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'o munaciello


Diario


26 febbraio 2008

libmagazine's no country for old men

Non sempre la soddisfazione all’uscita di sala è proporzionata al lavoro di scavo che il film t’ha fatto. Anzi, funziona all'inverso. In alcuni casi ne esci innervosito o disgregato. Avverti fettine di nulla poggiate fra stomaco e reni. Allora, ancora in sigaretta post-visione, inizi a lavorare, a sfringuellarti la pancia, a ravanare nei grassi con le unghie, a stracciar membrane. Cerchi il seme. Lo trovi, almeno credi. E suturi con approssimazione. Poi passa un giorno. Due, tre. Quattro giorni, una settimana. Sei scosso fior d’acqua, di granelli in polvere alzati controvento. Sei smanioso, cerchi ancora, vorresti la ripetizione, il replay rallentato. Con certi film è droga: qualcosa ti resta dentro, e quel qualcosa richiede l’oggetto che l’ha persa, o mandata, o comandata.

Vai su LibMagazine e leggi di No Country For Old Men.

Però leggi anche Erba Medica di Piero Dell’Olivo, SpeakEasy di Michael Mazzei, l’editoriale di Cristina Marullo, e Gordiano Lupi su Cuba.

 

Questo sono io su Fidel





5 febbraio 2008

libmagazine


Libmagazine oggi intervista nientepopodimenochè
Giampiero Mughini, maddai.
Io mi son trovato faccia a faccia con una faccia
da un buco e polpastrelli tozzi e morbidi: Irina Palm.

Ma c'è dell'altro, ancor più e meglio di quanto detto.


24 gennaio 2008

Telecronaca della partita di coppa italia

 

Ieri sera, como que oggi c’avevo l’esame, per rilassarmi rispetto alle due serate precedenti in cui m’ero sparato Medea e M.Butterfly, ho optato per la partita di coppa italia inter-juventus. La coppa italia, per intendersi, l’è un cosa che odora di rosa ma rosa non è, una cosa cianciosa e spertosa che nessuno caca di striscio tranne quelli che a fine stagione si trovano col pugno di mosche in una mano e una cacchina di cinghialotto nell’altra. Ma l’audience, si sa, è ormai una categoria filosofica. Così le due squadre scendono in campo con formazioni dignitose, coi vari campioni del mondo e qualche stellina, segno che la coppa italia quest’anno è finalmente considerata. Burdisso, difensore interista, si fa subito espellere per fermare Del Piero lanciato a rete, cosa che (sia il sacrificio di Burdisso, sia il lanciarsi di Del Piero) testimonia il nuovo attaccamento delle squadre alla coppa italia. D’altra parte la sfida è affascinante, già ai quarti Inter-Juve… questo accresce il valore della coppa italia. L’Inter resta in dieci, ma onora la coppa, lotta, si batte, mentre la Juve, anch’essa onorando la coppa, s’impadronisce del campo senza però riuscire a rendersi pericolosa per tutto il primo tempo nonostante sia entrato Trezeguet, un bomber di razza, un bomber la cui presenza arricchisce la competizione della coppa italia. Finisce l’intervallo e i 22 vanno negli spogliatoi, a testimonianza che si sono stancati, e che quindi questa coppa italia ha una sua importanza. Rientrano, e anche questo onora la coppa (avrebbero anche potuto andarsene a cena o a ballare). L’inter ha adesso altro piglio, inizia a tenere la palla, vuole evitare di subire reti per non complicare il passaggio alle agognate (a questo punto) semifinali di coppa italia. Addirittura segna. Cruz, per la precisione, il giardiniere, per colore. Un colore che rende imperdibile lo spettacolo che offre la coppa italia. Cruz ne fa un altro, due a zero per i nerazzurri. Gran partita, perché la juve all’improvviso ha un moto d’orgoglio in nome della coppa italia e segna con Del Piero, un campione che adora la coppa italia, come tutti in campo, come tutti anche fuori dal campo. Attenzione: clamoroso ma la juve pareggia con un colpo di testa di Bunghetesong, o Bonton, o Bonsogn, comunque un francese che non conosceva la coppa italia ma che ora, conosciutala, non sa farne a meno.

