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'o munaciello


Diario


30 gennaio 2007

Non si vendono più le indulgenze

              

Si vincono coi bollini. Bene, sì, tutto rientra nel necessario ammodernamento della Chiesa, sì. Bisogna intercettare l’interesse dei ragazzi, sì. Poi dice che gli sforzi per non essere blasfemo e pornografico valgono meno di quelli per sputare la nicotina dal sangue, dice. Io m’arrendo sempre. E arrendendomi mi chiedo cosa ci faccia un ragazzo col rosario di legno o col crocifisso nuovo – eccezion fatta per la ragazzina indemoniata che sappiamo dove si ficca la croce e non senza diletto. Ecco, sarò pure stato un adolescente all’antica, ma a me se mi davi un pallone e un ginn fizz ero disposto pure a mettermi la corona di spine sul capezzolo. Però il mondo va, come brezza di cesso di autogrill, e in questo andare succede che la fede diventi fedeltà, e sia misurabile con appositi bollini che, attenzione, bisogna incollare negli appositi spazi, altrimenti scatta l’eresia. 
Lutero dov’è che solo lui manca? E’ a questo punto che arriva?

 

Ah, come bollini non usate cacchine di pappagalli: non s’attaccano, si ammorbidiscono e perdono consistenza, e il prete mica è scemo? Se ne accorge lui. Altrochè. Di merdine s’esprime la sua esperienza.




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30 gennaio 2007


Niente, questa storia che ho iniziato è un tamburo africano che vibra per sussulti di sangue, e bolle. Uno sguardo iniziale, l’orecchio che trova il suo universo, poi le ho chiesto il nome ma lei, così decisa e sgangherata, m’ha detto “amami come giro, come muovo le ginocchia sotto questa scorza di terra secca, come io sono sempre disposta ad amare qualcuno a caso”, e le ho sfilato il velo dagli occhi e vi sono precipitato, in quel buco. Poi m’ha preso le mani, le ha inzuppate di viola e rosso attinto da un precedente graffio. Ci siamo messi assieme, lei non lo sa, mi sono messo assieme a lei e ininterrottamente mi passa nelle vene. Intacca il sistema nervoso, e mi abbandono al suo profondo respiro fino a che non ne avrò nausea. Lei è questa canzone.




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30 gennaio 2007

Europa

             Il situazionismo paradigmatico del Munaciello

                     

                                                                photo by egignu


Quando la barca va al largo, che ci lascia la scia al culo, e a tutti i bagnanti sorridenti gli si strozza il fresco fresco pettorale in gola perché ritengono la scia una sgommata di puzzetta, e il sole sbatte polmonare fra due costole di nuvole lavandoti il respiro col sudore, e le donne con le natiche fresche fresche si somigliano a cotolette senza limone – datemi
tempo, per lo spruzzo di limone – , e gli ombrelloni si svelano nella loro tonta e apostata permeabilità, e i buchi nelle cabine di sabotaggio corporale, e le susseguenti fustigazioni, e la mistica e l’ascetica, e Santa Teresa che appare all’orizzonte con l’imene umido e la bocca contratta pensando a quanto l’eterno debba durarle dentro (durarle!), e i ghiacciai che si sciolgono in molteplici gusti che tradiscono colori, e fragole e limoni e mente e dice il vero, e i bambini che imitano la voce del venditore di cocco ma senza il lattico nei polpacci, e i baci e i bachi alla luce del sale, e all’ombra un tale che legge Libero, ed un altro che per assentarsi legge un saggio di storia moderna su Carlo V per la terza estate consecutiva, e la fanciulla dalla pelle di rame che si china a riva in cerca di lacci che, scalza, non può proprio avere ma un bel deretano sì, e Adamo che si sente figo per letteratura millenaria e a ciò autorizzata, Edeva che con quel nome congiunto frulla mele da dare a Caino assieme al fiele, e Abele, e Babele, ed Ezechiele e Gabriele, e la stessa identica abusata ripetuta indimenticabile estenuante e pittorica faccia da fesso dello specchio.

O'Munaciell'




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Parliamoci chiaro. Questo blog non è un albergo né un giornale. Non è una carta, non è giornaliera né qualcosa da mangiare. Questo blog rappresenta l’offesa della tecnica all’uomo, e viceversa. Non è me, non è il munaciello che vi parla, non è me che vi dico, anche perché voi non esistete che in certe vecchie cartoline. Io e  te non esistiamo e, soprattutto, non coincidiamo. Quindi nel caso in cui tu avessi qualche soddisfazione da chiedermi per cose che ho detto o fatto a te o a qualsiasi tua parente di gradevole aspetto, non hai che da dadà darmi appuntamento domattina all’alba – facciamo alle cinque che prima delle cinque la gallina non fa l’uovo e posso mai duellare a stomaco vuoto? – dietro la chiesa abbattuta e sconsolata. Oppure mi chiedi con urgente violenza di rimuovere, ed io, che so intendere senza mercanteggiare, rimuorrò.

Stesso discorso vale per le immagini, le foto, e soprattutto per le cose che non capisci. E per quelle che non capisco io. Stesso discorso non vale invece per le sparatelle dei commentatori. Quindi altro discorso:



 

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