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Diario


14 febbraio 2007

la fregatura della foiba

                                             

Mah, io non lo so. Sì, ci siamo, è dura iniziare con ammissioni d’ignoranza. Anche se colloquialmente quel non lo so è più un lo so però… che minchia vanno in malora le cose quando gli uomini vogliono ragionar a cazzo di gallo!
Le foibe sì, il presidente croato pure. E volo basso, volo dentro, disto dal politichese perché questo, sebbene Adinolfi e la sua cricca non me lo attestino (sigh!), è pur sempre e sì un blog personale, ma un gran bel blog personale.
Direi, avvalendomi così dell’autorità della persona, che niente ho contro i vicini slavi, che anzi ne apprezzo musiche e danze e alcolici e donne, e un gusto e uno sbuffo popolare che noi perdiamo. Però però mi suona strano e sgarbato che quando ci sono stato gli autoctoni avessero l’insana pretesa di pigliarci a coltellate. Non che glie le chiedessimo noi, eh, sparuti napoletanucci poco camorristi ma con molta voglia di sperimentare le cavità slave – ad esempio, io non imparai in croato l’espressione “da oggi in poi, se volete stare tranquilli, mi dovete mille corone al giorno sennò vi incendiamo i piedi del tavolino” ma imparai, da una turista di passaggio alla stazione di Trieste, la frase “mi gradirebbe assai che m'adducesse a rimirar le stelle in su la spiaggia” : l’avvertenza era di recitarla a donne, non a uomini con lame nelle tasche, ma questo era superfluo come una carriolata di cemento nel Caspio.
Eppure, sarà che eravamo proprio belli, questi qui nei locali ci tenevano a sventolar coltelli.. e certe sere, quando proprio erano in vena di zuzzurellarci con maggior finezza, li vedevamo parlottare con qualche stangona bionda con minigonna più mutanda che gonna. Manco il tempo di una buona sorsata questa si avvicinava al poveretto di turno, spesso milanese o bolognese, gli si attaccava, un po’ gli beveva dal portafogli, un po’ gli mangiava dalla sacca. Poi, quando era ora – non specifichiamo – la donnina si defilava perché arrivava un manipolo di ragazzotti a vantare legami di sangue con la donna importunata. Importunata, dirlo di una che ha i lampeggianti nella mutanda è inopportuno, ma tant’era. Se eri bravo riuscivi a fare il camaleonte con la parete del locale, o a mischiarti all’ombra di un gruppetto folto e biondo di turisti tedeschi (quelli lì non li toccano chè stanno più ubriachi di loro). Sennò qualche schiaffone, così, per ridere. E ridere ridevano, con addosso le vecchie maglie del Milan di Gullit e l’alito che puzzava di cantina umida dove le botti di vino sono tutte rigate, incrinate, accoltellate…
ops, io vado, c’è giusto un treno di tedeschi che parte.

 

Poi andiamo a parlar male dell’asse!




permalink | inviato da il 14/2/2007 alle 18:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (24) | Versione per la stampa
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Parliamoci chiaro. Questo blog non è un albergo né un giornale. Non è una carta, non è giornaliera né qualcosa da mangiare. Questo blog rappresenta l’offesa della tecnica all’uomo, e viceversa. Non è me, non è il munaciello che vi parla, non è me che vi dico, anche perché voi non esistete che in certe vecchie cartoline. Io e  te non esistiamo e, soprattutto, non coincidiamo. Quindi nel caso in cui tu avessi qualche soddisfazione da chiedermi per cose che ho detto o fatto a te o a qualsiasi tua parente di gradevole aspetto, non hai che da dadà darmi appuntamento domattina all’alba – facciamo alle cinque che prima delle cinque la gallina non fa l’uovo e posso mai duellare a stomaco vuoto? – dietro la chiesa abbattuta e sconsolata. Oppure mi chiedi con urgente violenza di rimuovere, ed io, che so intendere senza mercanteggiare, rimuorrò.

Stesso discorso vale per le immagini, le foto, e soprattutto per le cose che non capisci. E per quelle che non capisco io. Stesso discorso non vale invece per le sparatelle dei commentatori. Quindi altro discorso:



 

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