L’arbitro, incurante della goduria degli spettatori, a un certo punto decreta la fine della partita di coppa italia. Né avrebbe potuto fare altrimenti, sennò avrebbe implicitamente detto che la coppa italia ha un trattamento differente rispetto alle altre manifestazioni sportive… che viene – diciamo così – pompata.





Piuttosto, su LibMagazine, colonna di destra, Aggiornamento Quotidiano sulla crisi di Prodi: epilessia morbospastica? A Fronterrè la risposta.


22 gennaio 2008

LibMagazine numero 20 on line


Siamo ancora on line. Con un gran cazzo di numero. A parte l'intervista
a Augias (ehi, proprio Augias quello lì!), e un'altra intervista in cui V.Punzi
proprio non lesina risposte, e fa bene, c'è molto altro: dall'immondizia
alle cose di Mastella (e guai a chi dice che è la stessa cosa).
Poi politics and culture a volontè. Io, personalmente, me so' buttato
sur Cronenberghe. Spero vi piaccia.

[Ah, mi scuso e inginocchio alla pazienza di chi passa qui a commentare
se latito e non rispondo, ma sto studiando e in più scrivendo. Chi sa dell'una
o dell'altra attività non me ne vorrà]


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11 dicembre 2007

libmagazine XVII

 

Silvio Viale Risponde
di Astrid Nausicaa Maragò
Conversazione con
il ministro Fabio Mussi

di Michele Fronterrè
Il triangolo rosa
di Luca Martinelli
Aldo Moro:
Congetture ardite
di Giuseppe Nitto
Paranoid-Park
di me medesimo
Dalai Lama e quote rosa
di Ivrès Taverni
Arte delle donne

di Monica Costa
Calamità permanente
di Marzia Cangiano

Oltre alla vignetta di sopra (very movie-stylist) oggi c'è anche quella di sotto,
la troverete nell'articolo di Martinelli, ma vista l'ora le avrete già trovata,
se un nuovo giorno, rivista l'ora, è appena cominciato, e un vecchio giorno,
rivista Libmagazine, ... vecchio giorno... ospizio... Abramo Simpson.





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4 dicembre 2007

LibMagazine

 

È uscito il nuovoLibMagazine, speriamo non rientri tardi che non poco piove.
Dentro L’editoriale di Nardi “Il riformismo del giorno prima”, più dardo à la putanesca; Castaldi nell’ “Unicuique suum” salmeggia; Fronterrè inizia così “Nel nome del padre, del figlio, e del tortellino”, quindi va assolutamente letto il seguito; Martinelli con “Annapolis: appuntamento con la storia”; Maragò intervista Molleindustria, la fabbrica di videogiochi on line che s’è attirata l’attenzione di quel furbacchione di Volontè; Marullo sulla Cina con “Politica delle medaglie d’oro”; Taverni con “Due complessi di Edipo? Troppi”, imperdibile; io con “L’uovo di natale (e la gallina)” sui film-panettone; Costa con “L’arte ludica di Munari”; Menegante con “Veneto: libero sfogo”; Sozi con “Orgia e castigo”; e Cangiano con “Violenza corsiva”, “un buon corsivo”. Mia la vignetta che vedi.

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20 novembre 2007

libmagazine numero 14

Un ricchissimo numero di libmagazine.

Intervisati Pannella, Zanetti e Luxuria.
Castaldi e Nardi sugli scudi.
L'eguaglianza di Cangiano.
L'economia di Morandini.
Questo
è quello che io penso dell’ultimo di Battiato.


7 novembre 2007

questo timido ciacearsi

Per i tartufi forse, per l’attimo che il portiere crede d’aver capito forse, per l’attimo che si attua il cosce all’aria del portiere sicuro, per la politica invece no, non ho fiuto. A mancare è l’affinamento percettivo che dà l’esperienza, o la voglia – che è poi il sostrato della prima. Però i mugugnini, i “gesticoli” (cit. come sostantivo), i pettirossi scialbi che imitano il muso delle aquile, lo scadente zoppicare di chi si conta troppi piedi per poche scarpe, l’affanno usurato del mento in alto, queste cose le riconosco perché osservo. Pare prerogativa dei timidi l’osservazione, l’analisi dell’umano dietro alle sovrastrutture, l’analisi pubica con indosso ancora la mutanda. Questo sì, son timido, son fattapposta. Ma non basterebbe. Fortuna allora che siamo un buon gruppo. Fortuna c’è chi dalla sovrastruttura giunge al pube argomentando. E io mi ciaceo.


