori nel time out se ne danno di pacche sulle spalle. Ma coi Pacers gioca Reggie Miller, e sta arrivando il Miller Time. C’è da dire che prima della gara Reggie aveva dichiarato di non essere un bravo ragazzo, di non esserlo mai stato, e che non è un bravo ragazzo uno che sta per battere New York. Reggie d’improvviso s’infiamma: inizia a tirare da ovunque, da fuori, da dentro, non manca un tiro e segna 25 punti in dodici minuti, con cinque canestri da 3. Lì, a bordo campo, c’è quel newyorkese doc di Spike Lee, sfegatato fan dei Knicks, che atterrito e sconvolto prende a sfottere Miller, il quale inizia a rispondergli con le triple. Ma non basta, i due continuano, e più continuano più Miller piazza le sue bombe, e dopo ogni bomba guarda Spike Lee con quella sua faccia un po’ somala, con le braccia lunghe e secche curve lungo il corpo, leggermente flesse all’indietro mandando avanti il busto, come a dire “prendimi, t’incendio”. Miller is on fire, fa il cattivo e si nutre d’odio, corre dietro ai blocchi dei compagni e chiama palla, e segna e segna e segna, pare un toro esile che schiva banderillas, e il Madison è un pugile che stramazza guardia bassa con violenti rintuzzi al fegato. Finisce, Miller vince. Poi New York passerà il turno. Ma l’anno dopo si ribeccano in semifinale. Sempre al Madison, gara 1,  gli Knicks a 18 secondi dal termine sono sopra di 6 punti. I newyorkesi, si sa, sono vincenti e pertanto tendono ad avere la memoria corta… infatti stesse scene di festa anticipata dell’anno precedente. Certo, 18 secondi sono proprio pochi, e 6 punti diventano un abisso. Ma con gli Indiana gioca ancora Reggie Miller, e arriva di nuovo il Miller Time. Tiro da tre che dimezza lo svantaggio. Gli Knicks rimettono da sotto canestro ma Miller pressa, ruba palla… è nell’arco, però è già infuocato e non gli bastano due punti: fa due passi indietro palleggiando, si mette sulla linea da tre e fa canestro. Parità. New York sbaglia l’azione, palla di nuovo a Reggie su cui viene commesso fallo per evitare che spari ancora da 3. Miller segna i due liberi e diventa the knick killer. Indiana passa la serie. Ecco.


 

Terzo Tempo

Questo per dire che il terzo tempo è il roccocò dell’ipocrisia. Che sarebbe tanto bello se un calciatore prima di andare a giocare al Meazza dicesse di essere un gran figlio di troia, perché solo i figli di troia vincono al Meazza (a Napoli, si desume, solo brave donne). Sarebbe tanto bello se chi organizza le boiate avesse la purezza di riconoscere che nelle ottuse sfuriate di violenza di quegli afarensi che chiamano ultràs non incide minimamente il calciatore. Insomma, non lamentiamoci dei diciottenni se addirittura i cinquantenni, i sessantenni, non hanno testosterone a sufficienza per affrontare la realtà.

 


     Qui, dal minuto 3.40, trovi The Knick Killer


17 dicembre 2007

mica solo i piedi, i capelli ad esempio, ed altre sporgenze

 

Certo che un buon calciatore in osservanza alla norma fondamentale che determina i modi del suo agire si riconosce dal piede! Ma non basta.
Se avesse avuto qualche cronico chilo d’esubero, se avesse avuto la smania di pitturarsi le ciocche di colori in plastilina dopo aver in più sposato la pop star, se avesse adorato esclusivamente la buona tetta velina, se avesse avuto la propensione ad alcolizzarsi nei locali notturni del bibendum Mediolanum, se avesse ricevuto la morbosa attenzione della nike… o ancora: se tra i dribbling annoverasse la rissa, se mandasse a fanculo (o a zucare) l’arbitro per il solo fatto d’esistere, se avesse un inutile broncio, se bevesse birra a catini, se facesse il coatto, se avesse un cognome almeno bisillabo (e magari ossitono), se avesse un bel soprannome invece di “giardiniere”… e, dolce alla frutta, se appartenesse a gesù…
Julio Cruz sarebbe un fuoriclasse.


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permalink | inviato da ciromonacella il 17/12/2007 alle 11:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (25) | Versione per la stampa


3 dicembre 2007

rassegna stramba

L’ira russa di sputacchiator putìn, dirigente d’ingenti agenti furono dissecretati, dice che non sta bene che l’idea populista venga tumefatta dall’osservazione estera. Tutto ciò funziona nel mondo, viene premiato, il popolo non avverte, non sovverte, non diverte, quindi è una fortuna che a divertire e a sovvertire e ad avvertire ci pensi il capopopo’. Anche perché il fondamento di alcuni diritti fondamentali è noto possa variare da parallelo a parallela (tu pensa al quadro svedese), e paese che vai usanze che trovi, e gallina vecchia fa buon prode. Come prode è l’esplosione di colpi in aria dei nostri prodiziotti, che bene facciano crivellando i malavitosi perché è intossicosa assai questa serenata, svegliatevi, svegliatevi! Nel frattempo la Germania concede il quarto uomo, il gip del fattaccio alpino concede l’omicidio commissionato, Berlusconi concede il bipolarismo, la fifa non concede Riquelme maricòn al Boca, e il Milan non concede a Ronaldo la fifa per la palla. Chiudiamo con la disdicevole sfortuna per Olanda, Francia e Romania di esser capitate nel girone degli azzurri per i prossimi Europei di calcio da disputarsi in Svizzera, Austria, Ticinia, Istria, Aspra, Ucraina e Camciatca.

 

‘o munaciell’

[ah, a proposito, poi ditemi se non c'azzeccava questa]

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Parliamoci chiaro. Questo blog non è un albergo né un giornale. Non è una carta, non è giornaliera né qualcosa da mangiare. Questo blog rappresenta l’offesa della tecnica all’uomo, e viceversa. Non è me, non è il munaciello che vi parla, non è me che vi dico, anche perché voi non esistete che in certe vecchie cartoline. Io e  te non esistiamo e, soprattutto, non coincidiamo. Quindi nel caso in cui tu avessi qualche soddisfazione da chiedermi per cose che ho detto o fatto a te o a qualsiasi tua parente di gradevole aspetto, non hai che da dadà darmi appuntamento domattina all’alba – facciamo alle cinque che prima delle cinque la gallina non fa l’uovo e posso mai duellare a stomaco vuoto? – dietro la chiesa abbattuta e sconsolata. Oppure mi chiedi con urgente violenza di rimuovere, ed io, che so intendere senza mercanteggiare, rimuorrò.

Stesso discorso vale per le immagini, le foto, e soprattutto per le cose che non capisci. E per quelle che non capisco io. Stesso discorso non vale invece per le sparatelle dei commentatori. Quindi altro discorso:



 

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