4 novembre 2007

fichi-fichi insieme

 

Scorrendo il blog collettivo “giornalettismo militante”, fra una serie di fotografie incastonate nel testo, ho potuto scorgere un insieme di righe fatte di vocali e consonati e vocali e consonanti in grassetto – e ancora fotografie – sotto il titolo “mamma mia che impressione”. Il testo è divertente come di-verte la favella sperticata dell’ubriaco a bianco frizzante… colorato più che divertente… no, pensato per essere colorato più che già colorato, come quegli album che si comprano ai piccoletti… no, forse pensato più che per essere come se su quel per si sia verificato un terribile capitombolo del pensiero. L’ho letto con la curiosità di chi si chiede un po’ dove si voglia andar a parare. Poi però non l’ho finito. Non perché l’eccessiva presenza del grassetto urta la pupilla, come uno strillare per dar senso e forza a un mammamiacheimpressione qualsiasi, cioè un evidente affanno – sono tempi duri questi, ed è sgradevole affannarci l’un l’altro perché qualcuno potrebbe aver mangiato aglio crudo. Ho invece lasciato sospeso l’insieme di righe fatte di vocali e consonanti e vocali e consonanti in grassetto – e ancora fotografie – perché a un certo punto si leggeva “Capezzone è ito, Libmagazine affondato”. L’espressione in sé, oltre che evasiva della verità – perché Capezzone non so se sia albero di qualcosa ma di certo non di Libmagazine, che dunque giammai molla –, è più complicata di quanto sembri, nel senso che complica (piega insieme) più questioni  senza la cui disamina non si capisce un cazzo. Innanzi tutto c’è da stabilire, usando il verbo affondare, quale sia la superficie di galleggiamento. Operazione complicata (piegata insieme), poiché diventa necessario, a tal fine, determinare la posizione di galleggiamento dell’osservatore. Mi spiego: se io dico che una barca è affondata lo dico perché l’ho vista dalla costa? l’ho vista dal faro? l’ho vista da un relitto già sul fondo dell’oceano? o dalla cloaca che va a mare? No, perché il senso dell’affondare cambia, e di parecchio, interessato non per ultimo dalla comodità con cui l’osservatore adempie alla sua funzione d’osservazione: cosa è osservare d’amaca con fiaschetto già vuoto, altro è osservare allo sbocco a delta della fogna con fino alle anche una corrente di merda. Per non parlare poi della sostanza nella quale si definisce l’azione dell’affondare. Anche questo complica, e non solo nella misurazione della resistenza che diverse sostanze offrono alla chiglia della barca, ma anche in ottica utilitaristica: cioè, se fosse acqua sarebbe un conto, e sarebbe un male affondare; se fosse vino – ma sappiamo che non potrebbe essendo la botte evidentemente vuota – sarebbe già più affascinante l’idea; ma se fosse merda? diverrebbe allora imprescindibile affondare, l’unica scelta, un piacere quasi. Che poi che mi rappresenta questa esigenza di stare a galla? Che mi reca questa luce, questi riflettori? Mi rendo conto che il pelo del liquido sia ambito – lo si nota dai colori, dalle fotografie, dal grassetto – ma affondare è un miracolo di scienza, la sperimentazione di più leggi fisiche contemporaneamente, un’esperienza grazie alla quale s’adocchia la realtà da un altro punto di vista, un aprire le acque dopo averle rotte tanti anni prima, e soprattutto uno scivolare così analogo alla scopata da eccitar quasi – a chi almeno sappia di cosa sto parlando.


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1 novembre 2007

Torero cha cha cha

Generazione strana la nostra. A cavallo degli ottanta quando il vecchio boom dell’auto si fa solido tran tram, e di cavallo manco a disegnarlo tanto è prossimo alla balena a percezione. Generazione relegata – destinata – ai margini dei giusti tempi di crescita, ai margini delle riforme, alle prime linee delle riforme scolastiche quando le linee si fanno semirette semisferrettate o punti sotto le mitraglie. Sì, generazione strana, fuori da ogni sindacazzo e dal traguardo della pensione ci costringiamo all’invenzione. Poi, nel tempo libero, fumiamo coyotes messicani perché l’idea del fungo ci mette terremoto allo stomaco e al testicolo. E allora, cazzo, siamo proprio indomabili.


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30 ottobre 2007

libmagazine on line


clicca sull'immagine

In Così parlò Zarathustra Nietzsche scrive che “il superuomo è il senso della terra” presagendo l’avvento di un’umanità superiore che renda immaginabile l’uomo come “un cavo teso tra la bestia e il superuomo”. Tenendo a distanza tanto la banale interpretazione evoluzionistica dell’oltreuomo quanto la traduzione politica che fu comodamente brandita dall’ideologia nazista, appare nella sua piena attualità ancor oggi manifesta e necessaria una sana volontà di rovesciamento della morale platonico-cristiana sempre piangente e mai agonizzante. Questo perché quanto un pensiero sia fecondo è dimostrato non già dal governante che ne adopera le estrinsecazioni a piacimento né dal potere consolidato che ne denuncia il vizio, ma dall’espressione della creatività dell’uomo comune che incappa, volendo o più semplicemente sentendo, nel rumore di fondo che fa da volta alla teoria senza prenderne la voce ma muovendone all’unisono le corde. Uomo qualunque, ad esempio, come il giovane Daniel Boyle di Manchester, classe 1956, di famiglia proletaria e cattolica.
segue qui

 


25 ottobre 2007

sotto due vulcani


clicca sull'immagine!


11 ottobre 2007

libmag

Da qualche giorno è on line libmagazine.

Linko adesso perché reduce da profonda offline io stesso.

Nardi sulle primarie

Punzi sul welfare

Nausicaa Maragò intervista Oliviero Toscani

D’Addesio intervista Del Gatto

E poi molto altro: Castaldi, Fronterrè, Lupi, Busato, Gagliardi, Pani.

 

Io, qui, su Planet Terror. Poi vignetta.


2 ottobre 2007

libmagazine on line

da libmagazine


clicca!!!

questo il mio pezzo


25 settembre 2007

libmag on line

 
Correte, cliccate!
(per quanto mi riguarda, ancora vignettai)


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11 settembre 2007

libmagazine on line

Il nuovo Libmagazine.

Qui il mio contributo.


24 luglio 2007

libmagazine on line


orsù, leggere, leggere!


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9 luglio 2007

preveggenza on line (pazientare poche ore)


Il link sarà valido dalla mezzanotte di oggi. Oggi a mezzogiorno ho fatto l’ultimo esame di questa sessione (tranquilli, è solo il secondo), e fra mezz’ora parto per ammollarmi un po’. Ci vediamo fra una mezza ventina di giorni. Tenete d’occhio ‘o giurnalett’ perché vi darà delle belle delle belle soddisfazioni.

Un saluto a tutti,

‘o munaciell’


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2 luglio 2007

libmagazine on line



Io ho scritto su "Sonatine" di Takeshi Kitano.
Clicca sul pesce per il mio pezzo
(attenzione: non cliccare sul pezzo per il mio pesce!)





26 giugno 2007

libmagazine




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15 giugno 2007

eccheccazzo!


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Parliamoci chiaro. Questo blog non è un albergo né un giornale. Non è una carta, non è giornaliera né qualcosa da mangiare. Questo blog rappresenta l’offesa della tecnica all’uomo, e viceversa. Non è me, non è il munaciello che vi parla, non è me che vi dico, anche perché voi non esistete che in certe vecchie cartoline. Io e  te non esistiamo e, soprattutto, non coincidiamo. Quindi nel caso in cui tu avessi qualche soddisfazione da chiedermi per cose che ho detto o fatto a te o a qualsiasi tua parente di gradevole aspetto, non hai che da dadà darmi appuntamento domattina all’alba – facciamo alle cinque che prima delle cinque la gallina non fa l’uovo e posso mai duellare a stomaco vuoto? – dietro la chiesa abbattuta e sconsolata. Oppure mi chiedi con urgente violenza di rimuovere, ed io, che so intendere senza mercanteggiare, rimuorrò.

Stesso discorso vale per le immagini, le foto, e soprattutto per le cose che non capisci. E per quelle che non capisco io. Stesso discorso non vale invece per le sparatelle dei commentatori. Quindi altro discorso:



 

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